L'orizzonte

La sfida del cargo: diventare l’hub-vaccini per il sud Europa

L'aeroporto già oggi è pronto ad accogliere grandi quantità di prodotti farmaceutici e dispone di strutture di transito e stoccaggio adeguate. Nei primi 8 mesi lo scalo contiene le perdite

di Marco Morino

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Nel periodo del lockdown Malpensa ha contato diversi voli umanitari, in particolare per il trasporto di mascherine e prodotti medicali

L'aeroporto già oggi è pronto ad accogliere grandi quantità di prodotti farmaceutici e dispone di strutture di transito e stoccaggio adeguate. Nei primi 8 mesi lo scalo contiene le perdite


3' di lettura

Malpensa, di gran lunga il primo aeroporto cargo del Paese con oltre 500mila tonnellate di merce movimentate all’anno, è pronta a raccogliere la sfida del vaccino anti Covid. Alexandre de Juniac, direttore generale e Ceo della Iata (l’associazione mondiale delle compagnie aeree) è stato chiaro: «La spedizione dei vaccini Covid-19 in modo sicuro sarà la missione del secolo per l’industria del trasporto aereo di merci a livello mondiale. Ma non può avvenire senza un’attenta pianificazione anticipata. Ed è ora il momento per prepararsi». Alla Sea, la società che gestisce gli aeroporti milanesi, lo stanno già facendo. L’obiettivo è fare di Malpensa la base italiana di smistamento per i voli cargo che trasporteranno i vaccini salvavita.

Dice Giovanni Costantini, cargo manager di Sea: «Malpensa ha già maturato una notevole esperienza nel settore farmaceutico. A Malpensa operano vettori con voli cargo particolarmente attivi nel trasporto di farmaci. I magazzini della cargo city di Malpensa sono tutti attrezzati con aree di stoccaggio dedicate ai farmaci a temperatura controllata (oltre 3mila metri quadrati disponibili in totale) per gestire questo tipo di spedizioni. Lo scalo di Malpensa - continua Costantini - è quindi già pronto anche per la distribuzione dei vaccini e può essere un’ottima base logistica per la raccolta e lo smistamento in tutto il sud Europa. La distribuzione dei vaccini richiede che una grande quantità di prodotti debba essere distribuita nel più breve tempo possibile, così come accadde per le mascherine e gli altri dispositivi anti Covid, ma secondo una procedura più delicata vista la tipologia dei prodotti. Pertanto, sarà molto strategica la funzione degli hub come Malpensa, come punti di rilancio su territorio». Sarà decisiva anche la collaborazione degli enti preposti ai controlli amministrativi, tipo le Dogane, che dovranno facilitare il più possibile le procedure. Del resto scali del calibro di Amsterdam e Francoforte si stanno già attrezzando in tal senso. Nel periodo del lockdown Malpensa ha contato diversi voli umanitari, in particolare per il trasporto di mascherine e prodotti medicali. Dice ancora Costantini: «Per quanto riguarda le merci dei voli umanitari, in marzo abbiamo avuto 26 voli umanitari, di cui 12 dalla Cina e 8 militari italiani, che hanno trasportato circa 202mila tonnellate di merce. A Malpensa sono transitati circa 1 miliardo di mascherine, (70% delle importazioni in Italia) oltre 100 milioni di guanti, 1,5 milioni di litri di disinfettante, oltre 6,5 milioni di visiere e occhiali anti Covid».

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Riassumendo: durante la fase acuta dell’emergenza Covid-19, nel periodo marzo-maggio 2020 hanno viaggiato per via aerea quasi esclusivamente i dispositivi di protezione individuali (Dpi) e questi sono stati gestiti, per l’Italia, nella quasi totalità dall’aeroporto di Malpensa. Ciò ha consentito allo scalo lombardo di limitare le perdite di volumi. Questo dato risulta evidente analizzando le statistiche Assaeroporti sulle merci movimentate nei primi otto mesi del 2020 negli aeroporti. A fronte di una perdita di volumi di Malpensa di poco superiore al 14%, il volato da e per tutti gli aeroporti italiani è diminuito di quasi il 30% (27,2%). Casi emblematici sono Roma Fiumicino che ha perso oltre il 60% del traffico, Venezia il 36% e Bologna quasi il 20 per cento.

Vi è una ulteriore ragione che spiega questi dati. Lo chiarisce Alsea, l’associazione lombarda spedizionieri e autotrasportatori presieduta da Betty Schiavoni. Il Covid, osserva Alsea, ha fortemente impattato sul trasporto aereo merci. Vale per tutto il trasporto merci, ma tra tutte le modalità quella più penalizzata è stata proprio il trasporto aereo (con l’eccezione dei corrieri espressi). La ragione è semplice: da un giorno all’altro sono rimasti a terra decine di migliaia di aerei passeggeri e, le merci, molti non lo sanno, viaggiano per una buona parte nella stiva degli aerei passeggeri.

Oltre alla riduzione di domanda (è calata la quantità di merce da trasportare) si è assistito nel trasporto aereo, ad una fortissima contrazione dell’offerta di spazi. Questo ha generato un immediato incremento dei prezzi con livelli elevatissimi che ha innescato una ulteriore conseguenza: molti clienti hanno rivisto i loro processi interni, produttivi e distributivi, per valutare la possibilità di utilizzare mezzi di trasporto più convenienti, come la via mare o la ferrovia. Inoltre, la cronica mancanza di spazi ha fatto sì che gli aerei cargo diventassero preda ambita, con la conseguenza che molti di questi sono stati spostati dai servizi regolari e messi sul mercato ai migliori offerenti (voli charter).

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