Mind the economy

La saggezza della folla e l'insipienza della massa

di Vittorio Pelligra

(Hurca! - stock.adobe.com)

6' di lettura

Quando dobbiamo prendere delle decisioni davvero importanti è buona regola non farlo da soli. Chiedere l'aiuto di un amico, di qualcuno che ci conosce e che ci vuole bene è una condotta saggia. Uno sguardo esterno sulla situazione nella quale ci troviamo, sulle opzioni che abbiamo a disposizione e sulle possibili conseguenze delle alternative che ci si pongono davanti è sempre utile per mettere la scelta nella giusta prospettiva. Aggregare un certo numero di valutazioni individuali produce abitualmente delle stime migliori di quelle dei singoli. Per questo si chiedono diversi pareri medici e si consultano vari specialisti per avere una valutazione precisa sul valore di un immobile. Alcuni chiamano questo principio “la saggezza della folla”.

Gli errori individuali si annullano

Essenzialmente si tratta di innescare processi nei quali gli errori, che i singoli possono compiere a causa di molti fattori differenti, tendono ad annullarsi a vicenda. Così come ripetendo varie volte una misurazione e poi facendo la media dei risultati ottenuti nelle singole prove possiamo ottenere di avvicinarci con precisione al “vero” valore che vogliamo misurare, allo stesso modo coinvolgendo più soggetti nel processo decisionale possiamo provare ad annullare le distorsioni cognitive che singolarmente potrebbero portare a cattive scelte.

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L’esperimento

La saggezza della folla è un fenomeno pervasivo ma non universale. Ci sono situazioni, infatti, nelle quali questa dinamica si capovolge e l'influenza dei gruppi può portare a pessime decisioni, amplificando proprio quelle distorsioni che si sarebbero volute eliminare. Un esperto di questo genere di dinamiche è il sociologo di Princeton Matthew Salganik. Assieme a Peter Dodds della Columbia University e a Duncan Watts, del Santa Fe Institute, Salganik ha progettato un interessante esperimento sull'influenza sociale nella formazione dei gusti e delle preferenze individuali. Manipolando a loro insaputa gli accessi di più di 14.000 utenti ad un famoso sito musicale nel quale si possono ascoltare e scaricare brani di artisti emergenti, Salganik e colleghi hanno artificialmente creato 9 gruppi casuali. Ad ogni gruppo venivano sottoposte 48 canzoni inedite di band o cantanti sconosciuti. I partecipanti allo studio potevano ascoltarle e, se interessati, anche scaricarle. Dopo ogni ascolto veniva anche chiesto loro di valutare le canzoni classificandole con delle stelline, da zero a cinque in base al gradimento.

Queste le regole del gruppo di controllo. Gli altri 8 gruppi seguivano esattamente le stesse regole, ma gli utenti, in ciascuno di questi gruppi, potevano anche vedere il numero di download totalizzato da ogni canzone. Un livello minimale di influenza sociale in virtù del quale ogni partecipante può farsi un'idea dei gusti della maggioranza. Ad ogni visita al sito, i partecipanti, a loro insaputa, venivano indirizzati nel loro gruppo e potevano vedere solo i dati relativi ad esso. Giorno dopo giorno, quindi, download dopo download, questi gruppi si sono evoluti come piccoli mondi chiusi, ognuno con la sua storia, simile ma parallela, a quella di tutti gli altri gruppi. Dopo qualche tempo l'analisi delle classifiche di popolarità delle varie canzoni ha mostrato due risultati piuttosto interessanti: il primo riguarda la disuguaglianza e il secondo l'imprevedibilità.

I risultati

Nei gruppi soggetti ad influenza sociale la differenza tra le canzoni popolari e quelle meno popolari risulta essere molto maggiore di quella osservata nel gruppo di controllo dove il numero di downloads da parte degli altri partecipanti non era visibile. Per quanto riguarda l'imprevedibilità, invece, ognuno dei gruppi soggetti ad influenza sociale ha creato la propria classifica, tutte differenti l'una dall'altra. Generalmente, la canzone più popolare nel gruppo di controllo non è mai finita in fondo alla classifica in nessuno degli altri gruppi, così come la canzone meno popolare non è mai risultata prima in classifica, ma, a parte questo, ciascuna classifica si è rivelata profondamente diversa l'una dall'altra. Il “vero” valore delle composizioni è risultato di secondaria importanza nel determinare l'apprezzamento del singolo partecipante rispetto alla considerazione di ciò che pensavano gli altri partecipanti. In un successivo esperimento gli autori hanno introdotto delle classifiche “inverse”. Maggiore era il gradimento espresso, più bassa risultava la posizione in classifica. Anche in questo caso, nonostante il radicale sovvertimento dei valori in campo, le classifiche finali sono risultate polarizzate e imprevedibili (Salganik, M. et al., “Experimental Study of Inequality and Unpredictability in an Artificial Cultural Market”. Science 311, 854, 2006).

