lettera al risparmiatore

La sfida di Italgas: spingere il digitale e consolidare il settore in Italia

di Vittorio Carlini


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6' di lettura

Digitalizzare la rete. Poi: da un lato consolidare il settore della distribuzione grazie alle gare sul gas e l’M&A; e, dall’altro, investire sulla crescita organica. Ancora: realizzare maggiori efficienze operative. Sono tra le priorità di Italgas, indicate nel piano d’impresa 2017-2023, a sostegno del business. L’attività, nel primo trimestre del 2017, ha visto fatturato e redditività in rialzo. Al di là dei numeri di bilancio il risparmiatore è tuttavia interessato alle strategie di sviluppo. Tra queste il business plan prevede, sul fronte organico, investimenti per circa 3 miliardi.Capex ingenti a seguito dei quali la Rab consolidata dovrebbe, nell’arco di piano, crescere ad un tasso medio annuo di circa l’1,4% rispetto ai 5,7 miliardi di fine 2016.A fronte di simili investimenti può sorgere il dubbio che il debito netto possa aumentare. Italgas non condivide l’obiezione. In primis, è l’indicazione, i Capex per la crescita organica e lo stesso dividendo sono previsti essere finanziati dai flussi di cassa operativa. Inoltre, dice sempre Italgas, il debito netto deve considerarsi in riferimento alla crescita aziendale. Così rileva il suo rapporto con la Rab. Ebbene questo da un lato, a fine 2017, è previsto intorno al 62%. E, dall’altro, nell’arco di piano è stimato non oltre il 65%. Valori che Italgas considera di tranquillità. Quindi la società non vede alcun problema.

Digitalizzare la rete e, quindi, il business. Poi: da un lato consolidare il settoredella distribuzione grazie alle gare sul gas e l’M&A; e, dall’altro, investire sulla crescita organica. Ancora: realizzare maggiori efficienze operative. Sono tra le priorità di Italgas, indicate nel piano d’impresa 2017-2023, a sostegno del business.

ITALGAS A PIAZZA AFFARI

Base 07/11/2016=100

L’attività, nel primo trimestre del 2017, è stata contraddistinta dal rialzo di fatturato e redditività. I ricavi si sono assestati a 281 milioni in aumento del 9,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso esercizio. Il Mol, dal canto suo, è stato di 193 milioni (+19,9%) mentre l’utile netto ha raggiunto i 72 milioni (+16,1%). Il rapporto tra Ebitda e ricavi, infine, è arrivato al 62,68%. Al di là dei singoli numeri di bilancio il risparmiatore è tuttavia interessato alle strategie di sviluppo aziendale. Queste, nelle loro linee principali, sono per l’apppunto indicate nel business plan recentemente presentato al mercato.

I TRIMESTRI DEL GRUPPO A CONFRONTO

Dati in milioni di euro

Il piano prevede, sul fronte organico, investimenti cumulati per circa 3 miliardi. Di questi intorno a 800 milioni sono appannaggio del cosiddetto «smart metering» e altri circa 200 sono indirizzati sulla digitalizzazione vera e propria della rete. È chiaro che, tra i due impegni, c’è un legame. Un fil rouge il quale, tra le diverse interpretazioni, può essere visto anche, e soprattutto, come salto tecnologico per il gruppo.

I contatori «intelligenti» (entro il 2018 il tasso di sostituzione degli analogici mass market sarà al 52% per arrivare, poi, ad averli tutti «smart» nel gruppo entro il 2020) permettono, ad esempio, la trasmissione dei dati sui consumi. Un «news flow» atteso, grazie ai futuri sensori lungo le pipeline, sulla stessa rete.

Ebbene: questi flussi di dati potranno essere, sfruttando la maggiore potenza di calcolo del cloud computing e di sofisticati algoritmi, essere sfruttati nei più diversi modi. Dalla manutenzione predittiva alla gestione della pressione del gas fino all’incremento delle efficienze energetiche e, quindi, anche dei risparmi (sia dalla parte di Italgas che dell’utente finale).

DINAMICA DEI FLUSSI DI CASSA

Dati in milioni. I trim. 2017

Ma non è solo la digitalizzazione e lo «smart metering». Ci sono anche 1,3 miliardi per la maintenance del network. Su questo fronte si parla di diverse mosse: dal rimpiazzare i vecchi tubi in ghisa con quelli in polietilene fino alla sostituzione annua, a partire dal 2021, di circa 200 km di pipeline completamente ammortizzate.

Oltre a ciò non va, infine, dimenticato l’impegno (circa 600 milioni) sullo sviluppo dello stesso network. Un’espansione che tra le altre cose, da una parte, è prevista in circa 500 km di nuovi tubi. E, dall’altra, prevede che entro il 2018 venga completata l’integrazione del network di distribuzione nel Sud Italia (circa 93.000 Punti di Riconsegna finali di cui 66.000 già in funzione). Insomma: investimenti ingenti a seguito dei quali la Rab consolidata dovrebbe, nell’arco di piano, crescere ad un tasso medio annuo di circa l’1,4% rispetto ai 5,7 miliardi di fine 2016.

IL PIANO D’INVESTIMENTI ORGANICI

Dati in %

Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complessa. Il risparmiatore, pure apprezzando il calo del rosso della Pfn nel primo trimestre del 2017, esprime un dubbio. Il timore è che l’ampio piano d’investimenti previsto possa, in qualche modo, spingere l’indebitamento. Italgas non condivide l’obiezione. In primis, è l’indicazione, i Capex per la crescita organica e la stessa politica dei dividendi sono previsti essere completamente finanziati dai flussi di cassa operativa. Inoltre, dice sempre Italgas, il debito netto deve considerarsi in riferimento alla crescita aziendale e non come valore in sè. Così, viene affermato, rileva il suo rapporto con la Rab. Ebbene questo da un lato, a fine 2017, è previsto intorno al 62%. E, dall’altro, nell’arco di piano è stimato non andare oltre il 65%. Valori che Italgas considera di tranquillità. Quindi, è la conclusione, la società non vede alcun problema sul tema.

