#lavoratorecercasi

La robotica ha fame di addetti ma i giovani snobbano gli studi meccanici

di Claudio Tucci


default onloading pic

3' di lettura

La meccatronica è oggi il comparto manifatturiero centrale per il passaggio alle nuove modalità produttive spinte da Industria 4.0. Le grandi imprese lo sanno bene; ma anche le pmi impegnate nella ricerca di un maggior numero di figure professionali legate proprio alla trasformazione in atto della catena produttiva.

Il punto, tuttavia, è che queste risorse spesso non si trovano. Da qui al 2023 Unioncamere stima un fabbisogno occupazionale delle aziende della filiera «meccatronica-robotica» che oscilla tra le 83mila e le 96mila unità .

Anche il settore della riparazione e della manutenzione esprimerà, nello stesso periodo, una richiesta di personale importante: tra le 19mila e le 23mila posizioni. Le industrie elettriche ed elettroniche inoltre apriranno le porte a 2-6mila nuovi lavoratori. Considerati, però, gli attuali livelli dell’istruzione tecnica già si sa che molte di queste selezioni andranno a vuoto per assenza del candidato giusto (la stima a livello nazionale è del 33% - vale a dire uno su tre).

HI-TECH / Servono 45mila tecnici ma non si trovano

Il perché è presto detto. L’indirizzo meccanico è al secondo posto tra i titoli di studio più richiesti. Eppure, è un paradosso, la difficoltà di reperimento di diplomati nell’indirizzo meccanico-meccatronico è in aumento: dal 2017 al 2018 si è passati dal 35% addirittura al 42 per cento. E non può non far riflettere come il prossimo anno scolastico, il 2019-2020, tra tutti gli iscritti agli istituti tecnici settore tecnologico appena il 15% abbia scelto il percorso meccanica/meccatronica. Parliamo, in numeri assoluti, di circa 17mila studenti. Niente rispetto ai fabbisogni occupazionali espressi dal settore.

IL CASO / L’auto hi-tech cerca nuove competenze

«Le figure più richieste in ottica 4.0 - racconta il vice presidente di Federmeccanica con delega all’Education, Federico Visentin - sono i tecnici per l’automazione e i sistemi meccatronici; i tecnici per la gestione e manutenzione ed uso di robot industriali; i progettisti di impianti industriali e gli addetti alla programmazione di macchine a controllo numerico». La loro carenza dipende non solo da una insufficiente offerta quantitativa, ma anche da non adeguati livelli di preparazione, riconducibili a carenze del sistema formativo.

#LAVORATORECERCASI / IL DOSSIER

«Noi stiamo facendo la nostra parte - aggiunge Visentin -. A breve decollerà la rete nazionale degli istituti tecnici meccatronici. L’obiettivo è scambiare buone prassi nell’allineamento del fabbisogno formativo della filiera e nell’aggiornamento dei curricula. In questo senso, Federmeccanica è impegnata, attraverso la partecipazione al progetto europeo NEW METRO, che coinvolge 7 paesi, a definire un curriculum meccatronico, nei contenuti formativi e nelle metodologie didattiche, per gli Its valido a livello europeo. Più in generale, serve promuovere una cultura favorevole all’impresa che in Italia manca. Anzi sembra che si vada nella direzione opposta».

IL CASO / A Modena l’università entra in azienda

Per far fronte al mismatch, molte aziende meccaniche stanno correndo ai ripari e intrecciano strette collaborazioni specie con gli Its. Un esempio virtuoso, accade al «Cuccovillo» di Bari, che opera nell’ambito meccanico-meccatronico-sistema casa dal 2010. «Noi puntiamo su percorsi duali - racconta il direttore dell’Its Cuccovillo, Roberto Vingiani -. Lavoriamo con realtà come Bosch, Magneti Marelli, Natuzzi, Datalogic, Masmec, Maldarizzi, Ge Avio, Sanofi, Jindal Films, solo per citare alcune aziende. Formiamo giovani su competenze specialistiche che partono dalla produzione (programmatori macchine CNC, Team Leader, Lean) e attraverso l’automazione (PLC, Robot, Sensoristica) raggiungono le tecnologie abilitanti di Industria 4.0».

Si tratta di realtà positive, ancora purtroppo limitate, ma che vanno spinte. A partire dai docenti.

«Non c’è dubbio che nella scuola c’è un problema di conoscenza dell’industria manifatturiera e di orientamento - chiosa Sabrina De Santis, da oltre 20 anni responsabile Education di Federmeccanica -. Gli insegnanti, già dalle medie, devono appassionare i ragazzi allo studio delle materie Stem. Ciò può fare la differenza: occorre trascinare gli alunni e far vedere loro la “bellezza” di materie come matematica, tecnica e scienze».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...