Interventi

La sfida complessa della ripresa in un Paese che non riesce ad aprire cantieri e a chiuderli

Le risorse per “curare” il contagio e favorire la ripresa sono nel bilancio nazionale, ma anche nei fondi europei, in particolar modo l'anticipazione di circa 15 miliardi del Next Generation UE

di Alfredo De Girolamo

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Le risorse per “curare” il contagio e favorire la ripresa sono nel bilancio nazionale, ma anche nei fondi europei, in particolar modo l'anticipazione di circa 15 miliardi del Next Generation UE


3' di lettura

Il Governo ha presentato al Parlamento e alla Commissione Europea il documento programmatico di bilancio per il 2021. Un documento stringato, pieno di tabelle che prova a rassicurare tutti gli interlocutori sulla sostenibilità dei prossimi bilanci nazionali, gravi dalla crisi Covid-19.

Le valutazioni macroeconomiche tendenziali sono quelle note: perdita di circa 10 punti di PIL nel 2020, recupero di oltre il 5% nel 2021, torneremo ai livelli precrisi alla fine del 2023, in una crescita media nel triennio 2021-23 di circa il 4,1%. L'indebitamento si impenna, ma il ministro Gualtieri promette di tornare in tempi rapidi a valori precrisi indicando un “sentiero” molto ottimistico.

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Le risorse per “curare” il contagio e favorire la ripresa sono nel bilancio nazionale, ma anche nei fondi europei, in particolar modo l'anticipazione di circa 15 miliardi del Next Generation UE. Un gioco ad incastro con un occhio ai tassi di interesse, oggi particolarmente bassi anche sui titoli di stato nazionali.

Certo i bond emessi a scala europea per finanziare il Green New Deal dovrebbero essere ancora più bassi. E la quota di Recovery Fund di puro sussidio andrà sicuramente valorizzata al massimo.

L'Italia non ha ancora un vero e proprio Piano per la ripresa e la resilienza. Le linee guida in discussione appaiono ancora generiche, non emerge ancora un quadro e una strategia chiara sui punti chiave delle politiche espansive e di rilancio.

Chiarezza che andrà fatta entro la fine dell'anno, con un ruolo di coordinamento del Governo ma con un coinvolgimento necessario delle Regioni e delle aree metropolitane. Gualtieri in alcune interviste e dichiarazioni ha cominciato a diradare un po' di nebbia sulla strategia e le azioni concrete da intraprendere, sulle priorità.

Già le raccomandazioni europee all'Italia e le Linee guida del Governo indicavano i confini del nostro possibile percorso di spesa: digitalizzazione, transizione ecologica, inclusione sociale. Tre cardini da cui non potremo scostarci, utilizzando il MES (o fondi statali) per le spese sanitarie e SURE per la cassa integrazione.

Next Generation UE, il fondo per la resilienza e la ripresa e anche React UE, serviranno per la modernizzazione del Paese. Da quanto si capisce Palazzo Chigi (con i Ministeri) stanno predisponendo progetti per la digitalizzazione dell'Amministrazione pubblica (ci auguriamo non solo quella centrale, ma anche quella regionale e locale.

Il Governo punta ad usare le risorse europee non solo per sostenere investimenti infrastrutturali (banda larga, 5G) ma anche per finanziare strumenti economici e fiscali per investimenti privati, come il rilancio di Industria 4.0.

Stesso ragionamento sul versante “green”: si punta a finanziare investimenti in impianti e reti (impianti per l'economia circolare, acquedotti, depurazione, riciclo delle acque) ma anche a finanziare strumenti economici e fiscali con effetti distribuiti su cittadini ed imprese come il potenziamento dell'ecobonus 110 %.

Una strategia che dovrà convincere la Commissione Europea, che vuole accelerare gli investimenti in digitale ed ambiente. Per adesso prudente appare il Governo sulla riduzione dei Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD): la manovra ipotizza qualche primo piccolo passo avanti, ma non ancora una riforma strutturale dei sussidi e degli incentivi verdi.

Poco chiari invece gli obiettivi sull'asse “inclusione sociale”. Una manovra di grande urgenza e utilità sarebbe il varo di un vero e proprio Piano Casa nazionale, per la costruzione di nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica, ad emissioni zero e nessun consumo di suolo. Ma per adesso questa indicazione non è emersa con chiarezza.

Il Governo punta a finanziare anche formazione e ricerca, come misura di accompagnamento alla strategia di crescita economica. Ma anche due miliardi per gli investimenti territoriali, la scuola e l'Università, in tutto 31 miliardi.

Nel complesso la manovra punta ad un rilancio degli investimenti, con un aumento di quelli pubblici di almeno il 20%. Una sfida complessa in un Paese che non riesce strutturalmente ad aprire cantieri e a chiuderli. Servirà semplificare il codice degli appalti, e sburocratizzare procedure e autorizzazioni.

@degirolamoa

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