Economia e finanza

La sartoria Lardini conta sulla liquidità e sul business licenze

di Silvia Pieraccini

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3' di lettura

I napoletani dicono “Adda passà ‘a nuttata” per indicare la necessità che trascorra ancora del tempo prima di scongiurare la crisi e allontanare il pericolo. Andrea Lardini, marchigiano doc patron del marchio Lardini, non evoca commedie e frasi napoletane ma il senso è lo stesso: l’onda lunga del Covid, con i suoi tentacoli globali, si farà sentire ancora per mesi, imponendo una revisione delle strategie aziendali. «Prima di un anno e mezzo sarà difficile vedere la ripresa», spiega l’imprenditore che guida l’azienda di abbigliamento di Filottrano (Ancona) - nata più di 40 anni fa come sartoria terzista e diventata un brand d’abbigliamento d’alta gamma uomo/donna - con i fratelli Luigi (direttore creativo), Lorena (responsabile finanza) e Annarita (controllo qualità).

In questa fase difficile Lardini può contare sul fatto di avere diverse frecce al proprio arco. La più importante è l’acquisizione della licenza, della durata di sei anni, per la produzione e distribuzione nel mondo (eccetto che in America) della collezione Tommy Hilfiger Tailored, che debutterà in negozio con la primavera-estate 2021. Si tratta di giacche, pantaloni e abiti in linea con il know how sartoriale dell’azienda marchigiana. Andrea Lardini si dice «contento» della prima collezione appena realizzata, così com’è contento del ritorno al mondo delle licenze da cui mancava da tempo.

La seconda novità, già in negozio, è la capsule Lardini by Yusuke Aizawa per l’autunno inverno 2020-2021 che nasce per sensibilizzare la clientela tradizionale a un prodotto più versatile, attuale e moderno, più “giovane” e tecnologico, «nel rispetto della nostra identità e del nostro posizionamento», sottolinea l’azienda.

La terza novità è, tra pochi giorni, lo sbarco della donna Lardini sullo store online, che già da un anno funziona per le collezioni uomo. Di recente Lardini ha sviluppato anche uno showroom digitale per facilitare i riassortimenti dei buyer, mostrare le disponibilità di magazzino e presentare le nuove collezioni, a partire da quelle primavera-estate 2021 per le quali ha deciso di non fare alcun evento alla Milano fashion week. Tutto si trasferisce online. La collezione donna guarda a Oriente, ispirandosi ai fit, alle fantasie e ai colori tradizionali dei Paesi asiatici. L’eleganza delle geishe, l’ampiezza dei kimoni lunghi sotto al ginocchio, le chiusure delle giacche dal taglio militare giapponese, realizzate con bottoncini cinesi o con i fiocchetti, scandiscono la collezione che comprende capi più workwear e capi più dailywear. Anche le stampe disegnate da Genea Lardini reinterpretano figure tipicamente orientali come nuvole cinesi e carpe koi.

Le aspettative per quest’anno restano contenute: «Per fortuna l’azienda è sana e liquida e può affrontare il mare grosso» spiega Andrea Lardini, presidente e amministratore delegato, impegnato a chiudere (al 30 settembre) un bilancio d’esercizio che si confronta col record di 94 milioni di ricavi 2019, per il 70% all’export: «Se quest’anno riusciamo ad arrivare a 70 milioni sarei più che soddisfatto – dice l’imprenditore – in questo contesto anche la quotazione in Borsa, che avevamo programmato da tempo, è accantonata».

Lo sbarco sul mercato Aim di Borsa italiana, dedicato alle piccole e medie aziende, avrebbe dovuto portare a Piazza Affari il 20% del capitale di Lardini con l’obiettivo di raccogliere una trentina di milioni da destinare allo sviluppo retail: l’idea era aprire boutique in location strategiche per l’affermazione del marchio come Londra e Parigi. Ma l’imperativo adesso è la prudenza: «Il problema per chi fa impresa è l’incertezza, non sapere quando finirà questa pandemia – aggiunge il presidente -. Per questo serve il vaccino per il Covid e serve la tranquillità per ricominciare a comprare. Il problema dei negozi in questo momento non è la disponibilità della merce, è che non entra nessuno»

A rassicurare l’azienda marchigiana ci sono i forti investimenti tecnologici fatti sul fronte produttivo, negli stabilimenti di Filottrano che impiegano 450 persone (oltre mille con l’indotto). La natura di Lardini resta infatti quella di produttore, un’azienda che ha affiancato alle storiche creazioni per grandi brand le collezioni a marchio Lardini e Gabriele Pasini (acquisito nel 2013), che ormai valgono il 60% dei ricavi, e che ha sempre guardato alla crescita dei piccoli passi. Le linee uomo sono il cuore dell’offerta del marchio, anche se la donna Lardini, che ha debuttato nelle vetrine nell’autunno 2013, aveva imboccato la strada della crescita. Prima della pandemia e del rimescolamento delle carte (anche) nel mondo della moda.

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