ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùTransizione ecologica

La rivoluzione verde nel Recovery Plan: dagli habitat marini alle comunità green

Quasi due miliardi in più per il capitolo “green” nel Piano trasmesso dal governo alle Camere in vista del dibattito e del voto

di Celestina Dominelli

Il Recovery plan di Draghi: ecco cosa prevede

3' di lettura

Quasi due miliardi in più per la rivoluzione verde, il capitolo al quale il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che il governo Draghi ha appena inviato alle Camere in vista della discussione parlamentare e del successivo voto, assegna la dote più significativa, ora pari a 59,33 miliardi (contro i 57,5 miliardi delle ultime bozze del Pnrr). A questi si aggiungono 9,3 miliardi provenienti dal fondo complementare (il “fondone”), finanziato attraverso lo scostamento pluriennale di bilancio approvato nel Consiglio dei ministri lo scorso 15 aprile.

In totale, dunque, 68,6 miliardi sui 222,1 miliardi assicurati dal Recovery Plan e dal fondo aggiuntivo. Fin qui i numeri, ma scorrendo le pagine del Piano appena inviato al Parlamento sono tante le novità presenti nel testo rispetto alle tabelle e alle bozze circolate nei giorni scorsi. Vediamo quali capitolo per capitolo.

Loading...

Agricoltura sostenibile ed economia circolare

Il totale assegnato alla prima delle quattro componenti in cui è articolata la Missione 2 del Pnrr “Rivoluzione verde e transizione ecologica” è pari a 5,27 miliardi (5,3 miliardi nella bozza che era entrata nel Cdm di sabato 24 aprile). In questo capitolo, le novità dell’ultima ora sono rappresentate dalle comunità green e dalla voce “cultura e consapevolezza su temi e sfide ambientali”. Due tasselli che, per la verità, erano apparsi nelle tabelle circolate a metà settimana sul Piano, ma erano poi state depennate nella bozza finita sul tavolo del Consiglio dei ministri. Ora, invece, riappaiono: 140 milioni per le green communities, le comunità intelligenti e verdi nelle aree montane, già previste dalla legge 221/2015 ma rimaste inattuate e per le quali si è molto battuta l’Uncem (Unione nazionale Comuni, Comunità ed Enti montani) attraverso il suo presidente Marco Bussone. Altri 30 milioni, invece, andranno alla voce cultura e consapevolezza su temi e sfide ambientali.

Energia rinnovabile, idrogeno, rete e transizione energetica e mobilità sostenibile

A questo fronte, il Pnrr appena inviato alle Camere riserva nel complesso 23,78 miliardi (meno dei 26,56 miliardi delle ultime bozze). La principale differenza nei numeri si intravvede guardando le risorse riservate allo sviluppo di un trasporto locale più sostenibile: l’asticella, infatti, è scesa dai 10,18 miliardi delle ultime bozze a 8,58 miliardi del testo trasmesso al Parlamento. E il calo più significativo riguarda la voce “rinnovo flotte bus, treni e navi verdi” (da 5,32 ai 3,64 miliardi del piano pubblicato sul sito del governo). Sale, invece, seppur di poco la dote che dovrà servire a costituire delle filiere nazionali su alcuni degli assi clou della transizione green: da 1,65 a 2 miliardi. E, accanto a rinnovabili e batterie (dotazione immutata, un miliardo), bus elettrici (da 450 a 300 milioni) e idrogeno (450 milioni), riappare anche una quarta filiera che era presente nelle prime tabelle, vale a dire quella del supporto a start-up e venture capital attivi nella transizione ecologica (250 milioni come nelle prime tabelle).

Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici

Qui la prima, grande, differenza è nel totale delle risorse: 15,22 miliardi nell’ultimo testo rispetto ai circa 11,5 miliardi delle bozze circolate alla vigilia del Cdm di sabato 24 aprile. L’incremento riguarda quasi totalmente la voce “ecobonus e sismabonus fino al 110% per l’efficienza energetica e la sicurezza degli edifici”, collegata al sostegno del superbonus, al centro di un duro scontro alla vigilia del Cdm di sabato 25 aprile, che passa da 10,26 miliardi a 13,81 miliardi, 3,5 miliardi in più. Tra le novità dell’ultima ora, ci sono poi 200 milioni previsti per lo sviluppo dei sistemi di teleriscaldamento. Anche in questo caso, l’investimento era stato individuato nelle prime tabelle ma depennato nelle bozze successive. Adesso, invece, è ricomparso: le risorse serviranno a garantire lo sviluppo di 330 chilometri di reti efficienti e la costruzione di impianti o connessioni per il recupero del calore di scarto per 360 megawatt.

Tutela del territorio e risorsa idrica

Se si guarda all’ultima riga della quarta componente della Missione 2, anche in questo caso c’è uno scarto tra le risorse previste dal Pnrr trasmesso alle Camere e il livello individuato nelle ultime bozze: 15,06 miliardi contro i 14,15 miliardi dei testi circolati nei giorni scorsi. La dotazione aggiuntiva è servita ad assicurare il ripristino di alcune voci che, come per gli altri casi fin qui riportati, erano presenti nelle prime tabelle per poi sparire nelle bozze successive. Si tratta della bonifica dei siti orfani (500 milioni), cioè quei siti per i quali le procedure di bonifica sono in carico alla pubblica amministrazione, e del ripristino e della tutela dei fondali e degli habitat marini (400 milioni). Dove, si legge nel Pnrr, «il piano sviluppato prevede interventi su larga scala finalizzati a invertire la tendenza al degrado degli ecosistemi mediterranei potenziandone la resilienza ai cambiamenti climatici e favorendo il mantenimento e la sostenibilità di attività fondamentali non solo per le aree costiere, ma anche per le filiere produttive essenziali del Paese (pesca, turismo, alimentazione, crescita blu)».

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti