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La settimana dei record per la corsa del gas: +25%. L’incognita dell’autunno

Besseghini (Arera): «Con lo stop al gas russo servono interventi sulla domanda»

(REUTERS)

2' di lettura

In una settimana di forti tensioni per la guerra in Ucraina il prezzo del gas naturale europeo è salito a livelli record, con l’indice TTF cha ad Amsterdam è salito del 25% in cinque giorni. I prezzi del gas in Europa sono già molto alti e hanno continuato a salire questa settimana poiché la domanda di energia resta elevata a causa della grande ondata di caldo; per contro le forniture di altri combustibili per la produzione di energia sono limitate dai bassi livelli dell’acqua del fiume Reno, principale corridoio europeo per il trasporto di petrolio e carbone.

Da ricordare che venerdì, dopo l’annuncio di Gazprom del nuovo stop “tecnico” del gasdotto Nord Stream per tre giorni, le quotazioni hanno avuto un balzo di oltre il 9%, con il prezzo del gas che ha superato i 262 euro a megawattora, per poi chiudere la giornata a 257,4 euro/MWh. Gazprom interromperà tutti i flussi di gas verso l’Europa attraverso il gasdotto Nord Stream dal 31 agosto al 2 settembre, ha annunciato venerdì il gigante russo del gas.

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I PREZZI DEL GAS IN EUROPA

Future Dutch TTF, andamento ultima settimana. In euro/MWh

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Il motivo della sospensione sarebbe la conseguenza di lavori di manutenzione nella centrale di compressione del gas Trent 60, svolti con Siemens. La manutenzione non era pianificata e aumenta le tensioni tra Russia e Ue (e Germania), già nel mezzo di una crisi energetica, limitando ulteriormente le forniture. I flussi del Nord Stream sono stati ridotti da metà giugno del 40% e a fine luglio di un altro 20% dopo che la manutenzione programmata si era bloccata su una turbina a gas riparata dalla stessa Siemens ma mai rimessa in funzione. Il big tedesco afferma che i lavori sulla turbina erano stati completati da settimane e che aveva atteso che Gazprom fornisse i documenti doganali necessari per la sua restituzione. Gazprom a sua volta ha dichiarato che è stata Siemens a non fornirle i documenti necessari per consentire la restituzione della turbina nonostante le sanzioni. Una querelle che sarebbe comica se non fosse che sta aggravando una crisi energetica per le aziende e i consumatori europei e che sembra più un pretesto della Russia per rispondere alle sanzioni europee.

Questa settimana Gazprom ha annunciato che da gennaio a metà agosto le sue vendite di gas naturale sono crollate del 36,2% a 78,5 miliardi di metri cubi, causa la flessione delle consegne in Europa. L’Ue, da parte sua, ha ridotto del 50% la dipendenza dalle forniture di gas russo, ma ha fatto sapere che saranno necessari razionamenti in autunno per compensare l’offerta mancante. Questo è ciò che l’alto rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri, Josep Borrell, ha affermato all’inizio del mese sul suo blog.

Gazprom intanto ha avvertito che i prezzi del gas in Europa potrebbero aumentare del 60% questo inverno. Sulla questione è intervenuto il presidente dell’Arera, l’Authotity italiana per l’energia, Stefano Besseghini: «Queste oscillazioni estive del costo del gas si collocano in una strategia abbastanza chiara della Russia di tenere il prezzo in tensione. Se Mosca dovesse bloccare completamente il flusso di gas ci saranno interventi di emergenza per ridurre la domanda. Che passeranno prima dai settori industriali e che colpiranno solo in ultima battuta i consumatori».

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