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La Russia a Facebook: spostate i server nel Paese o vi spegneremo

di Biagio Simonetta


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(Bloomberg)

2' di lettura

Cala il gelo fra la Russia e Facebook. Proprio nel giorno in cui la Cina spegne WhatsApp, un altro fendente durissimo colpisce la galassia di Zuckerberg. Alexander Zharov, direttore del Roskomnadzor, l'autorità per le Telecomunicazioni russa, ha lanciato un diktat a Facebook: o trasferisce i suoi server in Russia, oppure il social network più popolare al mondo verrà bloccato sul territorio nazionale.

«La legge è uguale per tutti: o si rispetta o Facebook dovrà cessare la sua attività nel territorio russo, come è accaduto purtroppo a LinkedIn» ha fatto sapere Zharov. La normativa imposta da Mosca, del resto, è abbastanza chiara: i dati personali degli utenti devono essere conservati all'interno di data center che fisicamente si trovino sul territorio russo. Qualcosa di molto simile alla nuova direttiva che sta portando avanti l'Unione Europea. Attualmente Facebook dispone di cinque data center in tutto il mondo. Quattro di questi sono negli Stati Uniti, uno in Europa (più precisamente a Lulea, nella Lapponia svedese). Cinque impianti che quotidianamente incamerano miriadi di dati provenienti dagli oltre due miliardi di utenti attivi sul social network.

L'ombra della ritorsione
Facebook, dunque, non rispetta la normativa russa sulla conservazione dei dati personali. Fa molto specie, però, che l'argomento diventi attuale (con un vero e proprio diktat) pochi giorni dopo l'annuncio di Zuckerberg di voler fornire al governo americano il contenuto di oltre 3mila annunci politici diffusi su Facebook. Annunci che sarebbero stati creati e finanziati dalla Russia per interferire nelle recenti elezioni americane che hanno sancito la vittoria di Donald Trump.

Giova ricordare che Facebook è stata accusata di aver influenzato l'esito delle elezioni statunitensi attraverso la diffusione di fake news. Un'accusa che il colosso di Menlo Park ha sempre rispedito al mittente. Ma per mettere a tacere voci sempre più insistenti, qualche giorno fa Zuckerberg aveva deciso di porgere la mano a Washington, offrendo i dati relativi alle inserzioni pubblicitarie sospette. Nelle scorse settimane Facebook aveva individuato circa 470 profili falsi che avevano investito oltre 100mila dollari in annunci politici sospetti. Tutti account in qualche modo legati alla Russia. Una vicenda tutt'altro che chiusa, questa. Intanto, però, da Mosca provano a spegnere Facebook per la storia dei data center. Semplice coincidenza?

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