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La sensibilità alla salute È una opportunità per il made in italy top

Attesa una crescita della domanda agroalimentare di alta qualità, l'industria reagisca alle turbolenze sulle filiere produttive

di Giuliano Noci

Attesa una crescita della domanda agroalimentare di alta qualità, l'industria reagisca alle turbolenze sulle filiere produttive


3' di lettura

All'emergenza sanitaria si accompagna ormai in modo sempre più evidente quella economica. Sono, in particolare, in molti ad interrogarsi sugli effetti di breve periodo, nel primo quadrimestre del 2020, di questa pandemia. Ne emerge un quadro in cui la crescita della Cina potrebbe rallentare di quasi due punti percentuali, con conseguente impatto a livello globale, e gli effetti sull'Italia potrebbero essere dell'ordine di un decimo di punto del nostro Pil.

È tuttavia importante cominciare ad analizzare le possibili implicazioni di medio-lungo periodo della diffusione del Coronavirus: cerchiamo di individuarle assumendo la prospettiva italiana e lombarda. Occorre in primo luogo osservare che la pandemia si è diffusa in un anno molto particolare per il nostro Paese: il 2020 è, infatti, l'anno del turismo e della cultura Italia-Cina per il quale erano previsti numerosi eventi e manifestazioni volti a valorizzare le bellezze italiane - al di là delle solite note (ovvero città come Venezia, Milano, Firenze e Roma) - nei confronti della più grande popolazione turistica del pianeta (quella cinese, appunto).

Il 2020 è anche l'anno in cui l'Italia è riuscita ad ottenere il raddoppio dei collegamenti diretti Italia-Cina (con l'aeroporto di Milano Malpensa a trarre un beneficio particolare), rendendo finalmente più agevole l'arrivo dei cinesi nel Bel Paese (precedentemente indotti a fare scalo negli hub europei).

Entrando nel merito dell'interscambio tra la Lombardia e la Cina, dobbiamo rilevare che nella nostra regione si concentra il 40% degli scambi bilaterali tra i due Paesi; per molte imprese la Cina è quindi un mercato importantissimo di esportazione, è sede di rilevanti insediamenti produttivi - che servono sia il mercato locale che quello globale - e ovviamente rappresenta un bacino di fornitura privilegiato. D'altro canto, la Lombardia - soprattutto con Milano -, così come il resto dell'Italia, è destinazione privilegiata dei turisti cinesi: la più grande popolazione turistica del pianeta e il primo scontrino medio in Italia. Praticamente tutti i cinesi in transito nel Bel Paese (oltre tre milioni nel 2019) passano per Milano per fare shopping nel Quadrilatero della moda; una fortuna economica per il capoluogo lombardo dal momento che gli acquisti di beni di lusso dei cinesi rappresentano quasi il 40% della domanda mondiale del comparto.

Se questo è il quadro mi aspetto sia implicazioni negative che opportunità per i sistemi italiano e lombardo nel medio-lungo periodo. Le implicazioni negative sono da ricondurre, a mio avviso, a due ambiti principali: la mancata valorizzazione del potenziale di marketing dell'anno del turismo e della cultura sino-italiano, che richiederà inevitabilmente il varo di piani ad hoc in sostituzione di quanto di pianificato non riusciremo a mettere in campo (per la pandemia): è fondamentale perché il turismo è motore chiave della nostra economia. Vi è, in secondo luogo, da tenere in conto l'atteggiamento bipolare italiano: da un lato primo Paese del G7 a firmare il Memorandum sulla Via della Seta e, dall'altro, uno dei pochissimi paesi a chiudere i voli diretti da e per la Cina, irritando così in modo significativo i vertici di Pechino. Urge azione diplomatica di recupero - il Presidente Mattarella ha cercato di mettere una pezza in questi giorni - nella prospettiva di generare opportunità di business per le nostre imprese al traino dell'imponente piano cinese nei paesi lungo la Via della Seta.

Sembra quasi impossibile parlare di opportunità in questo contesto; mi aspetto tuttavia che vi possano essere delle implicazioni positive per il nostro settore agro-alimentare a patto che le nostre imprese agiscano in modo proattivo. Ad oggi noi infatti esportiamo ancora pochissimo nell'enorme mercato cinese - la cui domanda interna è in continua crescita, e dopo la pandemia, tornerà a crescere secondo le aspettative -, un mercato che inevitabilmente acquisirà una sensibilità marcata per il tema della salute alimentare. Se il sistema agro-alimentare sarà in grado di far massa critica, creando alleanze di filiera finalizzate a raggiungere la massa critica sufficiente per avviare progetti di marketing - come hanno fatto i francesi nel passato - volti a valorizzare i tratti distintivi del Made in Italy, potremo assistere ad una vigorosa crescita dell'export italiano agro-alimentare anche nell'ex Impero di Mezzo.

Vi è infine da ipotizzare un parziale cambio di rotta nelle scelte delle imprese inerenti le catene di fornitura globali; intendo, in particolare, fare riferimento alla possibilità che il management - di fronte ai rischi di interruzione delle forniture dalla Cina (per future eventuali, e non auspicate, emergenze) - decidano di orientare altrove parte delle proprie scelte di localizzazione produttiva e/o acquisto.

Insomma, il Coronavirus, frutto di un'alterazione genetica a livello biologico, causerà molto probabilmente delle mutazioni degli assetti di catene produttive e sistemi economici. L'importante è che gli attori in gioco non ne subiscano passivamente gli effetti.

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