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La Romagna regge l’urto del Covid-19 e rilancia su ambiente e infrastrutture

Produzione a +0,2% nel secondo semestre, investimenti a +8,9%. Necessari potenziamenti sull’energia off shore, l’alta velocità e per le E 45 ed E55

di Ilaria Vesentini

3' di lettura

Lo sguardo più ottimista sul futuro è quello degli industriali forlivesi, perché supera il 24% lo scarto tra chi prevede un aumento della produzione nel primo semestre 2021 e chi invece teme ancora il segno meno, mentre è nel Ravennate che si preannuncia la maggior vivacità sul mercato del lavoro, con un imprenditore su tre che esprime l’intenzione di assumere e solo un 10% del campione che taglierà i posti di lavoro. Con un filo rosso comune tra le industrie di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini: un aumento quasi a doppia cifra anche in piena pandemia in investimenti materiali e immateriali. Sono alcune degli spunti emersi dall’analisi del centro studi Confindustria Romagna, presentate dal presidente Paolo Maggioli. Un’occasione per rimettere in fila non solo i numeri ma anche i temi chiave per lo sviluppo del territorio e rialzare lo sguardo dopo i mesi bui del 2020, tra speranze legate al vaccino anti Covid e aspettative per l’arrivo di Mario Draghi al timone del Paese.

Tra tenuta 2020 e attese post Covid

Anche il periodo della pandemia si è tradotto in realtà nelle tre province romagnole in una conferma della resilienza del tessuto economico: «La produzione industriale nel secondo semestre ha segnato, rispetto allo stesso periodo del 2019, un rialzo dello 0,2% –

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sottolinea Maggioli – il fatturato un lievissimo calo dello 0,1%, con l’occupazione stabile. E guardando da qui al prossimo giugno il clima di fiducia nel complesso migliora, seppure con differenze tra settori e tra province: la produzione risulta stazionaria per il 56% del campione preso in esame, in crescita per circa il 29% e in calo per circa il 15%; gli ordini sono stazionari per il 47%, in rialzo per il 35% e in ribasso per il 18%, il portafoglio estero è previsto stabile per il 45% degli imprenditori, in rialzo per il 35% e in discesa per il 20%». E positivi sono i segnali che arrivano non solo dal fronte lavoro ma anche da quello degli investimenti: quasi la metà delle aziende romagnole non attiverà cassa integrazione nei primi mesi di quest’anno, dopo il massiccio ricorso agli ammortizzatori del 2020 e metterà invece a frutto le spese in tecnologie, Ict, ricerca e formazione che lo scorso anno hanno toccato l’8,1% del fatturato con una crescita dell’8,9% rispetto al 2019. Parole come sostenibilità ambientale e responsabilità sociale iniziano ormai a entrare nel lessico corrente delle imprese, con il 52,6% degli industriali romagnoli che ci ha investito nell’ultimo triennio).

Il monito alla politica: più attenzione alla manifattura

«Abbiamo davanti mesi complicati – avverte il presidente – ma l’incarico a Draghi ha creato aspettative positive, il tema del Recovery plan è fondamentale e le prime mosse vanno nella direzione degli investimenti». Che per la Romagna vanno declinati sì sui giovani – anche a costo di sacrificare il mese di giugno al turismo per far recuperare ai ragazzi le chiusure prolungate della scuola causa emergenza sanitaria – ma anche sulle infrastrutture, a partire dall’alta velocità lungo la dorsale adriatica, «che continua ad essere una priorità per il nostro territorio, così come l’adeguamento sostanziale dell’asse E45/E55 e la logistica e collegamenti nello scalo merci Villa Selva Forlì», rimarca Maggioli. Il 2021 vedrà inoltre il rinnovo di molte amministrazioni comunali in Romagna ed è ai futuri reggenti che Confindustria Romagna lancia l’appello di «alzare l’attenzione verso le imprese del manifatturiero, sono quelle che fino ad ora hanno tenuto in piedi l’economia del Paese. Ma non possono continuare a sostenere il peso da sole».

Gli investimenti energetici dividono le province

Il presidente degli industriali romagnoli invita poi ad abbassare i toni e cercare un punto di incontro su un tema cruciale come quello energetico, con i progetti miliardari dell’offshore eolico di Saipem e degli stoccaggi di CO2 di Eni che stanno allargando le distanze tra Rimini e Ravenna ma che vanno invece letti nell’ottica di asset fondamentali per accompagnare la transizione energetica e sostenere l’economia del territorio. Una logica sinergica che Maggioli sostiene anche sul versante aeroportuale (con gli scali di Rimini e Forlì al centro entrambi di importanti investimenti) e fieristico (con le nozze tra Ieg e Bologna Fiere) passepartout per elevare la competitività della Romagna a livello internazionale.

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