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La Russia tra passato e presente: cosa c’è da sapere

Abbiamo scelto cinque luoghi simbolici e cinque momenti cruciali per l'evoluzione di questo Paese, pensando a ciò che la Russia è diventata oggi, cercando nel suo passato le tracce del presente

di Gigi Donelli e Antonella Scott

2' di lettura

Un immenso paese, una storia millenaria. Raccontare il passato della Russia nei dieci minuti di ciascuna delle cinque puntate del podcast “La Russia. Cosa c'è da sapere” non è certo possibile. Per questo abbiamo deciso di scegliere - tra i tanti possibili - cinque luoghi simbolici e cinque momenti cruciali per l'evoluzione di questo Paese, pensando a ciò che la Russia è diventata oggi, cercando nel suo passato le tracce del presente. Intrecciando storia e geografia.

L'immensità di questo universo di forze, tra espansione e contrazione, è al centro di ogni puntata in cui alcuni interlocutori esterni percorrono con noi la Russia dentro e fuori dai suoi confini. Siamo partiti dal Campo di Legnica, in Polonia: nel 1241 i mongoli dell'Orda d'Oro riuscirono ad arrivare fin qui, fino al cuore dell'Europa. La loro invasione della Russia, venuta da Oriente, sarà l'unica nella storia ad avere pieno successo.

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I successivi 250 anni di dominio mongolo segnarono profondamente la Russia, allora ancora principato di Moscovia, separandola dall'Europa. All'origine delle conquiste territoriali perseguite dagli Zar, fino a Pietro il Grande e Caterina II, resterà questa determinazione a non farsi accerchiare: quello che era riuscito a fare Gengis Khan, ripetevano, non dovrà avvenire mai più.

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Podcast / Russia, cosa c’è da sapere

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Così lo zar Ivan il Terribile, dopo aver sconfitto i mongoli, lanciò i suoi avventurieri alla conquista della Siberia, che con Pietro il Grande si allungò fino allo Stretto di Bering e all'Alaska. E così Caterina II spinse i confini dell'Impero alla Polonia e al Mar Nero: “Non ho altro modo di difendere i miei confini – diceva la Zarina – che espanderli”. La sua Novorossija, il governatorato della Nuova Russia nell'Ucraina meridionale, sarà il progetto che i nazionalisti russi – percorrendo la storia al contrario - vorranno ricreare nel Donbass.

Uno dei successori di Caterina, Alessandro III, ci porta in Crimea, a Livàdia: dove nel 2017 Vladimir Putin inaugurò la statua allo Zar che forse il presidente russo predilige tra tutti. Uno Zar reazionario, determinato a invertire il corso delle riforme volute dal padre, Alessandro II. Il ciclo aperture-repressione è una costante nella storia russa: alla fine dell'agosto scorso, la scomparsa di Mikhail Gorbaciov è sembrata segnare drammaticamente la conclusione definitiva della fase avviata con la perestrojka. Avvicinamento all'Occidente e democrazia sono state solo delle parentesi? La Russia è destinata al dispotismo?

L'ultima puntata del nostro podcast torna in Polonia, a Tannenberg: teatro della battaglia che nell'agosto 1914 segnò l'inizio della fine dell'Impero zarista, aprendo la strada alla Rivoluzione. Dalle trincee alle barricate di Pietrogrado: una guerra mal preparata, che presto si dimostrò più lunga e difficile di quanto avessero immaginato gli ufficiali zaristi, mise in moto avvenimenti imprevisti e giganteschi, che condussero allo sgretolamento del regime. Un invito a riflettere sulle conseguenze di una guerra che questa volta è stato il Cremlino a iniziare. Ritornando – da invasore – sulle terre in cui la storia russa e quella ucraina erano iniziate insieme.

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