Cassazione

La scuola cattolica non può discriminare gli insegnanti per l’orientamento sessuale

Confermato il risarcimento anche per il danno morale in favore della professoressa al quale non era stato rinnovato il contratto. Risarcite anche la Cgil e l’associazione Certi Diritti per la lesione collettiva

di Patrizia Maciocchi

Scuola: potere d'acquisto degli insegnanti invariato da 5 anni

3' di lettura

Risarcita con oltre 43 mila euro dalla scuola paritaria cattolica la professoressa discriminata in base al suo, presunto, orientamento sessuale. Via libera della Cassazione (sentenza 31071) anche al danno - per discriminazione collettiva in favore dell’associazione radicale Certi Diritti e della Cgil locale - quantificato in 10 mila euro ciascuno. La Sezione lavoro della Suprema corte mette così la parola “fine” alla vicenda che ha visto coinvolta una docente trentina, alla quale era stato negato, nel 2014, il rinnovo del contratto da parte di un istituto religioso cattolico, gestito dalla suore.

I diritti inviolabili della persona

Alla base del no i sospetti sul suo orientamento sessuale. Inutile per le ricorrenti appellarsi alla libertà di organizzazione e di insegnamento e alle sue finalità ispiratrici, come garantito anche dal Concordato, pena la lesione del principio di eguaglianza che deve tenere conto delle diverse situazioni. Per la Cassazione però «la ricorrente invoca disposizioni, anche costituzionali, a fondamento della libertà di organizzazione dell’istituto religioso, ma non spiega adeguatamente come questa libertà possa legittimare condotte apertamente discriminatorie come quelle ritenute e accertate dai giudici trentini». In effetti la prima condanna era arrivata dal giudice del lavoro di Rovereto, in Trentino Alto Adige. Il Tribunale aveva affermato che «la presunta omosessualità dell’insegnante nulla aveva a che vedere con la sua adesione o meno al progetto educativo della scuola» e che la docente «ha subito una condotta discriminatoria tanto nella valutazione della professionalità, quanto nella lesione dell'onore». Era stata inoltre verificata una «discriminazione collettiva» perché la condotta della scuola «ha colpito non solo la ricorrente, ma ogni lavoratore potenzialmente interessato all’assunzione presso l’Istituto». Su quella scia si è mossa la Corte d’Appello prima e poi la Cassazione confermando i risarcimenti anche all’associazione sindacale e a quella per i diritti civili.

Loading...

Lesi gli interessi collettivi

Non passa neppure la contestazione della difesa sulla violazione dei principi in materia di danno morale che, ad avviso delle ricorrenti, sarebbe stato riconosciuto dai giudici solo sulla base del fatto stesso. Gli ermellini ricordano che il bene persona non ha prezzo, in caso di danno morale, a differenza del danno patrimoniale, il ristoro non può mai essere basato su un’esatta commisurazione. Si impone dunque una valutazione equitativa, quando, come nel caso esaminato sono lesi valori garantiti dalla costituzione, i diritti inviolabili e fondamentali della persona. E, in particolare i diritti all’integrità psico-fisica e alla salute, all’onore e alla reputazione, all’integrità familiare, allo svolgimento della personalità e alla dignità umana.

Confermato, diritto dell’Unione alla mano, anche il danno da discriminazione collettiva, anche questa contestato dalla difesa in assenza di prove del pregiudizio patito dalle associazioni ricorrenti. Per la Suprema corte va risarcita la lesione degli interessi rappresentati dalle organizzazioni, come enti esponenziali di interessi collettivi. La Cassazione sottolinea che la direttiva 2000/78 sulla parità di trattamento nel lavoro - secondo l’interpretazione della Grande Chambre della Corte di giustizia (Sentenza del 23 aprile 2020, Causa C-507/18) - non è di ostacolo alle norme interne che garantiscono alle associazioni la libertà di essere presenti nei giudizi per il legittimo interesse al rispetto delle norme europee che vietano qualunque tipo di discriminazione in tema di occupazione lavorativa.

Sdoganate anche le sanzioni in caso di violazioni che, per essere in linea con le norme Ue, devono essere proporzionate e dissuasive. Canoni rispettati nello specifico in base alla gravità della discriminazione.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti