competitività

La sfida dell’Umbria: diventare la regione più business friendly d’Italia

di Silvia Pieraccini

2' di lettura

Parte con un obiettivo vitale la presidenza di Confindustria Umbria di Antonio Alunni, 46 anni, amministratore unico del gruppo meccanico Fucine Umbre, eletto oggi, 24 ottobre, alla guida degli imprenditori della regione: reindustrializzare il territorio – così da recuperare la capacità produttiva e i posti di lavoro persi nella lunga fase di crisi post 2008 – cambiando modi e tempi dello sviluppo. Cioè riducendo i mesi necessari per autorizzare un nuovo stabilimento, per prendere decisioni politiche, per rimuovere gli ostacoli che imbrigliano le imprese, per diminuire il peso dei vincoli amministrativi, e trasformando il clima che circonda l’industria «da quello attuale, che è almeno di scetticismo, a uno di condivisione».

L’allarme suonato da Alunni all’assemblea generale di Assisi – di fronte al presidente di Confindustria Vincenzo Boccia e alla leader della Regione Catiuscia Marini – è diretto, prima di tutto, alle le istituzioni regionali e locali: «Nessun reale processo di reindustrializzazione, e nessuna attrazione di nuove imprese, potranno mai essere realizzati in modo significativo se l’Umbria non riuscirà in questa sfida», ha sottolineato Alunni sventolando il sogno di diventare la regione «più business friendly d’Italia». Un sogno accompagnato però dal monito: «Se non ci riusciremo, potremo fare soltanto battaglie di retroguardia per conservare le ceneri. Perché nel mondo globalizzato la competizione diventa sempre più tra territori». E un territorio piccolo come quello umbro, seppur bello e denso di spirito imprenditoriale e di competenze professionali, secondo il neo presidente rischia grosso se non è supportato da «un insieme di azioni coerenti».

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Il rischio è tanto più alto, considerato che i livelli di produzione sono ancora lontani da quelli pre-crisi. Nel primo semestre 2017 l’industria manifatturiera umbra ha mostrato finalmente segnali di ripresa, col 26% delle imprese che ha aumentato la produzione di oltre il 5% rispetto al semestre precedente. Ha ricominciato a muoversi anche l’occupazione, con l’attesa – secondo l’indagine congiunturale Confindustria Umbria-Università di Perugia – di un ritorno alla normalità del mercato del lavoro. Un mercato che però, come ha sottolineato il presidente uscente degli industriali umbri, Ernesto Cesaretti, sconta ancora la bassa occupazione giovanile e la fuga dei cervelli. «Ridurre il “divario giovani” è una priorità – ha detto Cesaretti – tanto più in uno scenario produttivo come quello attuale, caratterizzato dalla digitalizzazione dei processi. Industria 4.0 è l’obiettivo a cui puntiamo, è la visione che perseguiamo».

Cesaretti ha ricordato di essere stati «i primi in Italia a costituire il Digital Innovation Hub, che coinvolge le eccellenze locali e nazionali nelle varie tecnologie abilitanti» e ha lanciato la sfida: «Ora siamo pronti a dare operatività all’Hub e ad accelerare la digitalizzazione delle imprese, che sarebbe bene potessero beneficiare di incentivi regionali per agevolare l’acquisto di servizi mirati».

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