L’influenza degli altri

L'influenza sociale può introdurre una buona dose di “rumore” e imprevedibilità nelle nostre decisioni facendoci cambiare gusti e preferenze, ma anche attraverso meccanismi più sottili, alcuni dei quali sono stati messi in luce dal matematico del Politecnico di Zurigo Jan Lorenz e dai suoi colleghi attraverso un ingegnoso esperimento. I partecipanti all'esperimento, divisi in diversi gruppi, dovevano produrre una serie di stime su valori come “la densità della popolazione della Svizzera” o il “numero dei nuovi immigrati in quell'anno a Zurigo”. La precisione di ciascuna risposta veniva ricompensata con un incentivo monetario. I soggetti erano chiamati a produrre cinque stime consecutive per lo stesso valore, per poi passare alla domanda successiva e ad ogni stima dovevano anche applicare una valutazione circa la fiducia riposta nella correttezza della loro risposta. Ad un secondo gruppo di soggetti, dopo ogni stima, veniva mostrata la media delle risposte di tutti gli altri partecipanti nello stesso gruppo. I due gruppi hanno mostrato risultati molto differenti: mentre le risposte aggregate dei partecipanti al primo gruppo si sono rivelate stime migliori delle stime dei singoli partecipanti, questa saggezza della folla è del tutto scomparsa nel secondo gruppo.

Gli studiosi identificano tre cause per questo risultato. La prima è definita “Social Influence Effect” (effetto di influenza sociale). Si tratta di un fenomeno statistico dovuto al fatto che l'informazione relativa al comportamento degli altri riduce la diversità delle stime, ma non ne migliora la precisione. La diversità produce scambio informativo e spinge le stime aggregate verso il valore vero che si sta cercando di indovinare, mentre l'“effetto influenza sociale” attiva un processo di convergenza di tutte le stime verso valori del tutto arbitrari. C'è anche un secondo fattore in gioco; quello che gli autori definiscono “Range Reduction Effect” (effetto di riduzione della gamma). Immaginate di chiedere un parere medico a diversi specialisti e che tutti questi specialisti, leggendo le diagnosi di chi li ha preceduti, producano diagnosi concordanti.

La concordanza dei giudizi rafforza la fiducia del paziente nella correttezza della diagnosi anche se questa, in realtà, può essere completamente sbagliata e la convergenza delle opinioni dovuta solo alla trasmissione dell'informazione rispetto alle diagnosi dei colleghi. Collegato a questo secondo fattore ce n'è un terzo, il cosiddetto “Confidence Effect” (effetto fiducia). Si vede che, quando i partecipanti elaborano le loro stime sapendo quello che hanno fatto gli altri partecipanti, allora diventano più sicuri della correttezza delle loro valutazioni anche se queste, in realtà, sono peggiorate. L'effetto fiducia genera un senso soggettivo di sicurezza e affidabilità nei decisori che non è minimamente supportato da elementi oggettivi relativi alla qualità delle loro scelte (Lorenz, J. et al., “How social influence can undermine the wisdom of crowd effect”. PNAS, 108(22), pp. 9020–9025, 2011).

Due principi contrastanti

I dati di questo esperimento sottolineano due principi contrastanti: il primo è che la saggezza della folla è un fenomeno reale ed efficace nel migliorare le scelte e le valutazioni attraverso l'azione congiunta di soggetti indipendenti; il secondo principio mette in luce che, anche la più piccola forma di influenza sociale, eliminando l'indipendenza di giudizio, può portare a valutazioni e scelte peggiori di quelle dei singoli, attraverso un misto di errore statistico e presunzione psicologica. Nelle nostre società democratiche è praticamente impossibile mantenere l'indipendenza di giudizio ed evitare l'influenza sociale. Pensiamo, per esempio, all'effetto di un sondaggio elettorale sulla valutazione ex-ante degli elettori sulla popolarità dei partiti. Come sapere che musica hanno scaricato gli altri utenti di un sito musicale altera il livello di popolarità delle singole canzoni e crea delle storie parallele e indipendenti nei vari gruppi, così i dati sulle preferenze e delle intenzioni di voto degli altri elettori può esercitare un effetto non irrilevante nel rafforzare o indebolire la popolarità di una formazione politica rispetto alle altre. Ecco che l'influenza sociale produce un vero e proprio fenomeno di massificazione. L'ha spiegato molto bene Elias Canetti nel suo “Massa e Potere” quando parla di quel “Fenomeno enigmatico quanto universale che è la massa che d'improvviso c'è là dove prima non c'era nulla. [Che] vuole liberarsi il più compiutamente possibile dal timore dei singoli di essere toccati. Quanto più gli uomini si serrano disperatamente gli uni agli altri, tanto più sono certi di non aver paura l'uno dell'altro”. Se è vero che le folle possono essere sagge, dunque, ciò è vero solo a patto che non diventino “masse”.

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