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La Serie A vuole tornare in campo a giugno e non fa sconti sui 233 milioni di diritti tv da incassare

La Lega di Serie A ha annunciato di voler tornare in campo il 13 giugno. Intanto si avviano negoziati con Sky, Dazn e Img per incassare la rata fin qui non pagata

di Marco Bellinazzo

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(AFP)

La Lega di Serie A ha annunciato di voler tornare in campo il 13 giugno. Intanto si avviano negoziati con Sky, Dazn e Img per incassare la rata fin qui non pagata


3' di lettura

Ufficialmente «la Lega Serie A ribadisce, nel rapporto con i licenziatari dei diritti audiovisivi 2018-2021, la necessità del rispetto delle scadenze di pagamento previste dai contratti per mantenere con gli stessi un rapporto costruttivo». Al termine dell’assemblea urgente andata in scena mercoledì 13 maggio i club, che hanno espresso anche la volontà di riprendere a giocare il 13 giugno, hanno affidato a questa nota la posizione comune sulla vicenda della sesta rata dei diritti tv da 233 milioni, scaduta lo scorso 1° maggio e ancora non saldata da Sky, Perform (Dazn) e Img.

Le trattative
In sostanza, però, i club anziché avviare un contenzioso legale, hanno dato mandato al presidente Paolo Dal Pino e all’ad Luigi De Siervo di negoziare con i licenziatari nuovi termini per i pagamenti, anche in vista della ripresa del campionato fissato per il prossimo 13 giugno. Nel caso di Img, l’intermediario titolare dei diritti tv per l’estero, la Lega spera di poter ottenere una piccola tranche della sesta rata quando inizierà effettivamente il torneo e il resto della somma il 1° luglio come proposto dalla stessa Img nelle scorse settimane. Con Dazn la Lega vorrebbe che fosse messo nero su bianco l’impegno di versare tutto tutto il dovuto prima della fine del campionato. Più complessa la soluzione da trovare con Sky, posto però che il muro contro muro non gioverebbe a nessuno. La pay tv del gruppo Comcast aveva proposto, come in Germania e Inghilterra, di liquidare integralmente la rata di maggio in cambio di uno sconto del 15/18% sul prossimo anno. Una proposta respinta dalla Serie A a differenza di quanto accaduto in Bundesliga e Premier League.

La ripresa del campionato
Nell’assemblea la Lega ha anche annunciato che «se il Governo darà il via libera alla ripresa del campionato, in conformità ai protocolli medici a tutela dei calciatori e di tutti gli addetti ai lavori, si ricomincerà a giocare dal 13 giugno». Per questa data si sono espressi a favore 16 club, mentre 4 hanno votato l’altra ipotesi: quella del 20 giugno. Questa seconda ipotesi, considerata la deadline del 2 agosto fissata dalla Uefa e il necessario intervallo di 72 ore tra un match e l’altro, avrebbe comportato la rinuncia alla Coppa Italia.

La tutela della salute
Il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora nella sua informativa in Camera e Senato ha affermato: «Sono consapevole dell’importanza sociale del calcio, ma anche del fatto che sia una delle industrie più importanti ed è un valore aggiunto per il nostro paese. Il dibattito politico si è inasprito in maniera incomprensibile, la priorità degli italiani è quella della salute e del lavoro. Per la ripresa degli allenamenti, sono arrivati i rilievi del Cts sul protocollo: quarantena delle squadre in caso di nuovi positivi, responsabilità dei medici sportivi, necessità che i tamponi non vadano a discapito dei cittadini. C'è incertezza sull’argomento. L’abbiamo riscontrata all’estero, tra gli opinionisti, i giornalisti, i presidenti, i giocatori. Perché la quarantena obbligatoria per tutta la squadra, se una cassiera positiva in un supermercato non blocca l’azienda? I calciatori stanno a contatto e non si possono utilizzare mascherine. Per quanto riguarda la Germania, invito tutti a considerare il caso della Dinamo Dresda, finita in quarantena per 15 giorni. Non possiamo dunque sottovalutare il problema. Solo qualche settimana fa diversi giocatori sono finiti in quarantena. Vogliamo riaprire il campionato per farlo concludere, il tutto però in sicurezza. La necessità di terminare il torneo deriva da ragioni sportive ed economiche che conosco, soprattutto per i diritti tv. Ma devo dare risposte a tutti gli altri sport, anche quello di base».

La quarantena
«Pochi minuti fa ho ricevuto la lettera del presidente della Figc, Gabriele Gravina, che mi comunica che la Federazione ha accolto tutte le osservazioni del Comitato tecnico scientifico, riadattando il proprio protocollo, e quindi consentendo, a questo punto, senza altre difficoltà di poter riprendere il 18 maggio gli allenamenti», ha aggiunto Spadafora, nell’Aula della Camera. Il problema è che bloccare per 14 giorni una squadra in caso di contagio di un atleta o membro dello staff, con i tempi strettissimi che ci sono, significa con molta probabilità dover interrompere definitivamente la stagione 2019/20. Con un danno economico e d’immagine ancora peggiore di quello di una mancata ripresa dell’attività. Le percentuali che un contagio si possa verificare dopo la fase degli allenamenti blindati, con oltre 120 partite da disputare un tutta la Penisola e calciatori che hanno fatto già sapere di non voler restare in ritiro ad oltranza, non sono del resto trascurabili. Senza una decisione politica chiara rischiano perciò di essere i tecnicismi medico-sanitari, di per sè ineccepibili, a decretare surrettiziamente lo stop al calcio italiano.

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