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La scuola, il posto di lavoro e la piazza: i luoghi dell’educazione finanziaria

Si apre il mese dell’educazione finanziaria. In un convegno a Bologna, la presidente del Comitato che promuove e coordina a livello nazionale le iniziative su questo tema, Annamaria Lusardi, ha indicato le prospettive delle iniziative di ottobre 2022, indicando i luoghi privilegiati per raggiungere le persone nei luoghi in cui vivono

di Antonio Criscione

(Adobe Stock)

I punti chiave

  • Educazione finanziaria
  • Annamaria Lusardi
  • Comitato per l’educazione finanziaria

3' di lettura

La scuola, il posto di lavoro, le piazze. L’educazione finanziaria per essere efficace deve raggiungere le persone nei luoghi in cui queste vivono. È questa la convinzione di Annamaria Lusardi, presidente del Comitato per l’educazione finanziaria, che ha aperto il convegno svoltosi a Bologna nel primo giorno del mese di ottobre, sul tema che caratterizza quest’anno il mese dedicato a questo tema: Costruisci oggi quello che conta per il tuo futuro.

Un appello innanzitutto quello di Lusardi: «Affinché l'educazione finanziaria arrivi a tutti, chiediamo l'aiuto di tutti - dice la presidente -. E sono molti ad avere aderito a questo appello e continuano ad aumentare negli anni». Alla partenza del mese dell’educazione finanziaria, le proposte di iniziative arrivate al Comitato sono circa 770, già in crescita rispetto alle circa 700 dello scorso anno.

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La presidente avverte però che il mese dell’educazione finanziaria non si ferma ad ottobre: «L'obiettivo è aprire una porta. Vogliamo piantare dei semi che possano dare il loro frutto nel futuro. Ottobre è anche il mese della prevenzione del tumore al seno. Essere informati, prevenire significa prendersi cura di noi e del nostro futuro. Dobbiamo costruire oggi quello che conta per il futuro».

Punto di partenza dunque la scuola. Avverte Lusardi: «La conoscenza finanziaria oggi è importante come saper leggere e scrivere. E' importante per capire il mondo intorno a noi e partecipare alla vita sociale. Dobbiamo partire dalle scuole perché solo così si raggiungono tutti i giovani». La presidente del Comitato avverte infatti che le conoscenze finanziarie in Italia sono appannaggio di un numero modesto di giovani, che è inferiore agli altri paesi, ma è anche un gruppo privilegiato. «Appartengono a famiglie con alto livello culturale e redditi elevati. E sono principalmente studenti maschi.

L'Italia è l'unico paese tra quelli europei che hanno partecipato alla raccolta dati Ocse, in cui le differenze di genere nell'educazione finanziaria sono presenti già nei quindicenni». L’educazione finanziaria quindi è quasi un bene di lusso, qualcosa riservato a pochi. Per questo avverte Lusardi: «Dobbiamo democratizzare l'educazione finanziaria e renderla accessibile a tutti, e per questo occorre partire dalle scuole. I giovani sono il nostro futuro e l'edufin deve essere rivolta a loro. Per questo sono felice che molte iniziative di questo mese siano rivolte a loro». Oltretutto in una indagine condotta dal Comitato con la Doxa l’anno scorso indicava una percentuale di 88 punti di soggetti che si erano detti favorevoli all’educazione finanziaria nella scuola e - avverte Lusardi - sono anche cresciuti nella nuova rilevazione».

Annamaria Lusardi, presidente del Comitato per l’educazione finanziaria (Imagoeconomica)

Alcune inziative fatte nella scuola, poi possono estendersi, perché i giovani che hanno ricevuto una formazione in questo settore poi si possono muovere in iniziative rivolte agli adulti. Per arrivare a questi ultimi l'educazione finanziaria deve arrivare al mondo del lavoro, avverte Lusardi: «L'educazione finanziaria deve diventare parte del welfare aziendale. Curare la formazione in questo settore significa prendersi cura dei propri dipendenti e della loro salute finanziaria. Occorre ricordare che chi non soffre di ansia finanziaria lavora anche meglio e quindi è un vantaggio per tutti». Lusardi spiega che nella rilevazione dello scorso anno con la Doxa, il 77 per cento degli intervistati si era detto favorevole all’edufin sul posto di lavoro e anche questo dato risulta cresciuto quest’anno.

E infine la piazza. A titolo di esempio Lusardi cita alcune iniziative in città italiane. Per esempio segnala la nascita a Bologna, lo sportello educazione finanziaria e le iniziative di prossimità per raggiungere più persone laddove vivono. «Affinché arrivi l’educazione finanziaria arrivi a tutti, bisogna andare sui banchi del mercato, entrare nei negozi». E ricorda che a Pordenone l’iniziativa “Le botteghe del sapere” si è aperta all’educazione finanziaria. In contemporanea al convegno di Bologna nelle botteghe del mercato settimanale nel centro storico di Pordenone si è parlato di investimenti previdenza, trasparenza, e di “quello che non abbiamo imparato dalle crisi finanziarie”.

Se l’educazione finanziaria è così importante, l’Università assume un ruolo centrale per «trasformare il paese in un laboratorio di educazione finanzia». Tra le altre iniziative, Lusardi ha citato l’iniziativa dell’ateneo di Udine, che ha istituito un corso di Educazione finanziaria per tutti gli studenti con posti a titolo gratuito per gli insegnanti di ogni ordine e grado.

Per quanto riguarda l’attualità, il convegno di Bologna ha messo al centro dell’attenzione in modo particolare il tema dell’inflazione, che per i più giovani risulta un dato inedito e per gli adulti un ricordo remoto. La situazione di crisi attuale mostra che come conclude Lusardi: «L’educazione finanziaria è uno scudo per difenderci nei tempi della crisi».

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