ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùVerso la riapertura

Scuola, lunedì 10% di personale assente. In Sicilia rinvio di 3 giorni

Lezioni a distanza per due settimane, appello dei capi d’istituto al governo e ai presidenti di Regione. Ordinanza Campania: scuole dell’infanzia, elementari e medie chiuse fino al 29 gennaio. Governo: la impugneremo

di Nicola Barone

Articolo aggiornato l’8 gennaio alle 16.05

De Luca: "Livello demenzialità misure anti Covid va oltre immaginazione"

6' di lettura

È scontro sulla scuola. Omicron scombina i piani e fa tornare prepotentemente lo spettro della dad quanto tutti speravano potesse essere solamente un brutto ricordo. In piena fase di espansione dei contagi si annuncia non privo di incognite il rientro tra i banchi. I nuovi criteri-guida stabiliti dal Governo per gestire la fase di ripartenza sono stati messi a punto per garantire lezioni «in presenza e sicurezza». Ma del rischio di una «situazione ingestibile» parlano i presidi, firmatari di un appello perché vengano concesse due settimane di didattica a distanza. Così come serpeggia incertezza nei genitori chiamati a districarsi nel quadro dei protocolli che prevedono percorsi differenziati secondo i vari casi. «Nessun ripensamento», taglia corto il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. «Siamo molto attenti a voci che ci arrivano dal Paese, ma anche dalle tante voci che ci dicono che la scuola debba restare in presenza». Concetto ribadito dal ministro della Salute Roberto Speranza: «Il governo ha scelto di tutelare il più possibile la scuola in presenza e in sicurezza».

Le novità del decreto

Nella scuola dell’infanzia gli insegnanti dovranno indossare le mascherine Ffp2, così come nelle classi delle primarie e secondarie dove ci sono alunni che non hanno la mascherina perché esentati per specifici motivi. L’ultimo decreto introduce poi nuove regole per la gestione delle quarantene: alla materna, in presenza di un positivo in classe, scatta la sospensione delle attività per 10 giorni mentre alle elementari con un solo caso si applica la sorveglianza, che prevede un tampone al primo e al quinto giorno dalla scoperta del caso, e con due si va in dad per 10 giorni. Per medie e superiori la norma prevede invece tre diversi step: con un caso di positività si continua ad andare a scuola in presenza e si applica l’autosorveglianza e l’obbligo di mascherine Ffp2; con due casi chi è vaccinato con il booster o guarito da meno di 4 mesi resta in classe, i non vaccinati e i vaccinati e guariti da più di 120 giorni vanno invece in dad; con 3 positivi, tutta la classe resta a casa e segue le lezioni da remoto per un tempo massimo di 10 giorni. «Abbiamo fatto tutto ciò che dovevamo fare - insiste Bianchi - i ragazzi delle classi superiori sono vaccinati per il 75% con prima dose e all’84% con seconda dose. Appena abbiamo avuto la disponibilità da parte delle autorità europee, abbiamo vaccinato i bambini. I nostri ragazzi sono per tre quarti coperti a livello vaccinale. E stiamo continuando a vaccinare, perché questa è la strada. Un impegno del Governo testimoniato dai 92 milioni messi a disposizione del generale Figliuolo in cui riponiamo la massima fiducia».

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Appello dei presidi, «situazione ingestibile»

Una «programmata e provvisoria» sospensione delle lezioni in presenza (con l’attivazione di lezioni a distanza) per due settimane «è sicuramente preferibile ad una situazione ingestibile che provocherà con certezza frammentazione, interruzione delle lezioni e scarsa efficacia formativa». Questo l’appello rivolto al presidente del Consiglio Mario Draghi, a Bianchi e ai presidenti delle Regioni promosso da una ventina di presidi e che ha già raggiunto oltre 1.500 adesioni di dirigenti scolastici di tutta Italia. Nella richiesta si ricorda che «da due anni lavoriamo incessantemente per garantire un servizio scolastico gravemente provato dalla pandemia» ma «a pochi giorni dall’inizio delle lezioni dopo la pausa natalizia, durante la quale non ci siamo mai fermati, stiamo assistendo con preoccupazione crescente all’escalation di assenze». Si parla infatti di «numeri altissimi, mai visti prima» e quindi «non sapremo, privi di personale, come accogliere e vigilare su bambini e ragazzi» e «ci troveremo nell’impossibilità di aprire i piccoli plessi e garantire la sicurezza e la vigilanza». A differenza delle precedenti ondate, «già prima della sospensione natalizia abbiamo assistito ad un’elevata incidenza di contagi all’interno delle classi (alunni e docenti, anche se vaccinati)», proseguono i dirigenti scolastici secondo cui «si tratta di una situazione epocale, mai sperimentata prima, rischiosa e ad oggi già prevedibile. Non è possibile non tenerne conto».

Stimato 10% di assenze nel personale scolastico

«Stimiamo che lunedì potrebbero essere assenti 100.000 dipendenti della scuola su un milione - tra docenti e personale Ata - ovvero un 10% del totale, per le più svariate questioni legate a Covid, quarantene, vaccini eccetera». Lo dice interpellato dall’ANSA il presidente dell’associazione nazionale presidi Antonello Giannelli precisando “che per ovvi motivi si tratta di numeri stimati approssimativamente e che saranno verificati una volta aperte le scuole”.

