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La Russia ora guarda all’Africa come a un’immensa start-up

Il 23 e 24 ottobre Vladimir Putin ha ospitato a Mosca leader e rappresentanti di tutti i 54 Paesi africani. Il presidente russo vuole recuperare il terreno perduto a favore dei cinesi e della Ue. Parte da 20 accordi di cooperazione militare che fanno della Russia il primo fornitore di armi del continente, con l’obiettivo di sfruttare le terre rare e vendere il nucleare

dal nostro inviato Antonella Scott


Siria, l'incontro a Sochi tra Erdogan e Putin

5' di lettura

SOCHI - Gli onori di casa, all’ingresso del Forum economico Russia-Africa nel parco olimpico di Sochi, li fa un vecchio spazioplano Buran, Tempesta di neve: cugino sovietico dello Space Shuttle, circondato dalle coloratissime bandiere dei 54 Paesi africani. Ma all’interno, in apparenza, di sovietico non c’è proprio nulla.

Le delegazioni passeggiano tra stand ultramoderni con il compito di mostrare cos’ha da offrire questa nuova Russia a un’Africa che cresce rapidamente, contesa da Cina, Giappone, Stati Uniti, Unione Europea. E ora, anche da Vladimir Putin.

Galvanizzato dal confronto con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, da cui proprio alla vigilia del Summit africano Putin è uscito come l’arbitro del futuro in Siria, per due giorni il presidente russo ha corteggiato instancabilmente gli ospiti, tra bilaterali e sessioni plenarie, ascoltandoli e discutendo e scherzando con loro per arrivare a definire l’incontro, al termine, «costruttivo, amichevole e direi quasi intimo».

Un ritorno: tra i 43 capi di Stato o di governo, a Sochi si sono rivisti protagonisti dell’antico legame tra Africa e Unione Sovietica, accanto a volti giovani come il premio Nobel per la Pace Abiy Ahmed, primo ministro dell’Etiopia.

Attraverso di loro, Mosca intende recuperare terreno sulla concorrenza - soprattutto cinese - e farsi posto nel continente che aveva trascurato. Con un approccio completamente diverso: non è l’ideologia o la solidarietà a guidarla, ma gli interessi. Non promette aiuti, cerca partner e nuovi mercati.

Una potenza globale
«In Africa la Russia ha due obiettivi - spiega Andrej Kortunov, direttore del Consiglio russo per gli affari esteri -. Uno è geopolitico: dimostrare di essere una potenza globale. Però capisce anche che l’Africa ha un grosso potenziale e la Russia, che eredita una certa posizione dall’Urss, non sarebbe saggia a non incrementarla, sul piano economico e politico.

Certo l’Africa ha risorse limitate e non è importante come l’Asia, ma in Africa si possono fare molte cose senza grossi investimenti. Ecco, per la Russia l’Africa è una specie di start-up».

Tra progetti innovativi, schermi hi-tech e fotografie d’epoca - Nasser che conferisce l’Ordine del Nilo a Jurij Gagarin... - al Forum di Sochi la compagnia di fertilizzanti Phosagro ha reso omaggio a Dmitrij Mendeleev installando una Tavola periodica luccicante, ciascun elemento in bella mostra nella sua vetrinetta. Quelli di cui la Russia dispone in abbondanza, e le terre rare che può trovare in Africa.

A confronto con Pechino
Risorse naturali ed energia, oltre agli armamenti e alla cooperazione militare, sono al centro del contributo tradizionale che la Russia si propone di dare all’Africa: tecnologie e know how per lo sfruttamento dei minerali in cambio di concessioni, diritti di sfruttamento, commesse per la costruzione di centrali nucleari, strade e ferrovie.

Per un volume totale di scambi cresciuto a 20 miliardi di dollari, nel 2018. «Mi sembra sia troppo poco», si lamenta Putin. La cifra infatti impallidisce davanti ai 300 miliardi di scambi tra la Ue e l’Africa, e ai 204 miliardi messi a segno dalla Cina con la sua potenza di fuoco di beni di consumo esportati e di finanziamenti per aprire la strada alle sue imprese.

Tirando le fila del summit, Putin ha fissato l’obiettivo di un interscambio a 40 miliardi. «Non vogliamo essere presenti solo nei settori tradizionali - ha osservato - . Le compagnie russe sono pronte a lavorare alla modernizzazione di infrastrutture, trasporti, preparazione dei quadri. Per portare le relazioni tra Russia e Africa a un nuovo livello».

