sfilate couture

La «romanità» di Chiuri (Dior) contamina l’alta moda francese

di Angelo Flaccavento

default onloading pic


2' di lettura

Parigi ha probabilmente rubato all’Italia il primato per quel che riguarda l’alta moda - gli sforzi di Altaroma sono tenacemente rivolti in questa direzione: recuperare smalto - ma è indubbio che il rinnovamento della lingua della couture sia, in parte, di matrice romana.

Nello specifico, è all’interno della maison Valentino, intesa come hub di cultura e di tecnica, che la couture ha trovato la leggerezza carica di poesia, la grazia ineffabile, l’incisività scevra di ogni dramma che catturano, per un certo verso, lo spirito del momento. Tutto questo, traducendosi in abiti da indossare, non in un esperimento di sola comunicazione. Le spore adesso cominciano a germinare, anche perché uno dei due autori di quella ricetta, Maria Grazia Chiuri, è al timone creativo della maison Dior, quintessenza stessa della grandeur francese. Il matrimonio funziona: ingloba e trasfigura i semi della romanità, dando una avvolgente profondità di campo parigina. La collezione presentata ieri, la prima di alta moda dall’arrivo di Chiuri, è a tal proposito un opus in divenire, nel quale il passato e il presente della creatrice convivono e si confrontano.

Loading...

È ispirata ad un labirinto, popolato di fanciulle in fiore, botticelliane alquanto, di dive hollywoodiane in abiti di lamè e di intriganti eroine in maschera. «Ho voluto sottolineare l’aspetto tradizionale della couture, la magia di abiti da sogno e poi il mistero stesso dello scoprire i codici di questa casa. La collezione nasce dal dialogo con l’atelier» racconta Chiuri. Un certo valentinismo è ancora evidente nelle creazioni più fragili ed eteree, nel piglio compiaciutamente decorativo, nell’idea stessa della donna come ninfa evanescente. Non a caso è la sequenza iniziale, nera e solenne, ma anche incisiva e leggera, a catturare l’attenzione e indicare un percorso denso di possibili sviluppi, perchè affatto didascalico.

Anche Bertrand Guyon, il direttore creativo di Schiaparelli, si è formato presso gli atelier Valentino. E anche nel suo caso le memorie del passato persistono sotto i voli liberati della fantasia che ben si addicono ad una maison dal dna così singolare. Con la mano sicura del decoratore, e qualche incertezza superflua che lo rende troppo fedele all’iconografia condivisa di Elsa, Guyon fa una Schiaparelli da manuale: eccentrica, imprevedibile, idiosincratica. Questa stagione le cineserie abbondano, ma i segni di sempre, dai lucchetti alle aragoste, sono presenti, e per assurdo ricordano quanto inafferrabile sia la vera personalità di una creatrice che fu insieme pragmatica e spericolata.

Le donne di Francesco Scognamiglio sono divine, intossicanti e cariche di roselline di porcellana. Nascono dalla passione testarda di un creatore che nella couture crede con tutto se stesso. Da Miu Miu, che però presenta la precollezione, è tempo, infine, di un crash tra anni quaranta, strada e opulenza. Ipnotico.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti