OLTRE LE COMUNALI

La sfida di Calenda punta a rompere l’asse Pd-M5s, i timori dei dem

Non c’è dubbio che per Enrico Letta quella di Roma non è una sfida locale come un’altra

di Emilia Patta

Chi guiderà Roma? La video intervista a Carlo Calenda

3' di lettura

Non c’è dubbio che per Enrico Letta non è una sfida locale come un’altra. Il segretario dem ci ha messo per così dire la faccia, e lo stesso suo futuro politico, con la sua candidatura alle suppletive della Camera nel collegio Siena-Arezzo («se dovessi perdere - ha detto - ne trarrò le conseguenze e mi dimetterò»). Letta, insieme a Matteo Salvini finito nel mirino dei suoi stessi compagni di partito “governisti” per la scelta infelice delle candidadure e per le posizioni contro il green pass, è dunque il leader politico che rischia di più da questa tornata di amministrative.

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Le sfide più difficili sono Torino e Roma

E se a Milano, Bologna e Napoli tutti i pronostici sono favorevoli, le sfide più difficili per il Pd restano quelle di Torino e di Roma, non a caso le due città governate negli scorsi anni dalle sindache del M5s Chiara Appendino e Virginia Raggi dove non è stato possibile costruire un’alleanza. Ed è proprio la Capitale la sfida simbolo: se il candidato dem Roberto Gualtieri non dovesse arrivare al ballottaggio con il candidato del centrodestra Enrico Michetti, per il Pd sarebbe uno tsunami. Ma se l’ex ministro dell’Economia del Conte 2 dovesse infine farcela, come indicavano i sondaggi prima del silenzio imposto dalla legge sulla par condicio, per Letta si aprirà quella partita del ballottaggio decisiva per il destino dell’alleanza progressista con il M5s in vista delle elezioni politiche del 2023.

Al primo turno si chiede il voto per i propri candidati

Come sarebbe possibile andare avanti su questa strada - si chiedono infatti a Largo del Nazareno - se dal neo presidente del M5s non dovesse arrivare l’endorsement in favore del suo ex ministro? «Mai visto nessuno, prima del primo turno, dire che si alleerà e darà indicazioni di voto al ballottaggio - ammette Letta commentando le reticenze di Conte sul punto -. Ognuno chiede il voto per i propri candidati. Ma sono convinto e mi aspetto che alla fine ci saranno convergenze sostanziali con il M5s».

Obiettivo puntato sulla percentuale di Calenda

Di contro, al momento dello spoglio nella Capitale i fari del Nazareno saranno accesi anche su un altro dato: la percentuale che otterrà Carlo Calenda con la sua lista centrista appoggiata anche dai renziani di Italia Viva e dai Radicali di Più Europa. Anche se non dovesse arrivare al ballottaggio, come indicavano i sondaggi pre-par condicio, un buon risutato di Calenda nella Capitale sarebbe il trampolino di lancio per la costruzione a livello nazionale di un rassemblement liberal-democratico che avrebbe l’effetto di insidiare l’asse tra il Pd e il M5s che Letta sta faticosamente costruendo per battere le destre alle prossime elezioni politiche. Matteo Richetti, l’ex renziano uscito dal Pd con Calenda per fondare Azione, non vuole sentir parlare di “centro”: «La nostra è una sfida dentro la tradizione liberal-democratica e del riformismo innovativo, visto che il Pd ormai si è schiacciato sulle posizioni assistenzialistiche del M5s».

Primo turno indecifrabile

È chiaro che un posizionamento a due cifre della lista Calenda nella Capitale non potrà essere ignorato da Letta, soprattutto a fronte dell’atteso scarso risultato del M5s nel voto di lista nelle città. E il dato sarà sicuramente impugnato dalla minoranza interna di Base riformista per mettere in discussione la linea pro-M5s. Da parte sua il segretario risponde con il modello Siena, sempre che naturalmente la sua sfida nel collegio sarà coronata dal successo: una larga coalizione che va dalla desistenza del M5s e dello stesso Calenda all’appoggio esplicito di Italia Viva e della sinistra di Leu. Più facile a dirsi che a farsi: a Roma, intanto, tutti vanno per conto proprio rendendo il risultato del primo turno indecifrabile alla vigilia come mai prima.

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