IL PIANO

La Sardegna punta a creare la rete dei porti

Sono 80 le infrastrutture interessate e si punta a un'offerta di qualità

di Davide Madeddu

Sono 80 le infrastrutture interessate e si punta a un'offerta di qualità


2' di lettura

In Sardegna si punta sulla nautica da diporto per rilanciare il turismo grazie anche alla posizione strategica dell’isola nel Mediterraneo. Una strategia che passa dalla sistemazione delle 80 infrastrutture portuali minori e quindi con il completamento del circuito di navigazione diportistica attorno all’isola. Si chiama Piano regionale della rete della portualità turistica ed è lo strumento varato dalla Regione per «costruire un’offerta di qualità che valorizzi la centralità nel Mediterraneo». Proprio all’interno di questo contesto la giunta regionale, dopo una serie di sopralluoghi lungo le coste dell’isola, ha avviato la discussione sul Piano che dovrà ottenere la Vas prima dell’approvazione definitiva.

«Il piano della portualità è il frutto di un lavoro durato oltre un anno – commenta Roberto Frongia, assessore regionale dei Lavori pubblici - che ha impiegato risorse e competenze per arrivare a uno strumento di pianificazione strategica del settore finalizzato al miglioramento della competitività del sistema portuale e logistico, all’agevolazione della crescita dei volumi di traffico, alla diminuzione delle miglia di percorrenza tra un porto e l’altro, quindi alla promozione della Sardegna in termini turistici per chi alla vacanza via terra preferisce quella via mare».

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Con la realizzazione del piano della portualità è prevista una migliore distribuzione lungo le coste dei posti barca. Per l’esponente dell’esecutivo regionale il piano avrà «evidenti riflessi su quelle infrastrutture portuali di ridotte dimensioni che normalmente risultavano tagliate fuori dal circuito della navigazione». Tra le aree di maggior interesse, e oggetto di una serie di sopralluoghi, ci sono La Caletta (Siniscola), Cannigione, Golfo Aranci, Loiri Porto San Paolo, Porto Torres, Stintino, Alghero, Fertilia, Arbatax, Santa Maria Navarrese, Orosei, Torregrande, Marceddì e Buggerru.

Uno degli obiettivi prioritari, come rimarcato dagli esponenti della regione, è «il miglioramento della sicurezza della navigazione, con l’incremento del numero delle strutture portuali per l’offerta di porti rifugio, necessari in caso di improvvise condizioni meteomarine avverse».

Secondo le intenzioni della Regione, il sistema porti della Sardegna deve diventare una delle leve di attrazione del turismo, «capace di favorire e incentivare modi alternativi di vivere la nostra Isola, che non deve essere più solo meta di transito ma diventare un approdo stanziale».

Per realizzare il piano è stato costituito un gruppo di lavoro interassessoriale (composto dai rappresentanti delle competenti direzioni generali dei Lavori pubblici, della Difesa dell’ambiente, della Pianificazione urbanistica territoriale e vigilanza edilizia, degli Enti locali e finanze, del Centro regionale di programmazione, dei Trasporti, del Turismo, artigianato e commercio), con l’obiettivo di individuare l’iter di adozione e approvazione del Piano, oltre che una banca dati in previsione della stesura di una legge regionale sulla diportistica. Strumenti che serviranno poi anche per indirizzare risorse e interventi.

«Considero la portualità turistica - conclude Frongia - un segmento strategico ma per fare in modo che diventi una ricchezza per la Sardegna non solo nei mesi estivi, ma anche in quelli invernali, è necessario dotarsi di infrastrutture portuali moderne ed efficienti, che siano richiamo per i turisti e opportunità di sviluppo socio-economico per la nostra Isola».

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