arriva la nadef

La seconda ondata del Covid può costare oltre 3 punti di Pil e la ripresa slitta al 2022

Su quest’anno potrebbe pesare per 1,5 punti. A disegnare questo possibile scenario è il Governo nella Nota di aggiornamento al Def attesa lunedì in serata in consiglio dei ministri

di Marzio Bartoloni

Ecco cos'è e perché è così importante la Nadef

4' di lettura

Pil e pandemia camminano insieme e così una seconda ondata del Covid con boom di contagi e ospedali sotto pressione nei prossimi mesi potrebbe costare oltre 3 punti di Pil nel 2021 e 1,5 in quello di quest’anno, con la ripresa che a questo punto si vedrà davvero solo nel 2022. A disegnare questo possibile scenario è il Governo nella Nadef (la Nota di aggiornamento al Def) attesa lunedì in serata in consiglio dei ministri. Nella bozza l’Esecutivo rende note le sue previsioni aggiornate che come anticipato dal ministro dell’Economia Robero Gualtieri prevedono una crescita del Pil programmatica al 6% nel 2021, del 3,8% nel 2022 e del 2,5% nel 2023. Ipotesi, queste, però che potrebbero essere rimesse in discussione da un eventuale recrudescenza del Covid

Il rischio Covid sulla ripresa dell’economia

È la bozza della Nadef in arrivo sull tavolo del consiglio dei ministri a dedicare un paragrafo a questo possibile «Scenario avverso di recrudescenza dell'epidemia». Uno scenario appunto secondo il quale «la ripresa dei contagi osservata a partire da agosto si aggraverebbe sensibilmente nei mesi finali del 2020, portando anche al raggiungimento di livelli guardia in termini di ricoveri ospedalieri». Una situazione che indurrebbe il Governo a «reintrodurre chiusure selettive di alcuni settori e misure di distanziamento sociale». Decisioni che avrebbero un effetto anche sul Pil che a questo punto «subirebbe una nuova caduta nel quarto trimestre». Una scia di mini lockdown e chiusure di attività che potrebbe vedere un «rafforzamento» anche «nei primi mesi del prossimo anno» e così il Pil «continuerebbe a scendere, sia pure - avverte la Nadef - in misura nettamente inferiore a quella della prima metà del 2020 (grazie alle conoscenze e agli strumenti protettivi acquisiti nel frattempo)». Per il Governo infine «l’andamento dell'epidemia migliorerebbe nei mesi primaverili, ma la distribuzione di massa dei vaccini comincerebbe solamente nella seconda metà del 2021». Per questo anche se l’attività economica potrebbe riprendersi già già nel secondo trimestre del 2021 il ritorno alla «situazione pre-crisi sarebbe più lento». Anche perché il peggioramento potrebbe riguardare non solo l’Italia ma anche gli altri Paesi e così la nostra economia sarebbe «pertanto impattata anche attraverso minori esportazioni di beni e servizi». Dunque una vera ripresa potrebbe vedersi davvero solo al 2022.

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L’effetto sui numeri

La Nadef innanzitutto abbassa la variazione del Pil reale per il 2020 al -9,0% (-9,1 per cento nella media dei dati trimestrali), dal -8% della previsione del Def. E se i tassi di crescita del Pil della nuova previsione tendenziale sono di una crescita del 5,1% per il 2021, 3% per il 2022 e 1,8% nel 2023 la Nadef costruisce il suo scenario programmatico sul Pil «alla luce dell'importante novità costituita dal Recovery Plan europeo». Un piano che prevede un pacchetto di sovvenzioni e prestiti che il governo utilizzerà in pieno per finanziare i progetti a cui sta lavorando in queste settimane: in particolare la parte dei sussidi europei sarà impiegata interamente per finanziare nuovi progetti di investimento, mentre i prestiti saranno impiegati in parte anche per finanziare la spesa tendenziale. Grazie a questo piano «il sentiero del Pil reale coerente con queste stime prefigura una crescita del 6,0 per cento nel 2021, 3,8 per cento nel 2022 e 2,5 per cento nel 2023». Tutto questo però al netto di un eventuale «recrudescenza dei contagi da Covid-19 in Italia, che interesserebbe i mesi di ottobre, novembre e dicembre dell'anno in corso e il mese di gennaio del 2021». E che avrebbe un impatto tra effetto diretto sull’economia italiana e le ripercussioni sul commercio mondiale di 1,5 punti di Pil nel 2020 e di 3,3 punti nel 2021. Tanto che anche «la previsione annuale di caduta del Pil per il 2020 scenderebbe dal -9% del quadro tendenziale a -10,5%» e quella del 2021 (sempre tendenziale) «si fermerebbe all'1,8 per cento, contro il 5,1%».

Gli altri numeri e la manovra

Con l'aggiornamento delle variabili macroeconomiche nella Nadef, viene anche definita la cornice entro la quale si metterà a punto la prossima manovra di bilancio. Una manovra nella quale «si prevedono - si legge nella Nota - significative risorse per il sostegno all'occupazione e ai redditi dei lavoratori, segnatamente nei settori più impattati dall'emergenza». Si punta poi a completare «il finanziamento del taglio del cuneo fiscale sul lavoro dipendente» e «si finanzia il taglio contributivo al Sud già introdotto dal decreto-legge di agosto limitatamente alla seconda metà del 2020». Si annuncia anche
«un'ampia riforma fiscale, che il Governo intende attuare sulla base di una legge delega» e che si dovrà raccordare «all’introduzione dell'assegno universale per i figli». Per quanto riguarda il rapporto Deficit/Pil stimato al 10,8% nel 2020 la Nadef fissa gli obiettivi di indebitamento «al 7% nel 2021, 4,7% nel 2022 e 3% nel 2023». Si prevede infine «una significativa discesa» del debito dal 158% stimato per quest'anno, si scenderebbe infatti al 151,5% nel 2023, una riduzione superiore di 2,6 punti percentuali a quella dello scenario tendenziale». «L’obiettivo di più lungo termine - conclude la Nadef - è di riportare il debito della Pa al disotto del livello pre-Covid19 entro la fine del decennio».

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