ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’annuncio in Crimea

La Russia si ritira dal confine ucraino E Putin invita Zelenskiy a Mosca

Il ministro della Difesa Shoigu: «Obiettivo raggiunto, le truppe hanno dimostrato di poter difendere il Paese»

di Antonella Scott

Il monito di Putin: i nemici della Russia se ne pentiranno

I punti chiave

  • Resta massima allerta per lo svolgimento di esercitazioni Nato
  • Il ritorno alle basi permanenti si concluderà il 1° maggio
  • Guerra evitata: il rublo recupera posizioni

3' di lettura

Missione compiuta? Il Cremlino deve aver deciso che la prova di forza allestita in Crimea e nelle regioni russe che confinano con il Donbass ucraino ha avuto l’effetto desiderato. Così Serghej Shoigu, il ministro della Difesa russo, ha ordinato il rientro delle forze dislocate nei distretti militari occidentale e meridionale alle proprie basi permanenti. La mobilitazione senza precedenti di uomini e mezzi aveva messo in allarme Kiev e le diplomazie occidentali - in concomitanza con un aumento degli scontri lungo la linea di contatto che divide le regioni separatiste di Luhansk e Donetsk dal resto dell’Ucraina, malgrado il coprifuoco.

Il ritiro inizierà venerdì 23 aprile e si concluderà il primo maggio. «Le truppe si sono dimostrate in grado di garantire la difesa del Paese - ha dichiarato Shoigu, intervenuto venerdì alle esercitazioni militari organizzate in Crimea con la partecipazione di decine di navi, centinaia di aerei da guerra e migliaia di uomini -. L’obiettivo è stato completamente raggiunto». Tanto che nel pomeriggio, rispondendo a un invito del presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy per un incontro nel Donbass, Putin ha fatto una contro-proposta, e si è detto pronto a ospitare Zelenskiy a Mosca nel momento più opportuno per il leader ucraino. Sui mercati il rublo ha subito salutato l’allontanarsi della prospettiva di una guerra guadagnando l’1,4% del proprio valore sul dollaro.

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Le stime americane ed europee, sostenute dalle fotografie satellitari, avevano evidenziato una mobilitazione di aerei, sistemi di lancio e uomini anche superiore al 2014, l’anno in cui la Crimea venne riannessa alla Federazione Russa, e in cui iniziò la guerra nel Donbass. Secondo i calcoli delle autorità ucraine, gli uomini impegnati sarebbero più di 100.000.

Attenzione alle linee rosse

Nel discorso di giovedì sullo stato della nazione, il presidente Vladimir Putin ha avvertito l’Occidente che la Russia deciderà di volta in volta i casi in cui saranno state superate “le linee rosse” che considera invalicabili per la propria sicurezza nazionale. Volutamente non ha chiarito quali, come lasciandosi aperta la possibilità di agire a sorpresa ovunque ritenga meglio. Ma è chiaro che per la Russia la linea rossa principale riguarda la presenza della Nato nelle terre che un tempo facevano parte dell’Unione Sovietica.

Nel mese di marzo la Nato ha dato il via a “Defender Europe 2021”, le esercitazioni militari a guida Usa che quest’anno impegnano fino a giugno 28.000 uomini in 12 Paesi europei: e la Russia, ha chiarito Shoigu, resta pronta a rispondere «immediatamente» a qualunque «sviluppo sfavorevole» nelle aree interessate dalle esercitazioni dell’Alleanza Atlantica. In ogni caso, gli armamenti pesanti restano nella regione di Voronezh, a una distanza di circa 150 km dal confine ucraino, in previsione di altre esercitazioni, nei prossimi mesi.

Il ministro della Difesa russo Serghej Shoigu (al centro) in Crimea. A destra il generale Valery Gerasimov, capo di stato maggiore

Segnali di distensione?

L’allerta di questi giorni riguarda anche il Mar Nero e il Mar d’Azov: a quest’ultimo si accede attraverso lo Stretto di Kerch, dal 2014 sotto completo controllo russo malgrado anche l’Ucraina si affacci sul mare. Nei giorni scorsi Mosca aveva ulteriormente alzato la tensione annunciando limitazioni al traffico marittimo, mentre gli Stati Uniti si preparavano a inviare due navi da guerra sul Mar Nero. In seguito alla telefonata tra Joe Biden e Vladimir Putin, il 13 aprile scorso, il passaggio delle navi Usa attraverso il Bosforo è stato annullato.

L’apparente passo indietro dei russi può essere letto in due modi, opposti: nato dalla convinzione, come ha detto il ministro Shoigu, che l’avvertimento di Mosca è stato recepito, e che la prova di forza ha spinto Biden a fare un primo passo telefonando a Putin per evitare il peggio; oppure è stata la disponibilità degli Stati Uniti a sostenere l’Ucraina - militarmente più preparata oggi rispetto al 2014 - a convincere i russi del vicolo cieco in cui si sarebbero trovati se avessero perso il controllo della situazione.

Il fattore Bielorussia

La scena resta aperta a ogni sviluppo, tenendo in considerazione anche il fattore Bielorussia che Putin ha citato ambiguamente nel discorso sullo stato della nazione. Il presidente russo giovedì incontra il bielorusso Aleksandr Lukashenko. Mentre per venerdì Putin ha convocato con urgenza il Consiglio della Federazione. Qualcuno si aspetta un annuncio relativo all’integrazione tra Russia e Bielorussia, passando magari per un’unione monetaria.

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