intervista

La sfida di Franco Zanellato: «Ricerca e brevetto per la borsa eco»

Il fondatore del marchio di pelletteria spiega le strategie per il futuro del marchio famoso per la Postina, nata nel 2011 e da allora best seller

di Giulia Crivelli


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4' di lettura

La borsa più famosa del marchio Zanellato si chiama Postina e ha una bellissima storia. Il suo inventore, Franco Zanellato, ha sempre indossato un doppio cappello, quello di creativo e di imprenditore e sulla Postina ha costruito a Vicenza, in meno di dieci anni, una Pmi d’eccellenza e ha dato vita a un marchio che per notorietà e penetrazione nel mercato più esigente che esista, il Giappone, ha poco da invidiare a storici brand dell’alta gamma e maison del lusso italiane e francesi. La Postina è nata nel 2010 ed è stata commercializzata dall’anno successivo, dopo anni di ricerche e perfezionamenti dell’idea originale, che era quella di ricreare in chiave moderna la storica tracolla del postino degli anni 50, utilizzando pellami pregiati. Gli americani hanno coniato un’espressione per indicare le borse che diventano oggetto del desiderio per una stagione, it bag. Espressione intraducibile, anche perché il sostantivo bag in inglese non è femminile bensì neutro. Volendo potremmo dire “la borsa con la B maiuscola”. It bag resta più efficace, a maggior ragione nel caso della Postina Zanellato, il cui successo è andato ben oltre la stagionalità (nella foto in alto, il progetto di Franco Zanellato con Dynamo Camp: i ritagli di pelle frutto delle lavorazioni delle borse si trasformano in tessere di un mosaico perché i ragazzi dell’associazione inventino una loro versione, unica e irripetibile, dell’iconica borsa).

Da best seller è diventata long seller e il suo creatore - amministratore unico della società, affiancato dalla moglie in ogni progetto e nuova iniziativa - ha fatto uscire dal cappello altri due modelli di grande successo, Nina e Duo. La Postina però continua ad assorbire la maggior parte delle vendite e si è in realtà trasformata in una mater familias.

È stato importante nascere in Veneto e crescere in una famiglia che lavorava nel settore conciario?

Difficile fare la storia con i se, ma sono convinto che il luogo in cui sono nato ha avuto un ruolo fondamentale nelle mie scelte di vita e di lavoro. È legato alla mia terra l’amore per la pelle e la fascinazione per quello che gli esseri umani, nel corso degli anni, sono riusciti a fare con questa straordinaria materia che la natura ci dona. Per questo ho speso moltissime energie nel disegnare la prima Postina, ma altrettante nel trovare i pellami migliori per i modelli iniziali e per tutti quelli successivi. Diciamo che per la Postina la ricerca e sviluppo si è spostata dal design a pellami , lavorazioni e dettagli, come la metalleria.

La Postina originale è una sorta di capostipite. Negli anni la gamma si è enormemente ampliata.

Ora esiste in taglie diverse e con abbinamenti di materiale di vario tipo, non solo pelle, ad esempio per i modelli estivi. Alla Postina sono ispirati anche alcuni articoli di piccola pelletteria e le cinture, che abbiamo introdotto di recente. Ma il centro del nostro piccolo universo restano le borse: Postina e poi Nina e Duo e in futuro... chissà. Le idee sono tante, ma sono un perfezionista e per fortuna ho anche pazienza: non mi interessa arrivare primo al traguardo, ma camminare o correre al mio passo e secondo i miei ritmi e standard di qualità.

Come si reagisce a un successo così veloce e forse inaspettato?

Siamo passati in pochi anni da zero a oltre dieci milioni di fatturato. Ma è tutto fatturato sano: è vero che c’è stata una fortissima crescita della domanda, ma è altrettanto vero che non abbiamo mai voluto strafare, pensando a un possibile guadagno a breve termine. La mia visione, per carattere e per stile imprenditoriale, è di medio e lungo termine. Proseguiamo su questa strada: come hanno fatto anche altri marchi della moda di posizionamento medio-alto o alto, abbiamo razionalizzato la distribuzione wholesale. Nonostante questo, è stato possibile crescere perché non ci siamo mai seduti sugli allori e abbiamo inoltre anticipato il grande e giusto tema della sostenibilità ambientale. La Postina in pelle Pura, brevettata e frutto di ricerche condotte con università, è tra le versioni più vendute e aiuta a combattere la piaga della contraffazione: è impossibile falsificarla.

Cosa pensa di quello che alcuni definiscono “lo sporco segreto della moda”, cioè il mercato parallelo?

Insieme alla contraffazione, è il più grande problema che vedo. Non so nemmeno quanti consumatori sappiano cosa sia. Lo spiego brevemente: ci sono società che comprano, in modo legale, grandi quantità di borse per poi rivenderle in canali, diciamo così, meno ufficiali, fuori dall’Italia, a prezzi e con modalità che non sono più nel controllo di chi le ha prodotte, cioè Zanellato. Fermare questi acquisti ha un effetto a breve sul fatturato, certo. Ma nel medio termine, per tornare a quello che dicevo prima, si salvaguarda il marchio, lo si protegge e si mettono le basi per una crescita magari meno veloce, ma più sana.

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