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La Scuola del cuoio si rafforza e attrae talenti con la Schola Academy

di Silvia Pieraccini

 Nel “vecchio” laboratorio di pelletteria in Santa Croce si continuano a produrre borse e portafogli

3' di lettura

Se Firenze è oggi uno dei più importanti centri europei della produzione di pelletteria, il distretto a cui i grandi marchi internazionali guardano per aprire fabbriche e laboratori, il merito è in larga parte degli artigiani che hanno appreso, affinato e tramandato le competenze - quelle che i francesi chiamano savoir faire e gli inglesi know how - dando corpo alla tradizione.

Tra questi artigiani c’erano, una novantina di anni fa, Marcello Gori e Silvano Casini, che nel 1950 furono chiamati dai frati francescani del monastero fiorentino di Santa Croce, parte del complesso monumentale che dalla fine del Duecento è uno scrigno d’arte e di spiritualità, per insegnare agli orfani di guerra l'arte della lavorazione della pelle. I frati misero a disposizione un'ala del convento, proprio dietro la Basilica di Santa Croce, e nacque così la Scuola del Cuoio, istituzione che per anni ha aiutato tanti giovani in difficoltà, disoccupati, invalidi, ex detenuti, malati mentali, a imparare un lavoro.

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Quella tradizione artigianale non si è mai interrotta, e la Scuola del Cuoio continua a funzionare ancora oggi, seppur con modalità diverse - produzione e vendita di pelletteria da un lato, formazione dei giovani dall’altro - portata avanti dalle figlie di Marcello Gori (morto nel 2003), Laura, Francesca e Barbara, e dalle loro famiglie. Nel “vecchio” laboratorio di pelletteria in Santa Croce, in un ambiente di grande fascino e memoria, si continuano a produrre borse, portafogli e accessori in pelle, venduti al pubblico in un’ala del complesso monumentale; ma lo stesso laboratorio viene utilizzato anche per i master della Scuola del Cuoio e per i corsi organizzati dalla Fondazione Marcello Gori, nata di recente per recuperare l’antica missione sociale.

I corsi di formazione-base per pellettieri della Scuola del Cuoio, invece, sono stati trasferiti in un ambiente più grande e funzionale. Nel 2020 vicino a Porta Romana, in una ex lavanderia degli anni Quaranta, è nata Schola Academy, una srl a capitale privato che raggruppa Scuola del Cuoio (pelletteria), Tommaso Melani titolare del marchio Stefano Bemer (calzature), Giulio Picchi del ristorante Il Cibreo e Alessandro Colombo, direttore di scuole di moda e design.

Schola è un hub per creativi che «nasce per preservare “l'intelligenza delle mani” - spiega Tommaso Melani, che è nipote di Marcello Gori - con l’idea di formare alla tecnica artigianale ma anche di ispirare gli studenti, mostrando loro altre artigianalità e invitandoli ad esplorarle». Gli studenti frequentano lezioni comuni nel settore della creatività, del design, del marketing e della comunicazione e classi-laboratorio specifiche nel loro campo di studio. I corsi di Borse sono tenuti da Scuola del Cuoio, durano 20 settimane e accolgono 18 studenti per semestre, ma ci sono anche corsi brevi estivi. Gli aspiranti pellettieri arrivano da tutto il mondo (attualmente, per le restrizioni imposte dal Covid, soprattutto da Europa e Usa). «Vogliamo continuare nella formazione artigianale come abbiamo sempre fatto – aggiunge Tommaso Melani - ma anche valorizzare questa artigianalità al di fuori degli studenti iscritti al corso, per attivare una sorta di contaminazione artigianale».

Il circolo virtuoso di Schola si chiude con la selezione a fine corso dei talenti, che hanno accesso a periodi di master nelle aziende fiorentine in vista dell’inserimento in realtà «che fanno del “fatto a mano” una filosofia non solo produttiva ma anche di vita», aggiunge Melani.

Una filosofia che era all’origine della Scuola del Cuoio pensata dai frati francescani negli anni Cinquanta, che ora la famiglia Gori ha deciso di recuperare, insieme con la missione sociale di aiuto ai più deboli, dando vita alla Fondazione Marcello Gori. La Fondazione finanzierà borse di formazione-lavoro per insegnare il mestiere di pellettiere artigiano a chi è a rischio di emarginazione. Nella prima edizione le borse di studio sono sei e sono andate a malati psichiatrici, tossicodipendenti, alcolisti, giovani con difficoltà familiari, detenuti ammessi al lavoro all'esterno, persone senza fissa dimora. Il percorso di studio, della durata di nove mesi, è cominciato il 3 ottobre scorso e si tiene appunto nell’antico laboratorio accanto alla Basilica, sotto la guida dei maestri artigiani della Scuola del Cuoio. «Alla fine di questo percorso anche chi non ha mai visto un pezzo di pelle saprà fare una borsa – spiega Barbara Gori, presidente della Fondazione Marcello Gori e della Scuola del Cuoio -. L'artigianato permette a tutti di esprimere la fantasia, la creatività e l'entusiasmo che a volte è difficile esprimere a parole».

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