economia circolare

La seconda vita dei rifiuti industriali Così Maider ricondiziona la plastica

La società di Villastellone conta sessanta addetti e un fatturato di 20 milioni

di Filomena Greco

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 Il settore dei contenitori ad uso industriale e dei servizi connessi è in forte evoluzione, anche grazie alla centralità acquisita dal tema della sostenibilità

La società di Villastellone conta sessanta addetti e un fatturato di 20 milioni


3' di lettura

AApplicare il modello dell’economia circolare al mondo del packaging industriale. Una sfida che rappresenta sin dalla sua nascita il core business per Maider NCG di Villastellone, nel Torinese, fondata nel 1990 da Marca Carrara e oggi guidata dal ceo Federico Corsinotti. Maider NCG è una delle partecipate di Maider Holding, guidata da Andrea Marangione, company di famiglia attiva anche nel real estate, nel private equity e nel venture capital.
Maider NCG si occupa del ricondizionamento di contenitori industriali, soprattutto cisterne in plastica da 600 e 1000 litri, solitamente trattate come rifiuto industriale al termine del loro primo ciclo di vita, con elevati costi di smaltimento e problematiche logistiche legate a ingombro e movimentazione. Il business della società, che oggi vanta un giro d’affari pari a 20 milioni e una sessantina di addetti, prevede il ritiro degli imballaggi e il loro riutilizzo, dopo una processo di ricondizionamento. Nel 2011 la multinazionale leader nell’Industrial packaging, Mauser Packaging Solutions – 4 miliardi di fatturato e una presenza diffusa a livello globale – è entrata in Maider NCG con una quota pari al 51% del capitale, mentre nell’autunno scorso la società ha chiuso l’acquisizione di EuroVeneta Fusti e Pack & Pack, aziende venete con sede a Mira, in provincia di Venezia, entrambe specializzate nel ricondizionamento di contenitori industriali in acciaio e in plastica. «Il recupero e il riutilizzo dei fusti è un business storico, per noi questa acquisizione è stata strategica – spiega il ceo Federico Corsinotti – perché allarga la gamma di prodotti trattati direttamente, ampliando dunque la gamma di servizi offerti ai nostri clienti. Essere in Veneto, inoltre, ci permette di aggredire più facilmente i mercati dell’Euopa dell’Est». «L’obiettivo di crescita della società è condiviso tra noi soci – sottolinea Marangione, che ha anche la carica di vice presidente nazionale dei Giovani Imprenditori di Confindustria – e la scelta di unirsi al maggior player internazionale del settore ci ha permesso di essere integrati verticalmente con un produttore di packaging e di avere al nostro fianco un socio solido e affidabile che vuole, come noi, crescere ed essere presente in maniera sempre più capillare sul territorio».
I contenitori trattati dalla Maider NCG vengono ricondizionati e venduti sul mercato. Se la parte plastica, componente l’imballaggio, non è riutilizzabile, viene sostituita con una nuova. Questo permette di fornire contenitori anche alle industrie operanti nel food e del pharma. Le parti non ricondizionabili subiscono un processo di recupero per il riutilizzo nella produzione di componentistica (pallet, protettori angolari, ecc). Il business model della società, dunque, si basa sulla capacità di “creare” valore alla fine del ciclo di vita di un imballo, rimettendolo sul mercato e valorizzando il materiale di cui è composto.
Il settore dei contenitori a uso industriale e dei servizi connessi è in forte evoluzione, anche grazie alla centralità acquisita dal tema della sostenibilità e dalla spinta che arriva dallo sviluppo di nuove tecnologie. «Le imprese più strutturate hanno l'obbligo di redigere il bilancio sociale – racconta ancora l’ad Corsinotti – e dunque a organizzarsi per essere sostenibili. Noi in questo senso possiamo offrire aiuto concreto. Tra i clienti che serviamo il 70% sono multinazionali, ma, negli ultimi tempi, assistiamo fortunatamente a un cambio di cultura su questi temi anche in capo alle Pmi e questo ci dà maggiore spinta e visibilità». L’anello debole dell’economia circolare in Italia, spiega l’ad, è rappresentato dagli alti costi di smaltimento, quasi il triplo rispetto alla vicina Francia, collegata ad una carenza infrastrutturale che rappresenta un gap di competitività per l’Italia, in vantaggio invece sul fronte degli impianti per la valorizzazione dei materiali e sulle capacità tecnologiche.

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