Aziende di famiglia

La saga Swarovski continua: si dimette il nuovo ceo (e membro di famiglia)

Dopo 18 mesi alla guida del gruppo austriaco, il ceo Robert Buchabuer si è dimesso per contrasti all’interno della famiglia che controlla ancora il gruppo. Troppi azionisti, in arrivo per la prima volta un ceo esterno. E se giungesse anche un’offerta di acquisizione?

di Chiara Beghelli

Da sinistra, Robert Buchbauer, Nadja Swarovski, Mathias Margreiter e Markus Langes-Swarovski

3' di lettura

L’evoluzione non è certamente un processo lineare. È fatto di corse e rallentamenti, o di veri stop & go, incontra ostacoli che a volte supera e a volte no, sostanzialmente fermandosi. Solo con il tempo sapremo, dunque, dove porterà l’evoluzione in corso da tempo in Swarovski, un percorso che di recente ha segnato un altro colpo di scena.

La nuova boutique Instant Wonder Swarovski aperta a Milano

Il ceo Robert Buchbauer, bisnipote del fondatore della dinastia che arrivata alla quinta generazione ancora controlla il gruppo austriaco, si è dimesso dal suo incarico dopo appena un anno e mezzo e dopo aver avviato un profondo rinnovamento dell’azienda, con scelte anche molto radicali: il restyling del logo, la revisione delle collezioni, firmate dalla nuova direttrice creativa Giovanna Engelbert, con l’obiettivo di un posizionamento più elevato rispetto al passato; il lancio conseguente di Instant Wonder, un nuovo retail concept più spettacolare per gli store, di cui erano previste circa 30 nuove aperture.

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Fra tagli e rilanci, incerto il destino della svolta avviata da Buchbauer

Il piano Buchbauer aveva previsto anche un piano di ristrutturazione della produzione e delle vendite, con 6mila esuberi entro il 2023, tagli dolorosi soprattutto per la città di Wattens, dove Swarovski è stata fondata nel 1895 e ha ancora la sua manifattura. Attorno e grazie alla quale la cittadina sostanzialmente vive.

Orecchini della Collezione II firmata da Giovanna Engelbert per Swarovski

«È necessario adattarsi per poter far andare avanti un’azienda, è una responsabilità verso il suo futuro. Non è certo una gioia per noi ridurre il personale, ma se le cose andranno bene sarò il primo a voler assumere, in qualsiasi campo serva», aveva detto Buchabuer in un’intervista al Sole 24 Ore lo scorso marzo. Da dove viene, allora, la scelta a sorpresa di Buchabuer (e del cfo, Mathias Margreiter, anche lui un membro della famiglia, che l’ha seguito nelle dimissioni)? Bisogna risalire l’albero genealogico Swarovski, lungo i due rami “Fritz” e “Alfred”, dai nomi dei due figli del fondatore Daniel: al primo appartengono gli ormai ex dirigenti, al secondo Markus Langes-Swarovski, che aveva guidato l’azienda dal 2002, dopo il padre Gernot Langes-Swarovski, e che era stato sostituito da Buchabuer. Al ramo Fritz, in realtà, farebbero capo anche Paul e Nadja Swarovski, che ha avuto un importante ruolo nel lanciare le collaborazioni con la moda di Swarovski e ha ideato la linea di fashion jewelry Atelier Swarovski. Ma loro sono in realtà dalla parte di Markus, e insieme detengono circa il 40% delle azioni del gruppo, che per la restante parte sono suddivise fra circa 200 parenti.

Un ceo esterno per risolvere le divisioni della famiglia

Una famiglia divisa Secondo la stampa tedesca in luglio i detrattori di Buchbauer gli avrebbero inviato una durissima lettera, lamentando la gestione del gruppo e probabilmente aggiungendo di voler prendere decisi provvedimenti. Il risultato è che dal gennaio 2022 alla guida di Swarovski dovrebbe arrivare un manager “esterno” alla famiglia, per la prima volta nella sua lunghissima storia. Della selezione si starebbe occupando la società Heads.

Sempre al Sole 24 Ore, Buchbauer aveva affermato di non escludere la quotazione in Borsa del gruppo, una scelta che probabilmente avrebbe portato un’importante iniezione di capitali a Swarovski, ma certo avrebbe indebolito il ruolo di controllo della famiglia.

E se arrivasse un’offerta?

Con 2,7 miliardi di euro di ricavi nel 2019, la pandemia ha rallentato anche i conti del gruppo austriaco, al pari di quelli di molte altre aziende che hanno preferito cedere la quota di maggioranza a grandi gruppi, come dimostra la serie di m&a che si sono succedute negli ultimi mesi. Swarovski è certamente un nome che potrebbe essere molto appetibile per un gigante con molta liquidità da investire e un suo passaggio di proprietà farebbe molto scalpore dopo 126 anni di indipendenza. Sarà questo l’esito della sua evoluzione?

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