I film del fine settimana

«La scelta di Anne», un dramma sull'aborto capace di far riflettere

Nelle sale il film che ha vinto il Leone d'oro all'ultima Mostra di Venezia. Tra le novità anche l'atteso «Ultima notte a Soho» di Edgar Wright

di Andrea Chimento

3' di lettura

Il Leone d'oro arriva nelle nostre sale: «La scelta di Anne – L'événement», film vincitore del premio più importante all'ultima Mostra di Venezia è il grande protagonista della settimana al cinema.

Diretto da Audrey Diwan, il film transalpino è ambientato nella Francia del 1963 e ha come protagonista una brillante studentessa che sembra avere un futuro molto promettente davanti a sé.La sua vita cambia improvvisamente quando rimane incinta senza volerlo. Anne teme così che le sue speranze di carriera possano svanire in un attimo: cercherà quindi di interrompere la gravidanza a ogni costo, anche se questo può significare di rischiare la prigione e, soprattutto, la sua stessa salute.

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Adattamento del testo omonimo di Annie Ernaux, «La scelta di Anne – L’événement» è un durissimo dramma sull’aborto, in grado di trasmettere agli spettatori la natura fisica dell’esperienza, con scene molto forti e capaci di scuotere.

La cinepresa incollata alla protagonista

La cinepresa della regista francese rimane incollata alla protagonista per tutto il tempo, tanto da rendere questa pellicola anche un'interessante riflessione sul tema del corpo femminile, riuscendo a superare sia le barriere temporali, sia quelle di genere.Lo stile può ricordare nomi importanti come i fratelli Dardenne o, soprattutto, il rumeno Cristian Mungiu, che con «4 mesi 3 settimane 2 giorni» aveva dato vita a una pellicola che «La scelta di Anne» ricorda davvero da vicino.

Il limite del film di Audrey Diwan è proprio quello di sapere un troppo di già visto e di alternare sequenze di grandissimo impatto emotivo con altre eccessivamente forzate e meno incisive. Nel complesso, però, il film riesce a coinvolgere davvero bene anche grazie all'ottima prova della giovanissima protagonista Anamaria Vartolomei, credibile in un ruolo tutt'altro che semplice.Da segnalare che il lungometraggio è stato il secondo Leone d'oro veneziano consecutivo andato a una donna, dopo quello ottenuto lo scorso anno da Chloé Zhao per «Nomadland».

«La scelta di Anne» e gli altri film del week-end

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Ultima notte a Soho

Dalla Mostra di Venezia arriva anche «Ultima notte a Soho», nuova fatica del talentuosissimo Edgar Wright, quattro anni dopo il divertente «Baby Driver».Protagonista è Eloise, una ragazza appena arrivata a Londra dalla provincia inglese, che sogna di diventare una fashion designer, ispirandosi alla moda degli anni Sessanta, la sua grande passione. Una notte Eloise riesce misteriosamente a tornare indietro nel tempo, proprio in quell'epoca, ed è qui che incontra Sandie, un'aspirante cantante di grande fascino. Ma il glamour non è esattamente quello che sembra: i sogni del passato iniziano a infrangersi e approderanno a qualcosa di molto più oscuro.Quello che si apre con un affascinante film vintage di buona eleganza si trasforma col passare dei minuti in una sorta di horror un po' troppo confuso e sopra le righe, che gioca male con una sceneggiatura dai colpi di scena eccessivamente telefonati.

La mano registica di Wright non è in discussione e anche in questo caso regala sequenze di grande suggestione audiovisiva: appagante nella forma, il film soffre anche a causa di alcuni personaggi non troppo sviluppati e di alcune scelte narrative che finiscono per risultare troppo furbe e poco coraggiose.Rimane un discreto intrattenimento ma, purtroppo, niente di più.

Dovlatov

Per chi è in cerca di un film d'autore a tutti gli effetti, il consiglio va sul russo «Dovlatov» di Aleksej German Jr.Lo scrittore russo Sergej Dovlatov è al centro di questo lungometraggio che si focalizza su sei giorni del 1971, quando un giovane intellettuale è vittima dell’ostruzionismo del regime: non trova editori disposti a pubblicare i suoi lavori e subisce forti pressioni per allinearsi e divulgare messaggi postivi e propagandistici in occasione dell’anniversario della Rivoluzione.German Jr. (figlio d’arte di uno dei più significativi autori della storia del cinema russo) prosegue a dare vita a un cinema capace di criticare il suo paese, interrogandosi sulla Russia di ieri e di oggi: la riflessione è soprattutto legata al ruolo della cultura e alle difficoltà degli artisti che non vogliono piegarsi agli interessi del potere.Ancora una volta si nota la notevole padronanza della cinepresa dell'autore russo, grazie a lunghi piani-sequenza e a diverse riprese complesse, valorizzati da una fotografia di indubbio fascino: la parte centrale risente di qualche calo di troppo, ma la resa generale merita certamente la visione e gli spunti proposti rimangono impressi a lungo dopo la fine dei titoli di coda.


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