Diversificare in Africa
È la stessa Africa, del resto, che chiede di diversificare
. «All’Africa non basta rincorrere lo sviluppo - sostiene Irina Abramova, responsabile dell’Istituto studi africani presso l’Accademia delle Scienze -. Come la Russia, ha bisogno di una vera svolta nello sviluppo di nuove tecnologie, della scienza e dell’istruzione».

Nei dibattiti di Sochi giovani politici, economisti, rappresentanti del business e di agenzie governative discutono di telecomunicazioni, difesa dell’ambiente, di tecnologie innovative. Di capitale umano.

«Stiamo cercando investitori internazionali - ha detto Francis Gatare, Ceo di Rwanda Mines, Petroleum and Gas Board -. Negli ultimi 25 anni il mio Paese ha condotto ogni tipo di riforme per migliorare la governance politica. La nostra esperienza dimostra che quando la gente si sente sicura, e vede stabilità, inizia a investire. Il problema non sono le risorse naturali, ma come vengono gestite».

Leadership è trovare nuove aree di sviluppo

La blue economy
«Il mio Paese ha ottenuto buoni risultati investendo nell’asset più grande che ha, le risorse umane - ha fatto notare Danny Faure, presidente della Repubblica delle Seychelles -. Ora guardiamo alla nuova frontiera dell’economia: cerchiamo strategie per sfruttare l’oceano e dare prosperità, non solo delle Seychelles, ma all’intera Africa.

La blue economy. Leadership - ha concluso Faure - è trovare nuove aree di sviluppo». «Stiamo diversificando l’economia dal 2009 - ha spiegato invece per il Gabon Jean-Fidele Otandault, ministro per la Promozione degli investimenti -. Abbiamo capito che dovevamo farlo, se volevamo attirare investimenti. Il nostro obiettivo non era solo esportare legno, per esempio, ma creare valore aggiunto e attraverso questo attrarre investimenti. Incoraggio i nostri partner russi a mettere gli occhi sul Gabon».

Un mercato per le armi
Per il momento, in realtà, la presenza russa in Africa ha ancora soprattutto a che fare con gli armamenti, e sono i numerosi accordi di cooperazione militare e per l’addestramento delle truppe - 20 negli ultimi quattro anni - la chiave usata da Mosca per conquistare influenza diplomatica e accesso commerciale in Africa. Primo fornitore di armi al continente , con il 35% rispetto al 17% di armi cinesi e il 9,6% degli Stati Uniti, a Sochi la Russia ha messo in vetrina la propria industria bellica.

Più in ombra è una presenza militare non riconosciuta ufficialmente. Quella di contractors e consulenti militari che dalla Siria sono passati in Africa: in Libia, dove secondo un’inchiesta ripresa dal sito di notizie Meduza il generale Haftar avrebbe promesso ai russi «petrolio, ferrovie, autostrade e tutto quello che volete» in cambio di truppe, armamenti e veti alle Nazioni Unite.

Ma soprattutto nella Repubblica Centrafricana, con cui la Russia ha firmato nel 2018 un accordo di cooperazione militare, addestramento e consulenza per il presidente Faustin-Archange Touadéra, ma dove il ruolo di compagnie militari private sarebbe molto più ampio, in un intreccio ambiguo tra interessi commerciali e diplomazia ufficiale.

Al Forun economico Russia-Africa di Sochi uno degli stand più visitati è stato quello dei kalashnikov (Afp)

L’esercito invisibile
I mercenari della compagnia Wagner farebbero capo a un uomo sotto sanzioni negli Usa per presunte interferenze elettorali: Evghenij Prigozhin, detto “lo chef di Putin” per i suoi interessi (anche) nel settore del catering.

Descritto come l’uomo chiave della politica estera russa in varie parti dell’Africa, malgrado le sue smentite e quelle ufficiali. E malgrado ci fosse il logo di una compagnia centrafricana, affiliata a due gruppi che si ritiene siano vicini a Prigozhin, a firma di un video apparso nei mesi scorsi su YouTube, un cartone animato per bambini in cui un leone e un elefante centrafricani vengono salvati da un branco di iene grazie a un grande orso russo, che raccoglie il messaggio dalle nevi del nord e corre a cacciare le iene.

Riportando pace e armonia, proprio come ha detto il presidente Touadéra a Sochi ringraziando Putin per l’aiuto rivolto ai Paesi africani. E aggiungendo, in un’intervista all’agenzia russa Ria Novosti, che la Repubblica Centrafricana sta considerando la possibilità di ospitare una base militare russa.

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