De Luca: non riapro materne, elementari e medie

Anche dalle Regioni giungono proteste e richieste di rinvio. «È irresponsabile aprile le scuole il 10 gennaio. Per quello che ci riguarda non apriremo le medie e le elementari. Non ci sono le condizioni minime di sicurezza». Così il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, in diretta Fb.

Nell’ordinanza numero 1 del 2022 si legge che “con decorrenza dalla pubblicazione del presente provvedimento e fino al 29 gennaio 2022 è disposta la sospensione delle attività in presenza dei servizi educativi per l’infanzia di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, e dell’attività scolastica e didattica in presenza della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado».

L’opzione potrebbe avere tecnicamente un vantaggio in prospettiva. In questo contesto epidemiologico, «due settimane di didattica a distanza sarebbero molto importanti. Perché oggi siamo a 200mila casi sottostimati, immaginiamo tra una settimana cosa vedremo. Se non facciamo due settimane adesso dovremo fare una cosa frammentata per i prossimi tre mesi», spiegato Guido Rasi, consulente del commissario per l’Emergenza Covid Figliuolo ex direttore esecutivo dell’Agenzia europea dei medicinali (precisando di parlare «a titolo assolutamente personale»).

Governo pronto a impugnare decisione Campania

Il governo è intenzionato a impugnare la decisione del presidente della Campania Vincenzo De Luca di tenere chiuse le scuole medie ed elementari. Lo si apprende da fonti di Palazzo Chigi. Per l’impugnativa, viene spiegato, è necessario un passaggio in Consiglio dei ministri.

La Sicilia rinvia riapertura di 3 giorni

La Sicilia invece prende tempo. Il governo regionale rinvierà la riapertura delle scuole di tre giorni per consentire di verificare tutti gli aspetti organizzativi a causa dell’aumento dei contagi da Covid. E’ quanto emerge dalla task force regionale riunitasi, alla presenza degli assessori regionali alla salute Ruggero Razza e all’istrizione Roberto Lagalla, che si è conclusa da poco. Mercoledì prossimo è prevista un’altra riunione della task force. Lo rende noto il Comune di Palermo.

Ordine medici, «stop 15 giorni e recupero a giugno»

Posticipare l'apertura delle scuole, recuperando poi a giugno. È invece la proposta che il presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, lancia per cercare di contenere l'aumento dei contagi e dei ricoveri che sta mettendo a dura prova il Servizio sanitario nazionale. «C'è, tra i colleghi, una forte preoccupazione per il picco atteso verso la metà del mese - spiega Anelli -. Le misure messe in atto dal Governo sono importanti ma potrebbero non essere sufficienti per arginare il diffondersi dell'epidemia. I due anni trascorsi ci hanno insegnato che una misura davvero efficace è quella di limitare, in vista del picco, i contatti tra le persone. La riapertura delle scuole, in un momento in cui gli studenti hanno appena iniziato a vaccinarsi o a fare i richiami, a seconda delle fasce d'età, ci preoccupa, così come preoccupa i presidi. Per questo chiediamo uno stop di 15 giorni, da recuperare poi a giugno, quando dovremmo essere fuori dall'emergenza».

Ministero convoca sindacati su nuove regole Covid

Il Ministero dell’Istruzione ha convocato i sindacati della scuola domani mattina 8 gennaio, alle 10, per una informativa sulle nuove regole per la gestione dei casi di positività previste dal decreto legge approvato lo scorso 5 gennaio. Lo rendono noto fonti dello stesso ministero. Proprio i sindacati non nascondono le proprie riserve sulla ripresa nelle condizioni attuali. «I dirigenti scolastici stanno raccogliendo le certificazioni per la quarantena dal personale e dalle famiglie. Dopo la decisione del Consiglio dei ministri, sono scattate tutte le azioni che dovrebbero garantire un rientro in presenza ma è solo una narrazione virtuale, spiacevole e incoerente. In migliaia di istituzioni scolastiche ci sono elevati rischi di ripresa a singhiozzo, di attività didattiche per poche ore o solo per qualche classe», dice la segretaria della Cisl Scuola Maddalena Gissi. «Scegliere di aprire le scuole per un’azione che rischia di rimanere sulla carta senza riflettere sugli effetti collaterali e sugli interventi inadeguati di cui nel frattempo nessuno si è preoccupato, ha deluso i tanti che si aspettavano decisioni di buon senso più che di estetica istituzionale. I dirigenti attiveranno comunque la Dad per necessità, così come è previsto nel protocollo per la sicurezza al fine di eliminare occasioni di contagio; è ancora una volta un modo per aggirare le responsabilità a livello di Governo, scaricando le decisioni su chi vive i problemi e deve risolverli. Restiamo in attesa di una convocazione urgente del ministero; non vorremmo leggere sull’ennesima circolare come si interpretano le norme», conclude la dirigente sindacale. Per la vicesegretaria generale della Cgil Gianna Fracassi e il segretario generale della Flc Cgil Francesco Sinopoli «sarebbe stato fondamentale non farsi cogliere impreparati da nuove varianti e non eliminare quindi misure precauzionali a partire dal distanziamento e dallo sdoppiamento delle classi». In particolare, «dai comunicati ufficiali del Governo rileviamo che le procedure indicate sono basate sulla tempestività ed efficacia dei tracciamenti che, in questo difficile momento, le Asl non sono più in grado di assicurare».

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