Aziende al tempo del covid

La sfida di Dior: grande evento dal vivo a Lecce il 22 luglio per la collezione cruise

Il direttore creativo Maria Grazia Chiuri, di origini pugliesi, e il ceo della maison francese, Pietro Beccari avevano programmato da quasi un anno lo show per giugno con ospiti da tutto il mondo, la pandemia ha fatto optare per una sfilata a porte chiuse ma in streaming live

di Angelo Flaccavento

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Il direttore creativo Maria Grazia Chiuri, di origini pugliesi, e il ceo della maison francese, Pietro Beccari avevano programmato da quasi un anno lo show per giugno con ospiti da tutto il mondo, la pandemia ha fatto optare per una sfilata a porte chiuse ma in streaming live


4' di lettura

Dopo il congelamento atterrito e il repulisti drastico causati dalla paurosa situazione mondiale, il fashion system riprende lentamente a muoversi. Oggi, nel corso di una conferenza stampa digitale di sovrumana puntualità, Pietro Beccari e Maria Grazia Chiuri (nella foto), rispettivamente amministratore delegato e direttore creativo della maison Dior, hanno annunciato che lo show Dior Cruise nella piazza del duomo di Lecce, previsto inizialmente per maggio e poi posposto, si svolgerà in fine il prossimo 22 luglio.

La volontà di tenere comunque l’evento
«La sospensione per cause di forza maggiore non era un annullamento» dice Beccari, orgoglioso della promessa mantenuta. Sarà una megaproduzione Dior con tutti i crismi - la prima per la maison nella capitale del più bel barocco del sud, bianco, spumoso e fremente come un proto-rococó, invero cornice perfetta per le sofisticherie Dior e lo spirito da jolie madame 2.0 che la maison propone ad una donna che si veste da bambola, ma che i vestiti se li compra da sola e magari è capitano d'industria, non splendida decorazione al braccio del cumenda.

Sfilata a porte chiuse
Lo spettacolo, certo, si svolgerà in assenza di pubblico, perché questo impone la fase tre. Saranno ammessi solo i team direttamente coinvolti nella produzione, che trattandosi di Dior sono un corposo contingente di maestranze. La regione Puglia, e la municipalità di Lecce in particolare, hanno di che gioire: l'impatto di uno spettacolo del genere, seppur anomalo, non puó che essere positivo sull'economia locale - al netto dell'hotellerie, che con i faraonici parterre Dior avrebbe scialato. È un impatto positivo soprattutto in termini di cultura dell'artigianato e promozione dei saperi locali, dal tombolo alle ceramiche, e quindi di dialogo tra Italia e Francia. «Tra artigiani che hanno lavorato alla collezione, produzione dello show e poi lo streaming e tutto il lavoro di organizzazione e allestimento, possiamo dire che ci sono circa mille persone che hanno lavorato a questo evento», spiega Beccari.

Il valore e il sostegno all’artigianalità
Chiuri, che vanta origini pugliesi per parte di padre, è una appassionata sostenitrice dei craft local in un mondo global - giusto un anno fa ha dedicato parte della cruise ai wax africani. A proposito della collezione, il cui processo di sviluppo era in stadio avanzato al momento del lockdown, parla di fusione tra «Dior e la ricchezza dei saperi di questa terra». La Puglia è inoltre landa affine alla narrativa neofemminista che il direttore creativo ha individuato come motrice del proprio personale storytelling.

Le radici “letterarie” dell’evento
In loco infatti è ancora viva la tradizione della taranta, il ballo sfrenato, ridotto oramai a folklore patinato ma ancora bruciante, come fuoco sotto la cenere, di quella energia viscerale e senza briglie che l'etnologo Ernesto De Martino studió approfonditamente nel seminale La terra del rimorso. Costruita sull'asse immaginario che lega Parigi a Lecce – congiunzione invero inaudita e sperticata – la collezione si annuncia opus ricco di sfaccettature. È notevole, soprattutto, che prenda la forma di uno show, perchè, dicono all'unisono Chiuri e Beccari «il format è emozionale, e pertanto insostituibile». Di emozioni, anche a distanza, la moda al momento ha gran bisogno.

Il focus sulla Cina
Per Dior, come per ogni altra maison del lusso, la Cina negli ultimi anni è diventata un mercato molto importante. I buyer e i clienti e i giornalisti cinesi, ovviamente, non potranno partecipare all’evento di Lecce. Come non potrà farlo nessuno, almeno a questa tornata. Ma la tecnologia ha aiutato e nei prossimi mesi si tornerà anche ad attività “di prossimità”, potremmo dire. «Siamo rimasti in contatto con i buyer, i clienti e i giornalisti di ogni Paese in questi mesi – ha spiegato Pietro Beccari –. Niente può sostituire i sensi, il piacere e lo stupore di vedere, toccare, persino annusare, un tessuto o vedere come un capo prende vita quando qualcuno lo indossa. Succederà presto, di nuovo. Ci siamo inventati piccoli film, spiegazioni virtuali e abbiamo spedito campioni di tessuti e pelle, in Cina e in ogni altra parte del mondo».

I prossimi eventi
In vista della “festa del doppio sette” (o festa Qixi) – che si chiama così perché cade il settimo giorno del settimo mese lunare e può essere definita il San Valentino cinese o la festa degli innamorati – Dior allestirà 19 pop up fisici in tutto il Paese, dove si venderà la collezione Amour. «Il nostro canale e-commerce, a pieno regime da tre anni, sta andando molto bene – ha precisato Beccari –. Ma le vendite via web non sostituiranno mai completamente i negozi fisici e questa iniziativa dedicata ai cinesi è anche un modo per trasmettere un messaggio di vicinanza e solidarietà, visto che è impossibile prevedere quando ci sarà un ritorno alla normalità che conoscevamo prima dell’inizio della pandemia, cioè il ritorno alla possibilità di viaggiare liberamente e di non aver paura del contagio».

La grande mostra a Shanghai
La mostra-evento dedicata alla storia di Dior, fortemente voluta da Maria Grazia Chiuri, che debuttò a Parigi e poi si spostò al Victoria&Albert Museum di Londra, sarà allestita anche a Shanghai. «Anche in questo caso si è trattato di una sfida, il format deve tenere conto delle nuove regole – conclude Beccari –. Ma speriamo resti intatta la capacità di trasmettere il fascino della storia della maison, come abbiamo fatto a Parigi e Londra».

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