Fin qui alcune considerazioni sulla crescita organica. Quali, però, le prospettive rispetto all’atteso round di gare nel gas? Su questo fronte, da un lato, va ricordato che attualmente la quota di mercato in Italia di Italgas nella distribuzione è circa il 30%. E, dall’altro, che il settore di riferimento è ancora molto frammentato (intorno a 226 operatori). Proprio anche in funzione di quest’ultimo dato il gruppo punta ad essere consolidatore e a raggiungere una market share di circa il 40%. Il che, rispetto ai Punti di Riconsegna (PdR), implica passare dai circa 6,5 milioni del 31/12/2016 a oltre 8 milioni nel 2023.

Ciò detto una strada maestra per crescere è, per l’appunto, attraverso le gare sugli Ambiti territoriali minimi (Atem). Un passaggio riguardo al quale l’impegno previsto nell’arco di piano è di 2 miliardi: circa 1,4 miliardi per lo «shopping» delle reti e il resto per lo sviluppo e mantenimento dello stesso network acquisito.

Già, acquisito. Quale allora l’identikit del possibile target tra gli Atem? Il gruppo parteciperà di certo alle aste degli Ambiti dove ha almeno l’85% di market share. Qui la probabilità di vittoria è considerata elevata. Dopo di che, in quelli dove la quota di mercato media non è inferiore al 25%, farà le sue scelte in base a diversi fattori: dalla frammentazione degli altri operatori alla loro tipologia fino all’eventuale contiguità territoriale dell’Atem stesso. Il positivo completamento della partecipazione alle gare previste (oltre agli investimenti tecnici) dovrebbe fare crescere la Rab, all’interno del piano d’impresa, ad un tasso medio annuo di circa il 4,5%.

Al che il risparmiatore effettua però una considerazione: la concorrenza nelle gare sul gas sarà notevole. Diversi i competitor sul campo. In particolare le multiutility. Una situazione che può ostacolare lo sviluppo del business di Italgas. Il gruppo, sottolineando che si tratta di target sfidanti ma raggiungibili, smorza i dubbi. Dapprima l’azienda afferma che le diverse multiutility sono forti ma su determinate aree locali. Di conseguenza lo spazio per aggiudicarsi le gare previste c’è. Inoltre, nella valutazione delle offerte, è rilevante anche la presentazione di piani di sviluppo industriale delle reti. Un elemento, dice Italgas, che presuppone competenze tecniche e conoscenze storiche del network stesso. Tutte caratteristiche, è l’indicazione, tipiche di un gruppo come Italgas che ha contribuito allo sviluppo della rete in Italia. Quindi, è la conclusione, la preoccupazione in oggetto ha poco senso.

Peraltro, con riferimento al ritardo con cui via via vengono bandite le gare, Italgas ha previsto anche un’attività di M&A per anticiparne gli effetti. La volontà è acquisire circa 200.000 PdR tra il 2018 e 2019. L’obiettivo, come indicato nelle slide del piano d’impresa, verrà perseguito attraverso lo shopping di piccoli operatori privati. Oltre a ciò si guarda poi all’M&A di asset di distribuzione di operatori internazionali (in settimana è stata presentata l’offerta non vincolante a Gas Natural). Non è escluso infine, seppure di più difficile attuazione, l’eventuale consolidamento di realtà partecipate. Al di là delle singole strategie è rilevante sottolineare che, nelle intenzioni della società, l’opzione dell’M&A concretizza un de-risking sul fronte della crescita e della concretizzazione del piano d’impresa.

Quel business plan che, a ben vedere, prevede anche diversi interventi sul fronte delle efficienze operative. Attività molteplici il cui obiettivo è ridurre i costi operativi, entro il 2018, di oltre il 15% rispetto al livello del 2016 e a parità di perimetro. Di lì, in poi, il target è mantenere una struttura di costi in linea con le indicazioni fissate dall’Autority.

Con il che il risparmiatore sottolinea un dubbio tipico di qualsiasi piano d’impresa: il rischio di esecuzione. Cioè: il timore riguarda il passaggio dal definire gli obiettivi sui minori costi alla loro realizzazione. Italgas rigetta la preoccupazione. Dapprima, è l’indicazione, gli interventi individuati per ridurre i costi sono molteplici. Programmi che vanno dalla revisione dei contratti di manutenzione a quelli di ottimizzazione energetica fino alla riorganizzazione territoriale del business. Una diversificazione che, viene spiegato, è maggiore garanzia per il raggiungimento dell’obiettivo fissato. Oltre a ciò, sottolinea Italgas, già nel primo trimestre del 2017 i costi operativi sono scesi. La dimostrazione che la strategia inizia a dare i suoi frutti. Quindi, conclude la società, sul questo fronte non c’è alcuna particolare preoccupazione.

In generale comunque, al di là della conferma dei target di piano, l’azienda dice di essere in linea con gli obiettivi di fine 2017. Tra gli altri: ricavi per circa 1,1 miliardi; Ebitda tra 720-740 milioni; Rab consolidata a 5,8 miliardi; Capex oltre 500 milioni e debito netto, al netto di eventuale M&A, a circa 3,7 miliardi.

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