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La Sec gela le speranze sul Bitcoin, rinviata l’approvazione di un Etf

di Vito Lops


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(REUTERS)

2' di lettura

Il primo Etf della storia sul Bitcoin non s’ha da fare. La Sec (l’equivalente della Consob negli Stati Uniti) ha rimandato a settembre la decisione sulla quotazione di un fondo passivo che vada a replicare il prezzo del Bitcoin. La proposta in questione è arrivata dalle società VanEck e SolidX ma l’autorità che vigila sul mercato finanziario statunitense ha preso tempo. Relativamente a questa richiesta la Sec tecnicamente ha tempo fino al 30 settembre per «approvare o disapprovare, o avviare un procedimento per determinare se disapprovare» l’autorizzazione dell’Etf. Ma gli esperti sono scettici anche su come andranno le cose a settembre. «Le probabilità che la Sec approvi un Eft sul Bitcoin nel 2018 sono basse - spiega Hany Rashwan, amministratore delegato di Crypto startup Amun Technologies -. Più probabile che si vada a febbraio 2019».

Del resto non si tratta della prima bocciatura. A luglio la Sec ha negato una proposta analoga, avanzata dai gemelli Winklevoss (Tyler e Cameron), oggi impegnati nel campo delle criptovalute ma noti alle cronache finanziarie per aver conteso la proprietà intellettuale del social network Facebook a Mark Zuckerberg, dando vita ad una controversia giudiziaria culminata con un risarcimento di 65 milioni di dollari nel 2008.

Anche in quell’occasione il mercato ha reagito molto male. La quotazione del Bitcon aveva ritrovato la soglia degli 8mila punti per poi sprofondare dopo il primo no della Sec. E ieri, quando è arrivato un altro “mezzo no”, il prezzo del Bitcoin è sceso intraday di oltre 7 punti percentuali posizionandosi sotto i 6.500 dollari. Tali valori rendono amaro il bilancio da inizio anno (-55%) ma non quello dell’ultimo anno, considerato che ad agosto 2017 un Bitcoin valeva meno di 3mila dollari. In ogni caso per l’universo delle criptovalute il momento resta complicato. Rispetto ai fasti toccati a gennaio la capitalizzazione delle cripto ha perso 600 miliardi di dollari e adesso si attesta a 230 miliardi, il livello più basso dallo scorso novembre.

Le vendite non hanno colpito solo il Bitcoin ma a cascata le altre “monete virtuali” più significative, come Ethereum (la seconda per capitalizzazione), Litecoin e Ripple (la terza) che ieri è arrivata a perdere oltre 15 punti percentuali scendendo a 0,35 dollari (a gennaio scambiava a 3). Nella lista delle criptovalute esistenti censita da Coinmarketcap.com - se ne contano oltre 1.600 - solo due tra le prime 100 non hanno perso terreno nelle ultime 24 ore.

Per chi confida nel primo Etf della storia sul Bitcoin appuntamento rimandato a settebre. Nel frattempo l’unico punto fermo di questo mondo (che gli investitori faticano ancora a comprendere a pieno) è la volatilità.

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