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La selezione avversa dell’antipolitica e le colpe dei partiti

Molti affermano che i politici sono lo specchio del Paese. Non credo sia così. Esistono intelligenze, nel Paese, che farebbero, alla prova dei fatti, molto meglio di una classe politica che si è dimostrata spesso sciatta, cinica e arraffona.

di Vittorio Pelligra

(Ansa)

3' di lettura

Molti affermano che i politici sono lo specchio del Paese. Non credo sia così. Esistono intelligenze, nel Paese, che farebbero, alla prova dei fatti, molto meglio di una classe politica che si è dimostrata spesso sciatta, cinica e arraffona. Energie e intelligenze, però, che si sono sistematicamente allontanate dall’impegno politico diretto a causa dell’idea che della politica è stata scientemente costruita.

Dopo Tangentopoli, la necessità di far approdare nelle stanze dei bottoni persone “nuove”, ha determinato l’esigenza di costruire un racconto nel quale l’impegno e l’esperienza politica venivano viste come un vizio e non una virtù. Anni dopo, forze politiche molto diverse hanno incontrato esattamente lo stesso problema e hanno risposto con la stessa strategia. Il discredito gettato sistematicamente contro la classe politica, colpevoli e incolpevoli, capaci e incapaci, onesti e disonesti, tutti accomunati dal peccato originale della militanza, ha, però, non solo, facilitato lo sbarco in Parlamento e in molti altri luoghi del potere, di novizi pescati qua e là, ma ha anche determinato un grave effetto collaterale. La diffidenza costruita sapientemente e con metodo scientifico intorno alla figura del politico ha creato un corto circuito micidiale – una “selezione avversa” – che ha allontanato proprio quelli che si sarebbero dovuti attirare.

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In un mercato delle auto usate, come in ogni altro mercato caratterizzato da asimmetrie informative, si determina un prezzo di equilibrio troppo basso per i venditori di auto di alta qualità e soddisfacente solo per i possessori di auto di bassa qualità. In questo modo la presenza di auto di bassa qualità induce i proprietari delle auto migliori a ritirarle dal mercato. Allo stesso modo nella scelta dell’impegno politico, quelli che più avrebbero da dare vengono allontanati dalla presenza di chi, invece, ha più da prendere e dalla paura di essere immediatamente assimilati a questi. I giovani, innanzitutto, ma anche gli indipendenti, gli appassionati e gli innovatori veri. Quanti di questi hanno rinunciato e si sono allontanati spaventati dall’entità del costo reputazionale di un impegno politico che immediatamente ti bolla come affarista e opportunista. Così come, secondo la legge di Gresham, la moneta cattiva scaccia la moneta buona, anche in questo caso il candidato scadente rischia di scacciare quello che servirebbe meglio l’interesse del Paese.

E non mi si fraintenda, non si tratta solo di differenze nei titoli di studio o di blasoni di vario tipo, si tratta, piuttosto, tra le altre cose, di capacità, concretezza, impegno, passione, inventiva, energie, visione, apertura, indipendenza di giudizio, sobrietà, prudenza, moderazione, idealità. Chi possiede in alto grado queste caratteristiche, oggi, è costretto a sopportare un costo enorme nel caso in cui volesse spenderle al servizio della cosa pubblica. Un costo-opportunità elevatissimo che scoraggia molti, forse i più, dall’impegno diretto. In questo modo si è venuta a cristallizzare una classe politica che non è affatto specchio del Paese, ma ne è una rappresentazione deformata e non in meglio. Va sommato, poi, a questo fenomeno l’incapacità dei partiti di uscire dalla logica della cooptazione che, al di là di qualche esempio di facciata che finisce poi o per omologarsi o per essere ridotto all’ininfluenza, rappresenta ancora la via privilegiata di accesso alle istituzioni.

Come interrompere, allora, questo cortocircuito della selezione avversa, questa tendenza ad allontanare proprio quelli che la politica dovrebbe, invece, attirare? Proviamo a chiederci come, in queste settimane, verranno formate le liste per le prossime elezioni. Quali canali verranno utilizzati, quali criteri adottati, quali requisiti richiesti? Quanto i leader di partito, a ogni livello, centrale e locale, saranno capaci di scovare queste energie vitali che le nostre regioni ancora esprimono con generosità o quanto, invece, si accontenteranno del “rimanente”, di ciò che avanza dopo che quelli si sono allontanati.

E però è anche responsabilità del “terzo pilastro”, delle comunità civili organizzate, farsi avanti, in maniera determinata e determinante. Non per costituire un nuovo partito, ma per contaminare, svecchiare e innovare quelli esistenti, i loro programmi, le loro liturgie. Servirebbe, in questo senso, un’azione coordinata e potente per creare una massa critica che risulti non più assimilabile e sterilizzabile. Non è più tempo di una società civile che vive nel suo isolamento più o meno snobistico, perché non può esserci una società veramente civile che non sia anche, e innanzitutto, una società politica. Perché il nostro Paese ha un disperato bisogno di concretezza e novità, non di gente che guarda dall’altra parte.

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