musei e collezioni

La Roy Lichtenstein Foundation chiude e dona 400 opere al Whitney e allo Smithsonian

di Gabriele Biglia

Roy Lichtenstein “Sweet Dreams, Baby!” (1965). serigrafia donata al Whitney Museum of American Art donata dalla Roy Lichtenstein Foundation

3' di lettura

La Roy Lichtenstein Foundation che ha sino ad oggi ha tutelato e promosso l'eredità dell'artista statunitense capofila della Pop Art, ha annunciato la decisione chiudere i battenti e di donare circa 400 opere del maestro al Whitney Museum e al Smithsonian Archive of American Art . Si tratta di una long-term collaboration tra la fondazione e le istituzioni museali prescelte al fine di facilitare la fruizione e la comprensione dell'opera del maestro da parte del pubblico. La decisione è stata presa da Dorothy Lichtenstein, presidente della fondazione, ex-moglie dell'artista deceduto nel 1997.

L’icona. Roy Lichtenstein (1923 -1997), insieme a Tom Wesselmann, Claes Oldenburg, Jim Dine, James Rosenquist e Andy Warhol, ha plasmato l'iconografia della Pop Art ed è considerato a tutti gli effetti uno dei più importanti artisti americani del secolo scorso. L'artista, sostenuto e promosso tra gli altri dal leggendario gallerista Leo Castelli che gli dedicò una mostra personale in galleria a New York nel 1962, durante la sua carriera, a partire dal 1940 fino al 1997, ha prodotto circa 5.000 lavori tra dipinti, disegni e sculture (escludendo i multipli). Sin dal 1999, anno della sua costituzione per volontà dell'artista e dei suoi familiari, la Roy Lichtenstein Foundation ha raccolto e conservato ogni tipo di materiale: registrazioni, fotografie e documenti che testimoniavano i fitti rapporti del maestro intessuti coi galleristi e gli artisti del suo tempo con cui è entrato in contatto. Attraverso questa documentazione la fondazione ha potuto realizzare un puntuale catalogo ragionato online di tutte le opere conosciute di Lichtenstein, ritenute autografe. La Fondazione non ha mai lavorato all’autenticazione delle opere.

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Il valore. Lo scorso anno, secondo Artprice, il fatturato in asta di Lichtenstein è stato pari a 103,4 milioni di dollari con 523 lotti venduti, mentre nel 2015 ha raggiunto i 183 milioni (478 lotti venduti). Il suo top lot data il novembre 2015 con «Nurse» aggiudicata da Chrsitie’s a New York per 95.365.000 dollari. Si tratta, pertanto, di un lascito culturale di inestimabile valore anche economico per i musei americani che ne beneficeranno.

Le collezioni. Il Whitney Museum , che possiede già 26 opere del maestro, riceverà in dono lavori di tipologia e medium eterogenei tra cui 5 dipinti, 17 sculture e 145 stampe, eseguite in diversi periodi della vita dell'artista, che permetteranno al museo americano di approfondire il pensiero e il contributo dell’artista newyorkese. Il direttore del Whitney Museum, Adam D. Weinberg, ha affermato che la donazione da parte della Roy Lichtenstein Foundation è in assoluto uno dei più grandi lasciti di un singolo artista che il Whitney abbia mai ricevuto. Lichtenstein diede il proprio originale e fondamentale contributo alla Pop Art ampliandone i confini iconografici ideando quelli che vengono definiti sinteticamente “dipinti fumetto”: riproduzioni di vignette di fumetti popolari - ma anche oggetti comuni e immagini pubblicitarie di prodotti di consumo - rielaborate e ingrandite sino a far apparire il puntinato Ben-Day, processo di stampa in cui appariva il retino tipografico. Quei puntini ravvicinati in colori diversi, usati per creare mezzi toni sulla carta dei periodici, da Lichtenstein venivano ricreati pazientemente a mano con l'uso di colori acrilici.
Lo Smithsonian Archive of American Art , invece, otterrà dalla fondazione un corposo nucleo di documenti, tra corrispondenze, fotografie, registrazioni di interviste, in grado di agevolare le ricerche e delineare il contesto storico oltre che l'influenza artistica esercitata dal maestro americano. I documenti sono attualmente sottoposti a digitalizzazione con il contributo della stessa fondazione Lichtenstein e saranno disponibili integralmente sul sito dell'archivio.
La Roy Lichtenstein Foundation di fatto si è sempre dimostrata generosa con i musei internazionali: nel 2008 acquistò oltre 200.000 fotografie, stampe e materiali vari dall'Estate of Henry Shunk, che testimoniavano il rapporto di Lichtenstein con gli altri grandi maestri conosciuti e incontrati da negli anni Sessanta, da Vito Acconci a Andy Warhol.
Nel 2014, dopo aver provveduto alla loro digitalizzazione e catalogazione, la fondazione decise di donare tutto quanto a cinque istituzioni europee e americane, tra cui il Getty Research Institute , il Centre Pompidou , la Tate di Londra, il MoMA e la National Gallery of Art .
Pertanto non sorprende che abbia annunciato sempre in questi giorni di voler stringere in futuro ulteriori rapporti di collaborazioni con altri musei al fine di trasmettere in modo sempre più esteso al pubblico l'eredità culturale del maestro scomparso a New York ventuno anni fa, il 29 settembre del 1997, il cui contributo dato all'arte non ha mai smesso di influenzare e stimolare le nuove generazioni di artisti.

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