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La scena artistica parigina fa concorrenza a Fiac

La 46ª edizione della fiera è stata l'occasione per celebrare la rinnovata centralità di Parigi nel sistema dell'arte contemporanea. Bene gli acquisti. In attesa della Brexit molte gallerie internazionali hanno aperto o stanno aprendo un avamposto nella capitale francese

di Nicola Zanella


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Kimsooja. Encounter - Looking into Sewing, 1998/2002. Stampa su Dibond e Tessuto. 210x125 cm. ed di 5. Galleria Raffaela Cortese

7' di lettura

Dal 16 al 20 ottobre è andata in scena la 46ª edizione di Fiac , ospitata nella suggestiva cornice del Grand Palais, ma nonostante sia una delle fiere d'arte contemporanea più importante al mondo, la vera protagonista della settimana è stata la capitale francese stessa che vive un momento di splendore e centralità economico-culturale che non si vedeva, esagerando un po', dai tempi dalla Belle Époque.

Parigi. L' UBS Global Real Estate Bubble Index pubblicato il mese scorso ha certificato che il mercato immobiliare parigino stia entrato in zona rischio per il possibile scoppio della bolla immobiliare, tanta è stata la crescita dei prezzi supportata dalla forte domanda di nuove abitazioni soprattutto nei segmenti più alti del mercato, una delle spinte maggiori viene dai molti francesi in fuga dalla Brexit e che lavorano principalmente nella finanza; Macron inoltre nel 2018 ha cancellato l'ISF, l'imposta sulle grandi fortune che negli ultimi anni aveva portato molti milionari francesi a cercare rifugio all'estero soprattutto in Belgio.

Il mercato dell'arte contemporanea. Come sempre riflette a meraviglia lo stato geopolitico e finanziario e così ecco che David Zwirner ha aperto la sua prima sede a Parigi, con tutti i significati reali e simbolici che questa scelta comporta, la prima mostra ha inaugurato il 15 ottobre: una personale di Raymond Pettibon. Gagosian ha inaugurato, invece, il 13 ottobre nella periferia chic di Parigi, a Le Bourget, un immenso spazio industriale, dove ospita quattro mostre contemporaneamente. White Cube sta aprendo un ufficio di rappresentanza e Pace Gallery ed altri si dice che stiano cercando qui la loro nuova sede.

L'arte virale di Fiac

L'arte virale di Fiac

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In linea con il proverbiale nazionalismo e, nonostante queste new entry di lusso, il gallerista del momento nel mondo contemporaneo a Parigi rimane senza dubbio Kamel Mennour. Francese di origine algerine, vendeva grafiche porta a porta prima di aprire la sua galleria nel 1999, ricorda qualcuno?. Ora ha tre spazi nelle zone più strategiche della città, La sua è una storia che tutti amano raccontare simbolo di integrazione e riscatto sociale, in una Parigi spaccata tra il boom del centro e il degrado delle Banlieue. Durante Fiac tutte e tre le sedi sono state dedicate alla mostra personale di Ugo Rondinone: «A wall, Seven Windows, four people, three trees some clouds one sun. In memory of John Giorno». I lavori dell’artista svizzero erano in vendita dai 75.000 euro ad oltre un milione per le installazioni più rappresentative. Ca va sans dire: ottimo riscontro di vendite.

Dato per assodato che Hauser & Wirth , David Zwirner e Pace Gallery hanno messo a segno vendite importanti fin dal giorno dell'opening, qualche esempio? Un dipinto di Mark Bradford piazzato a 1,2 milioni e un grande disegno-acquarello su carta di Louise Bourgeois del 2008 a un 1,7 milioni di dollari per Hauser & Wirth, 20 opere vendute da Pace il primo giorno con un picco di 1,1 milioni di dollari per un dipinto di Robert Rauschenberg del 1996 e, infine, molti lavori venduti anche per Zwirner che ha messo in mostra una tri-personale con lavori di Lucas Arruda, Wolfgang Tillmans e Sherrie Levine, con quest'ultima, artista concettuale e femminista, che ha fatto segnare la vendita più alta toccando i 750.000 dollari. Normale amministrazione insomma; molto più rilevante e meno scontato vedere i trend e i risultati tra le altre gallerie.

Le altre gallerie. Pochi, pochissimi gli stand progetto nella main section di Fiac, probabilmente i 630 euro al metro quadro dello stand hanno inibito la sperimentazione. Chi ha osato però è stato premiato, catalizzando l'attenzione in una fiera altrimenti abbastanza uniforme. Sadie Coles HQ , ad esempio, che ha mostrato un solo show di Alex da Corte (New Jersey, 1980), quattro grandi cubi colorati ognuno dei quali fungeva da schermo per un video, una presentazione assolutamente museale che connota positivamente l'immagine della galleria londinese. L'installazione in edizione di 5+2PdA era in vendita a 250.000 dollari.

Altro stand che si fa ricordare è quello di David Kordansky di Los Angeles: una struttura circolare costruita nel booth ha ospitato i lavori su carta di Jennifer Guidi (California, 1972), 22 piccole opere proposte a 30.000 euro l'una, un omaggio all'occultismo e all'arte visionaria con riferimenti di numerologia. la metà delle opere è stata venduta su pdf prima ancora che la fiera avesse inizio, le altre sono andate rapidamente sold out. Data per scontata la questione delle vendite Kordansky ha approfittato del palcoscenico fieristico per connotare la sua artista in maniera diversa e con più spessore rispetto all'affollato e instabile gruppo dei pittori astratti americani. I compratori sono stati sia statunitensi che europei ed asiatici.

