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La settimana delle Borse: la lente è sulle banche centrali

Dopo il buon dato sull’occupazione Usa, gli investitori guardano ai verbali dei comitati monetari. In focus anche inflazione e produzione industriale

di Marzia Redaelli


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(Marka)

3' di lettura

La scorsa settimana si è chiusa con prese di beneficio, dopo alcune sedute molto brillanti. Il pretesto l’ha fornito il numero migliore delle attese dei nuovi occupati statunitensi, perché non avalla una politica monetaria espansiva che piace ai mercati. Nei prossimi giorni, dunque, la lente degli investitori passerà al setaccio i verbali degli ultimi comitati della Federal Reserve e della Banca centrale europea, per capire le reali intenzioni dei banchieri. In agenda ci sono altri indicatori della forza dell’economia, che possono condizionare l’umore sui parterre; tra questi l’inflazione Usa, la produzione industriale nell’area euro e le esportazioni in Cina.

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L’andamento dei principali indici azionari

Mercoledì 10 e giovedì 11 luglio, la Fed e la Bce pubblicano le minute delle ultime riunioni, che hanno sortito decisioni molto favorevoli al proseguimento dei rialzi delle attività finanziarie. La disponiblità della banca centrale americana a tagliare i tassi (invertendo un percorso ben avviato di strette monetarie) e l’apertura della Bce a un nuovo round di acquisto di obbligazioni (il Quantitative Easing) ha provocato l’euforia tra gli operatori di borsa, che si sono messi a comprare a mani basse azioni, bond societari, titoli di Stato, e pure oro. Il dato sui nuovi occupati americani, però, ha fermato l’entusiasmo. O forse i rialzi si sarebbero fermati comunque dopo la corsa. Infatti, è vero che i nuovi posti di lavoro creati sono stati maggiori del previsto, ma è anche vero che la crescita dei salari è a un livello che finora non ha innescato una spirale inarrestabile di consumi e prezzi (in calo al 3,1% dal 3,4%). Il dato di per sé sembra abbastanza neutrale sulle decisioni della Fed. Nei verbali, dunque, gli investitori cercheranno di sondare la reale disposizione dei banchieri Usa verso mosse accomodanti.Ma l’interesse è altrettanto elevato per i documenti della Bce, dove si cercheranno tracce di un prossimo allentamento quantitativo. Inoltre, in programma ci sono numerosi discorsi di esponenti di primo piano delle banche centrali, da quello al Congresso di Jerome Powell, presidente Fed, a quello di Benoît Cœuré, economista della Bce.

«Le banche centrali hanno giocato un ruolo chiave nell’influenzare i movimenti dei mercati negli ultimi mesi - afferma Benjamin Melman, responsabile degli investimenti di Rothschild Asset Management -. I mercati, però, si sono disallineati dai fondamentali, con un’evoluzione pericolosa». Secondo Melman, infatti, c’è il rischio di un “match di ritorno”, perché in caso di notizie positive dall’economia o dalla politica gli investitori perderebbero fiducia nell’allentamento delle banche centrali, le obbligazioni subirebbero molto probabilmente uno schock e la negatività si propagherebbe ad altre attività finanziarie. «Difficile - continua Melman - quantificare il grado di apprezzamento delle buone notizie da parte dei mercati, a meno che le banche centrali non continuino nelle politiche espansive che già si stanno scontando. In tal caso, però, si creerebbe una bolla finanziaria. A guardare i flussi, tuttavia, gli investitori mantengono una certa prudenza e il rally deve essere alimentato per durare. Per questo nei portafogli adottiamo una maggiore cautela».

Nei prossimi giorni, l’umore dei parterre potrà essere condizionato da alcuni dati macroeconomici in arrivo, anche se a questo punto bisognerà vedere se le brutte notizie fanno buon gioco a chi spera nella stampella di liquidità delle banche centrali (come ai tempi delle prime manovre di Fed e Bce dopo la crisi finanziaria). O - viceversa - se buone indicazioni dal mondo reale convincono gli investitori a contare sulla capacità delle società quotate di generare utili, con parziale effetto negativo sui titoli di debito che perderebbero appeal in un contesto meno prudente .

In agenda, c’è la variazione in maggio della produzione industriale in alcuni paesi dell’Unione europea (oggi in Germania, mercoledì in Italia e in Francia, venerdì nell’intera area euro) per tastare il polso alle economie maggiori dell’Unione. Giovedì sarà pubblicata la stima finale su come si muovono i prezzi al consumo in giugno (in Italia, in Francia, in Germania e negli Stati Uniti), che dovrebbero restare sotto gli obiettivi delle banche centrali (al 2%), dando così loro ampio margine di manovra. Negli Stati Uniti, venerdì sarà rilasciata anche la statistica sui prezzi alla produzione, un termometro delle tensioni commerciali, che hanno effetti sulle merci e sui prodotti intermedi necessari all’attività produttiva. Venerdì saranno anche comunicati i dati di import-export cinesi, che rifletterono l’entità dell’impatto della guerra dei dazi, non ancora archiviata definitivamente.

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