sostenibilità

Auto aziendali, la sfida delle «car list» è prevedere modelli sempre più ecologici

L’inserimento delle vetture ibride, elettriche o a doppia alimentazione

di Gennaro Speranza

(Nuthasak - stock.adobe.com)

3' di lettura

Qualsiasi fleet manager sa bene che il funzionamento di una flotta di veicoli aziendali dipende da una serie di informazioni che vanno necessariamente analizzate. Ad esempio bisogna considerare chi utilizza i veicoli e per quale scopo, quali sono le valutazioni da fare in tema di sicurezza e come perseguire strategie sempre più profonde riguardo ai temi di sostenibilità ambientale. Proprio su quest’ultimo punto l’attenzione delle aziende è oggi più che mai alta. Ormai le vetture sul mercato con sistemi ibridi oppure con la doppia alimentazione a metano o Gpl sono numerose, affidabili e convenienti dal punto di vista della riduzione dei consumi e delle emissioni. I costruttori offrono oggi soluzioni sempre più performanti anche con alimentazioni full electric e molto probabilmente in futuro anche ad idrogeno. Nella compilazione della Car List non si può quindi non considerare la possibilità di inserire vetture “green”. La loro adozione porta benefici sia in ambito economico sia in ambito ambientale. Ma quali sono i passaggi per inserire in una Car List anche veicoli ecologici? Come si realizza una car list ecosostenibile? Lo abbiamo chiesto a Giovanni Tortorici, presidente di Aiaga (Associazione Italiana Acquirenti e Gestori di Auto Aziendali).

«Innanzitutto per scrivere una Car List è necessario conoscere le linee guida della Car Policy», spiega Tortorici. «La Car Policy contiene infatti non solo i principi aziendali per il rispetto del Csr e quindi, nel caso specifico, dell’ambiente, ma anche i principi di assegnazione, di chilometraggio e di durata, indicando le fasce di utilizzatori che saranno poi quelle da riempire nella Car List con i modelli scelti. Tenuti presenti i vincoli della Car Policy, è possibile iniziare a confrontarsi con le indicazioni dell’HR (per capire la disponibilità di budget) e con il Purchasing (per fare una buona valutazione del rapporto qualità/prezzo delle vetture e per farsi un’idea sui possibili brand da contattare), al fine di creare i giusti contratti con le società noleggio. Se Purchasing ed HR non sollevano particolari obiezioni, si può iniziare a popolare le fasce della Car List, rispettando i vincoli della Car Policy. Questi vincoli possono riguardare, ad esempio, il limite di consumo di carburante, le restrizioni su alcune tipologie di vetture (come fuoristrada, decappottabili, ecc.), gli optional a carico dell’azienda, le tipologie d’uso del mezzo (km, durata e fasce di appartenenza)».

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La scrittura di una Car List è quindi una concertazione tra le parti. Il compito dei fleet manager è quello di mediare tra le esigenze aziendali e le richieste degli utilizzatori, sviluppando rapporti proficui sia con gli interlocutori aziendali principali coinvolti nella fase decisionale sia con i fornitori. «Il fleet manager – continua Tortorici – non deve essere schiacciato tra HR e Purchasing, ma deve interagire tra le parti e coordinarle al fine di ottenere una Car List che, nel rispetto della Car Policy, sia la più ecologica possibile. A tal fine deve essere analizzato lo storico delle percorrenze e delle durate contrattuali, in modo da avere un quadro chiaro delle condizioni iniziali dalle quali partire».

Vi è poi da considerare la delicata alchimia dei rapporti tra fleet manager e driver. Dal momento che l’auto aziendale è vissuta spesso come un puro benefit da alcune categorie di driver, specie salendo nelle fasce di utilizzatori, non è improbabile che il fleet manager si trovi a dover conciliare vetture dalla cavalleria fin troppo generosa e dal peso non esattamente leggero con la necessità di diminuire le emissioni. Ed è proprio qui che inizia la delicata fase di concertazione, quella che darà finalmente vita alla Car List “green”. «Se la Car Policy non ha limiti di peso, di cavalli e di consumi, ma solo di emissioni CO2 – conclude Tortorici – avremo qualche complessità in più da gestire. Ci sarà da scendere a qualche compromesso per aiutare HR a risolvere problematiche inerenti alla gestione di alcune risorse, oppure mettere il Purchasing nelle condizioni di poter negoziare al meglio le condizioni contrattuali».

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