Da start up a scale up

La scalata delle giovani imprese

Un quarto delle realtà presenti nella classifica sono nate dopo il 2012 Le buone pratiche delle alleanze e le aperture di capitale hanno favorito la crescita

di Guido Romeo


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3' di lettura

L’ecommerce vola, ma sono industria e servizi a tirare la crescita delle aziende italiane. Il verdetto emerge da Leader della crescita 2020, l’annuale classifica del Sole 24 Ore condotta in collaborazione con Statista sulle aziende con migliori performance negli ultimi quattro anni. «La classifica conferma una buona vitalità dell’imprenditoria italiana – osserva Mario Benassi, che insegna Management dell’Innovazione e Imprenditorialità all’ Universita degli Studi di Milano – Anche se il campione non ha valore statistico, circa 140 imprese sono nate dopo il 2012 e anche negli anni bui della crisi ne nascono 85».

Milano, con 63 aziende, domina la classifica ma la provincia non è periferia. A Bergamo, Brescia, Firenze, Bologna, Napoli, Treviso, Reggio Emilia e Torino si contano complessivamente più aziende che sotto la Madonnina. Meno entusiasmante è invece il gap territoriale che vede le Regioni del Nord, con in testa la Lombardia (114 aziende), dominare la Top10, mentre il Meridione fa capolino solo al settimo posto con la Campania e non arriva a 60 aziende in totale. «Le nuove imprese sono una grande occasione per il Sud, che però non sembra riuscire a rilanciarsi su questo fronte – osserva Benassi – forse anche per la mancanza di politiche sostenute da fondi d’investimento pubblici su grande scala come quelli messi in campo oltralpe dal governo Macron».

Complessivamente, le 400 aziende leader hanno fatturato 4,18 miliardi di euro nel 2008, poco più del doppio del bilancio 2015 (1,78 mld). Da notare la proporzionalità, rispetto al fatturato, dell’aumento della forza lavoro che dagli 8mila occupati del 2015 sfiora i 16mila a fine 2018. «È una buona notizia visto il mercato dell’occupazione italiano – osserva Benassi - ma è poco confortante sul fronte della crescita perché non ci sono trend esponenziali. Perdura, insomma, un sostanziale nanismo tra le aziende italiane che ancora faticano a scalare esponenzialmente come vediamo in altri Paesi».

La Top20 per fatturato non è dominata dal digitale ma dai servizi e dall’industria con aziende come Staff.it (141,6 mln € nel 2018; +39% nel quadriennio) seguita da B&V Holding (127,4 mln; +21%) e dalla quotata tecnologica Antares Vision (118 mln; +38%) mentre quella a più alta crescita è Autovia (39 mln; +69%). «Per crescere – spiegano Gianfranco Malavasi e Michele Borghi i fondatori di Staff.it attiva nella somministrazione di lavoro – abbiamo puntato sulla qualità e il ventaglio dei servizi e sulla semplificazione dei processi amministrativi, per esempio adottando la firma elettronica. Questo ci ha permesso di crescere al 36%, tre volte il mercato negli anni scorsi, e ci permettere di essere meglio del mercato anche nel 2019 nonostante la contrazione».

L’industria 4.0 di cui si parla da diversi anni sembra ancora la cifra del successo di pochi come la bresciana Antares Vision, leader nei sistemi di controllo qualità dei prodotti farmaceutici e recentemente quotata. «La protezione dei prodotti lungo il loro ciclo di vita – spiega Emidio Zorzella, founder e Ceo di Antares Vision – è l’obiettivo che ha sempre guidato il nostro percorso di crescita. Questo, insieme all’investimento continuo in tecnologie e competenze, ci ha permesso di diventare player mondiale nel settore farmaceutico, in poco più di dieci anni di attività, nell’ispezione per soddisfare gli standard di qualità, nelle soluzioni di tracciabilità per garantire la trasparenza della filiera, nella gestione intelligente dei dati. Un anno fa abbiamo aperto al mercato la partecipazione al capitale per continuare sviluppo e diversificazione. È in questa prospettiva che abbiamo aquisito un partner come FT System, leader nel settore beverage nelle tecnologie di ispezione, che combina know-how».

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