Previdenza complementare

La scorta di quota 100

di Gaia Giorgio Fedi


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(Stefano Carofei / AGF)

3' di lettura

Con l’adozione di quota 100 chi vorrà anticipare il ritiro dovrà accontentarsi di vitalizi più leggeri fino al 30 per cento. Diventerà ancora più importante quindi pensare per tempo ad aderire alla previdenza integrativa. In questo modo si potrà contare su un tenore di vita più adeguato anche in presenza di eventuali discontinuità lavorative; garantirsi l’anticipo di un gruzzolo in alcune situazioni (acquisto della prima casa per sé o per i figli, spese mediche, inoccupazione o invalidità).

Ovviamente i vantaggi saranno maggiori per chi si è mosso per tempo, visto che l’entità della rendita complementare dipende anche dal numero di anni durante i quali sono stati fatti i versamenti, oltre che dall’ammontare dei versamenti e dai rendimenti ottenuti. In ogni caso, se la rendita annua che deriva dalla conversione del 70% del montante finale è inferiore al 50% della pensione sociale (che per il 2018 è di 5.889 euro divisi su 13 mensilità), la prestazione sarà erogata sotto forma di capitale. Questa facoltà piace sempre più anche a coloro che sono sulla soglia della pensione e che iniziano il piano in età avanzata anche per poter sfruttare i vantaggi fiscali che ancora si possono sfruttare: chi versa il premio entro la fine dell’anno può infatti contare sulla deducibilità dello stesso nella prossima dichiarazione relativa ai redditi 2018.

Le tre opzioni
Le forme pensionistiche complementari disponibili oggi in Italia sono tre: i fondi pensione negoziali, i fondi pensione aperti e i piani individuali pensionistici (o Pip). I fondi pensione negoziali (detti anche fondi pensione chiusi) sono istituiti nell’ambito della contrattazione collettiva, nazionale o aziendale: l’adesione è quindi consentita solo alle specifiche categorie individuate dai relativi accordi e i lavoratori beneficiano anche del contributo del datore di lavoro. I fondi pensione aperti sono invece istituiti da banche, Sgr e compagnie assicurative, e possono aderirvi professionisti, lavoratori autonomi, lavoratori dipendenti.
I Piani individuali pensionistici (Pip) sono invece forme istituite dalle compagnie assicurative sotto forma di polizze vita (contratti di ramo I, di ramo III o combinazioni tra le due forme), che possono raccogliere adesioni solo su base individuale, ma ai quali può aderire chiunque. Come i fondi pensione aperti, anche i Pip sono costituiti come forme di patrimonio separato dall’attività della compagnia.

I vantaggi fiscali
Tutte le forme pensionistiche integrative sono sottoposte alla stessa disciplina, anche sul piano fiscale. Alla luce della continua discesa del tasso di sostituzione (il rapporto tra il salario percepito nell’ultimo anno di lavoro e la prima annualità di pensione) e delle crescenti tensioni sul sistema pensionistico pubblico legate alla senescenza della popolazione, lo Stato infatti ha cercato negli anni di promuovere l’adesione alla previdenza complementare con dei vantaggi fiscali. Anche se negli ultimi anni il trend favorevole si è interrotto: la tassazione sui rendimenti è stata innalzata dall’11,5% al 20% benché al momento non sia stato toccato il tetto di deducibilità che oggi arriva a 5.164,57 euro annui e vale quindi sicuramente per chi aderisce entro la fine dell’anno. Entro questa cifra i versamenti alle forme complementari possono essere portati in deduzione prima del calcolo della base imponibile (e quindi in alcuni casi possono anche far scendere l’aliquota). Il risparmio può essere sostanzioso, soprattutto per chi aderisce con un certo anticipo rispetto al momento in cui andrà in pensione. Come si vede nella simulazione riportata nella tabella, un 47enne con un reddito annuo di 65mila euro, che versi 5mila euro l’anno, otterrà alla scadenza un montante netto di 95.924 euro, che sommato al risparmio fiscale dà un totale di 135.424 euro con un vantaggio (confrontato con il totale versato) del 37%; se gli stessi parametri vengono applicati a qualcuno che inizia a versare a 60 anni, in tal caso il montante netto sarà di 30.960 euro, che con i risparmi fiscali sale a 45.310 euro (con un risparmio sulle dichiarazioni dei redditi quindi di quasi 15mila euro). Il calcolo è stato fatto su redditi di 65 mila euro annui, con aliquota marginale del 41% e un discreto risparmio fiscale. La tassazione finale sarà invece del 15% che può scendere ancora per i piani di lunghissima durata.

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