Oggetto del desiderio di molti collezionisti è l'artista figurativa francese, Julie Curtiss (1982), un solo suo dipinto dai tratti pop-surrelistici («Triplette», 2019) campeggiava nello stand della galleria newyorkese Anton Kern . L'opera era già stata venduta, molto probabilmente ancora prima di essere realizzata, ma è servita ad attirare l'interesse di molti. L'exploit della Curtiss anno su anno è fenomenale e un suo lavoro, raffigurante la coda di una sirena sdraiata su un letto («Hotel», 2018) ha raggiunto nell'asta diurna del 5 ottobre scorso da Christie's a Londra il prezzo di 212.500 sterline. Alla luce della performance in asta il prezzo di vendita dichiarato per «Triplette» di 40mila dollari è davvero poco credibile, ma serve per dare speranza ai collezionisti in caccia dell'affare della vita e intanto dirottarli su altri artisti della galleria, chissà che il miracolo si ripeta.

I social. Infine visto che Fiac era in molti momenti della giornata una giungla sovraffollata, sia di opere che di persone, in cui la concentrazione di un essere umano non può sopravvivere a più di 20 stand, hanno vinto quelle opere che sono andate oltre la fiera stessa diventando in qualche modo mediatiche e riuscendo ad emergere dal mare magnum. Lavori di una star globale come Yayoi Kusama a parte, tra le più condivise sui social spicca «Fortune V» (2019) un'installazione di neon colorati raffigurante una mano del cileno Ivan Navarro (Santiago, 1972) in vendita alla Galerie Templon per 138.000 dollari, cercare l'hashtag #fiac2019 su Instagram per credere

Tornando al made in France. In fiera come ogni anno c'è parecchio interesse verso i quattro artisti finalisti del Premio Marcel Duchamp, istituito nel 2000 è il più importante premio per l'arte contemporanea in Francia ed è stato assegnato il 4 ottobre: le opere del vincitore, il video-artista Eric Baudelaire (1973) non erano però presenti in nessuno stand, grande successo invece per il duo finalista, Ida Tursic e Wilfried Mille, tre delle loro installazioni pittoriche erano in vendita da una powerhouse quale è Almine Rech rispettivamente a 10, 24 e 46.000 euro, sold-out fin dai primi giorni di fiera. Venduto anche l'unico lavoro presente in fiera di Marguerite Humenau (1986), altra finalista del premio: la sua scultura in bronzo presso lo stand di CLEARING era offerta a 55.000 euro, un prezzo alto forse più frutto dello slancio del momento che del percorso organico dell'artista. L'altra artista in finale, Katinka Bock (1976) era presente con due piccole installazioni dalla galleria parigina Jocelyn Wolff , di cui una subito venduta.

Gil italiani. Artisti galleristi e collezionisti: delle 199 gallerie presenti a Fiac, 17 erano italiane. Esordio assoluto per Laveronica di Modica e APALAZZOGALLERY di Brescia. La galleria bresciana ha scelto per la sua prima un solo show di Nathlie Provosty (Cinicinnati, 1981). Gli eleganti olii su lino in vendita da 8.000 a 65.000 mila dollari sono stati quasi tutti acquisiti, principalmente da collezioni europee, anche istituzionali.

Bene Raffaella Cortese , presente con un group show a trazione soprattutto femminile; lavori di Sylvia Bachli, Yael Bartana, Roni Horn, Joan Jonas, Kimsooja tra gli altri. L'opera cardine dello stand un disegno su carta nepalese di oltre 4 metri di Kiki Smith («Telepathic», 2009), proposto a 100.000 euro è stato venduto ad una collezione internazionale il giorno dell'opening.

Massimo Minini e Francesca Minini condividono lo stand a Fiac per la prima volta, per loro varie vendite dei dipinti di London Metz, proposti con prezzi nel range dei 20-30.000 euro e soddisfazione per l'acquisizione di un'opera di Mika Tajima da parte della Kadist Foundation . Alessandra Minini si è detta molto soddisfatta anche se ha registrato un lieve calo rispetto all'anno scorso constatando come altri colleghi che l'opening troppo allargato nelle presenze ha reso caotico l'ambiente e non ha propiziato le vendite.

Lucio Fontana e i maestri dell'Arte povera a parte, gli artisti italiani non sono quasi pervenuti tra gli stand delle gallerie estere, tra le poche eccezioni un'opera di Valerio Adami («L'incantesimo del lago», 1984) proposto a 165.000 euro e andato invenduto i giorni di fiera da Templon. Molte vendite, invece, per la mostra personale di Adami in galleria durante i giorni di Fiac. Due opere di Monica Bonvicini erano, invece, presenti nello stand di Peter Kilchmann , una venduta e una («Anger is Like», 2019) proposta a 39.000 euro era in trattativa avanzata con una collezione privata. Nessuna opera, invece, di Ettore Spalletti, probabilmente un gesto di bon ton visto la recentissima scomparsa.

Molti infine i collezionisti italiani, diversi dei quali hanno onorato la loro presenza in fiera effettuando acquisti: Mauro de Iorio ha acquisito un dipinto di Giulia Andreani (1985) dalla galleria Max Hetzler , proposto a 9.000 euro; Francesco Taurisano un olio su tela di Ellen Gronemeyer da Anton Kern per 18.000 dollari e, infine, Andrea Fustinoni una carta di Silvia Bachli da Raffaella Cortese per la collezione del Grand Hotel Miramare di Santa Margherita Ligure.

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