gli effetti di brexit

La Scozia chiede un secondo voto sull’indipendenza entro l’anno prossimo

La premier Nicola Sturgeon, sull’onda della popolarità crescente, sfida Londra e vuole un nuovo referendum. Il Governo Johnson, cui spetta concederlo, esclude la consultazione «per almeno una generazione»

di Nicol Degli Innocenti

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(AFP)

2' di lettura

Il referendum sull’indipendenza della Scozia s’ha da fare e in tempi brevi: la premier Nicola Sturgeon è tornata a sfidare Londra chiedendo un secondo voto entro il prossimo anno.
«Il referendum per molte ragioni dovrebbe tenersi all’inizio del nuovo Parlamento», ha detto la leader dello Scottish National Party (Snp). Le elezioni si terranno in Scozia il 6 maggio 2021 e le previsioni sono di una vittoria schiacciante dell’Snp, che già domina Holyrood. Spetta al premier britannico concedere a Edimburgo il diritto di procedere con un secondo referendum sull'indipendenza. Boris Johnson ha categoricamente respinto l’idea di permettere un voto che potrebbe spaccare il Regno Unito.

Johnson: questione chiusa «per almeno una generazione»
La Sturgeon però insiste perchè conta sulla vittoria elettorale in maggio per forzare la mano a Johnson. Una netta maggioranza per l’Snp sarebbe un chiaro mandato per un secondo referendum e il calcolo della leader è che un persistente rifiuto del premier britannico di dare una voce agli scozzesi sarebbe considerato poco democratico.Il no all’indipendenza aveva vinto con il 55% dei voti nel primo referendum del 2014. La posizione del Governo di Londra è che il voto c’è stato, gli scozzesi hanno scelto di restare parte del Regno Unito e la questione è chiusa «per almeno una generazione», come ha detto Johnson. Alister Jack, il ministro responsabile per gli Affari scozzesi, ha dichiarato che non ci sarà un referendum almeno «per 25 o 40 anni».

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L’indipendenza in vantaggio nei sondaggi
Dal 2014 a oggi però sono cambiate molte cose. Quest’anno per la prima volta da allora tutti i sondaggi di opinione mostrano un aumento del sostegno per l’indipendenza della Scozia, con percentuali variabili dal 51% al 59 per cento.Il motivo è Brexit. Molti scozzesi che avevano votato a favore di restare nel Regno Unito nel 2014 adesso hanno cambiato idea perché per loro è importante restare parte dell’Unione europea. La Scozia per motivi storici e culturali si sente profondamente europea. Tre quarti degli scozzesi avevano votato contro Brexit nel referendum sulla Ue del giugno 2016 e, come ha sottolineato più volte la Sturgeon, «la Scozia non vuole essere trascinata fuori dalla Ue contro la sua volontà».

La priorità adesso è la pandemia
La premier ha sottolineato però che la sua priorità ora è superare l’emergenza coronavirus. «Ho passato tutta la vita a credere e a combattere per l’indipendenza, ma ora sono la premier della Scozia - ha detto la Sturgeon -. La mia responsabilità principale è la salute dei cittadini e intendo concentrarmi su questo». La Scozia è stata duramente colpita dall’epidemia, con un aumento dei contagi inferiore solo all’Inghilterra e alla Spagna in Europa. Oltre 3.600 persone sono morte su una popolazione di 5,4 milioni e la nazione è in lockdown da settimane.La popolarità della Sturgeon però è salita negli ultimi mesi. Secondo i sondaggi, la maggioranza degli scozzesi ritiene che la premier stia gestendo bene l’emergenza sanitaria e soprattutto abbia avuto il tono giusto, ammettendo di avere commesso errori e rivolgendosi alla gente con grande umiltà, empatia e trasparenza. Il 74% degli interpellati approva la gestione della Sturgeon mentre Johnson ottiene solo il 19 per cento.

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