ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa nuova legislatura

Camera, oggi nuovo voto per il presidente. La Lega candida Fontana. Meloni: sì a Giorgetti per il Mef

Sfuma l’ipotesi, pure circolata, di Giancarlo Giorgetti terza carica dello Stato. Che è pronto comunque ad andare al Mef, “se me lo chiedono”.

Aggiornato il 14 ottobre, ore 06:42

Senato, La Russa: "Cerchero' con forza di essere il presidente di tutti"

3' di lettura

Oggi si vota per la presidenza della Camera, dopo l’elezione di Ignazio La Russa a quella del Senato avvenuta con il sostegno dell’opposizione. Da Forza Italia solo due voti, quelli della presidente uscente Maria Elisabetta Casellati e quello del presidente Silvio Berlusconi. «Un comportamento grave», secondo l’analisi del Pd. «Non siamo stati noi», ha dichiarato Matteo Renzi. Berlusconi dà la sua versione: La Russa «è stato votato dal Terzo polo» che però nega. Polemiche sulla candidatura alla presidenza della Camera di Lorenzo Fontana, vicesegretario della Lega ed ex ministro, anti Lgbt e antiabortista.

Alla prima prova il centrodestra si divide. Ignazio La Russa diventa così presidente del Senato, come ha fortemente voluto Giorgia Meloni, ma col soccorso - “anonimo” - delle opposizioni. E se è vero, come dice la leader di Fdi che a contare «sono i risultati», il malumore reso evidente da Forza Italia con la non partecipazione al voto rischia di avere strascichi sulla trattativa, ancora apertissima, per la costruzione del governo. Tanto che gli azzurri potrebbero addirittura presentarsi da soli alle consultazioni. Mentre cresce “l’insofferenza” tra i senatori di Fratelli d’Italia. E l’ex premier è costretto ad ammettere che non ci sarà “nessun ministero” per l’azzurra Licia Ronzulli.

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Ora bisogna vedere cosa succederà alla Camera, dove Salvini, dopo avere di nuovo incontrato nel tardo pomeriggio Meloni, schiera il suo vice Lorenzo Fontana al posto del nome che fino a ieri era in pole, quello di Riccardo Molinari, che rimarrà al suo posto a fare il capogruppo. Sfuma così l’ipotesi, pure circolata, di Giancarlo Giorgetti terza carica dello Stato. Che è pronto comunque ad andare al Mef, “se me lo chiedono”.

Giorgetti verso il Mef, Salvini verso le Infrastrutture

Inizia intanto a prendere corpo la lista dei ministri. Alla Lega la presidenza della Camera, con Lorenzo Fontana nuovo candidato, e cinque o sei ministeri, fra cui alla fine sembra proprio che ci sarà quello dell’Economia, con Giancarlo Giorgetti che riceve anche l’endorsement diretto di Giorgia Meloni ( «penso che sarebbe un ottimo ministro dell’Economia», dice). A Forza Italia quattro posti, inclusa la Farnesina, destinata ad Antonio Tajani, ma non la Giustizia, né un ruolo nel governo per Licia Ronzulli. Giorgia Meloni esce dalla fase più tesa della trattativa sull’esecutivo che verrà con un alleato rinforzato, Matteo Salvini (verso le Infrastrutture), e uno ridimensionato, Silvio Berlusconi.

Incarico a Meloni la prossima settimana

La voglia di negoziare ancora con il Cavaliere, raccontano fonti vicine alla premier in pectore, è pari a zero dopo la scelta degli azzurri di non sostenere Ignazio La Russa nell’elezione che l’ha portato al vertice del Senato. E ora vuole andare «avanti come un treno per fare un governo forte». L’obiettivo è affrontare con le idee chiare la settimana prossima le consultazioni, verso l’incarico che il presidente della Repubblica, secondo ragionamenti in ambienti della maggioranza, potrebbe conferirle anche giovedì 20 ottobre, mentre Mario Draghi sarà impegnato al Consiglio europeo a Bruxelles.

Gli altri ministri della Lega da Urso a Fitto

Per ora sono sostanzialmente definiti la spartizione dei ministeri e alcuni nomi chiave. FdI pare intenzionato a tenersi stretti, fra gli altri, Difesa (Adolfo Urso il nome forte), Giustizia (Carlo Nordio), Mise, Affari europei (Raffaele Fitto), oltre a Istruzione e Cultura, per cui si parla anche di Fabio Rampelli. Potrebbero essere scelti due tecnici per Lavoro e Salute. Uno schema da completare nei prossimi giorni, così come intendeva fare Meloni, proponendo di procedere prima con l’elezione dei presidenti delle Camere. Alla Lega potrebbero toccare anche Affari regionali (Erika Stefani), Agricoltura (Gian Marco Centinaio) e Famiglia (Alessandra Locatelli). Oltre agli Interni, con un tecnico come il prefetto Matteo Piantedosi, già capo di gabinetto al Viminale con Salvini.

Fi verso quattro ministeri

Con FI la frattura si è consumata nell’incontro di primo mattino, quando Meloni ha ribadito all’ex premier il veto su Ronzulli, la fedelissima del Cavaliere che per lei chiedeva in ordine di gradimento il Turismo, le Politiche europee o le Pari opportunità e la famiglia. Alla fine, consumatosi lo strappo in Senato, la trattativa è finita con un epilogo che lascia decisamente scontenti gli azzurri: dovrebbero essere confermati i ruoli per Tajani e Bernini, con Casellati alla Pa e Pichetto alla Transizione ecologica.


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