Verso il nuovo anno

La scuola riapre per recuperare i vuoti lasciati da troppa Dad

Corsi attivi dal 1° settembre ma i dati non tornano: il ritardo del Sud, registrato dai test Invalsi, scompare nei voti della maturità

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

Scuola, ritorno in classe fra green pass, mascherine e finestre aperte

3' di lettura

Il conto alla rovescia è iniziato. Tra poco più di una settimana le scuole riapriranno i battenti con la prima attività in calendario al rientro dalle vacanze: i corsi di recupero che rappresentano, da un lato, l’ultima fase del piano estate voluto dal ministro Bianchi per recuperare gli apprendimenti persi a causa degli eccessi di didattica a distanza dei mesi scorsi e, dall’altro, un’introduzione al nuovo anno scolastico 2021/22 che partirà il 13 settembre per primaria, medie e superiori. Come previsto da un’ordinanza ministeriale del 6 agosto scorso.

Si ripartirà da dove ci siamo lasciati. E, cioè, dalla discrepanza tra i dati Invalsi che, ad esempio in quinta superiore, hanno intercettato un aumento dei gap nazionali a discapito del Mezzogiorno e gli esiti dell’esame di maturità (per il secondo anno semplificato a causa del Covid) che invece, proprio al Sud, hanno visto aumentare le eccellenze. Una dicotomia che, proprio perché fotografata a fine percorso, porta a riflettere su come andrebbero organizzati i recuperi (che per i prof sono attività ordinaria). In attesa che parta il piano per la rimozione dei divari territoriali previsto dal Pnrr.

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I dati che non tornano

La fotografia scattata a metà luglio dall’Invalsi lascia poco spazio a commenti: in quinta superiore il 44% di studenti non è arrivato al livello minimo in italiano (eravamo al 35% nel 2019) e addirittura il 51%, vale a dire uno su due, in matematica (42% nel 2019). Ad andar peggio è un po’ tutto il Meridione, in primis Campania e Puglia, non a caso i due territori che hanno fatto più ricorso alle lezioni da casa. Ebbene, proprio nelle due regioni, i ragazzi riportano le votazioni medie tra le più alte d’Italia, rispettivamente, 80,3 e 81,6. Rispetto al 2019 (maturità pre Covid) c’è stato un significativo aumento dei punteggi medi: +3,9 punti quest’anno, +4,6 nel 2020, quando probabilmente i docenti sono stati ancor più di manica larga.

Peraltro, nelle regioni meridionali, specialmente Campania, Puglia, Basilicata, la partecipazione degli studenti alle prove Invalsi è stata più bassa rispetto agli anni passati, probabilmente perchè i test, come nel 2020, non erano requisito di ammissione all'esame di Stato. Il voto medio più elevato alla maturità 2021 è in Calabria, quando nelle stessa regione i risultati delle prove Invalsi in quinta superiori sono risultati piuttosto mediocri.

Emblematico è anche il “caso” delle lodi. Nel 2020/21 sono schizzate a 15.353, di cui 2.318 in Campania e 2.166 in Puglia (in Sicilia 1.857). Addirittura 3mila in più rispetto ai 12mila e passa studenti che l'avevano ottenuta a luglio 2020 (e hanno preso appena 95 euro di “premio”).

EFFETTO COVID SULL'ESAME DI STATO
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Il recupero dei gap

Ma parlare di divari territoriali significa anche guardare al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il Pnrr, all’interno della missione 4 “Istruzione e Ricerca” da 30,88 miliardi, ne destina 1,5 da qui al 2026 al doppio obiettivo di avvicinare le due Italie dell’istruzione e contrastare gli abbandoni scolastici. Il progetto è quello che abbiamo citato più volte: svolgere garantire un livello adeguato (sopra la media Ue) di almeno un milione di studenti all’anno (per 4 anni), anche per mezzo dello sviluppo di un portale nazionale formativo unico.

Ci si arriverà, stando al Piano del governo, formando il 50% dei docenti, orientando i dirigenti scolastici, facendo azioni mirate di mentoring e potenziando il tempo scuola in 2mila istituti. Con un occhio di riguardo a due platee: 120mila studenti tra i 12 e 18 anni, che riceveranno (online) tre ore di mentoring individuale e 17 di recupero formativo; altri 350mila nella fascia 18-24 anni, oltre a 10 ore di mentoring, riceveranno anche consulenze per tornare sui banchi. Un antipasto è atteso già per i prossimi mesi visto che i primi 400 milioni del Pnrr sono programmati per il 2021. E il tempo stringe.

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