hedge fund

La scommessa persa (per ora) da Bridgewater

di Alessandro Graziani


default onloading pic

3' di lettura

Ray Dalio, patron dell’hedge fund americano Bridgewater, è considerato uno dei più aggressivi asset manager del mondo. E anche uno che non sbaglia (quasi) mai. Quando all’inizio di ottobre del 2017 - in coincidenza con l’inatteso varo dell’Addendum sulla contabilizzazione degli Npl da parte della Vigilanza della Bce - il fondo si è lanciato in una scommessa al ribasso da 1,3 miliardi contro l’Italia, in molti hanno pensato a un imminente crollo delle azioni italiane quotate a Piazza Affari.

«Si tratta della più ampia scommessa mai fatta in Europa da Bridgewater», fu il commento dei grandi media internazionali che, forse involontariamente o forse no, amplificarono l’eco della puntata da circa 1,3 miliardi, poi incrementata, contro l’Italia. Nel mirino finirono dieci società, tutte con quote comprese tra lo 0,5 e lo 0,6% del capitale, tra quelle a maggiore capitalizzazione e liquidità trattate alla Borsa Italiana: Intesa Sanpaolo, UniCredit, Generali, Banco Bpm, Bper, Ubi Banca, Azimut nel settore finanziario; Eni ed Enel tra quelle del settore energia, Prysmian tra quelle industriali.

A poco più di 100 giorni dal lancio iniziale della scommessa, quale è stato l’esito dell’investimento anti-Italia di Bridgewater? Fatti i conti, necessariamente approssimativi perché le quote «shortate» sono state più volte movimentate nel frattempo, risulta che il fondo Usa sia in perdita tra i 40 e i 50 milioni di dollari. Sui due investimenti più significativi in termini di valore, dato che la capitalizzazione individuale delle due società (Intesa Sanpaolo ed Enel) ammonta a oltre 50 miliardi, la perdita supera il 5%. In particolare la posizione short su Intesa è stata aumentata dai 79,3 milioni di azioni del 6 ottobre ai 126,9 milioni del 16 gennaio. In rosso - per il fondo che ha venduto - anche le scommesse contro Eni (vendute in ottobre a 14 euro contro i 14,94 di ieri) e sia pure di poco quelle contro UniCredit (17,45 contro gli attuali 17,8), Generali (15,61 contro i 16,19 di ieri sera) e Banco Bpm (2,84 contro i 2,976 dell’ultima chiusura). Praticamente invariato il valore degli investimenti in Ubi, Azimut e Prysmian. In lieve calo (e quindi in guadagno per chi lo ha venduto allo scoperto) solo le quotazioni di Bper scese dai 4,89 euro di inizio ottobre ai 4,58 di ieri.

È presto per dire se la scommessa di Bridgewater è stata sbagliata oppure no. L’orizzonte di un grande investimento non può che essere di medio periodo e le incognite a favore del fondo guidato da Dalio sono numerose: il rischio-Italia pre e post elezioni politiche, la progressiva fuoriuscita dal Qe della Bce entro fine anno, le nuove misure della Vigilanza sul trattamento degli Npl nei bilanci delle banche. Quello che si può dire con certezza già da ora è che lo scossone lanciato ad alta voce sui mercati a inizio ottobre da Bridgewater non ha avuto per il momento la consueta coda di investitori disposti a seguire il «capobranco» dei ribassisti. Ma è anche vero che è presto per dire che il grande fondo Usa abbia sbagliato obiettivo: bastano una o due giornate di ribasso dei mercati perchè lo short torni in pareggio.

«A mio avviso perderanno significative opportunità di guadagnare con queste buoni azioni italiane», era stato il commento del ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina quando Bridgewater aveva reso nota la scommessa anti-Italia. Da oggi al forum economico di Davos, sono attesi sia Messina che Dalio. Chissà se ci sarà un’occasione di confronto, pubblica o riservata, sulle prospettive dell’Italia e del suo sistema bancario.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...