Trasporto merci

La sfida della logistica 4.0: formare le competenze digitali

L'85% delle imprese ha meno di 10 addetti

di Marco Morino

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L'85% delle imprese ha meno di 10 addetti


3' di lettura

Un primo campanello d’allarme è già suonato. Arriva da un gruppo qualificato di esperti del settore. La logistica italiana, che grazie al lockdown è uscita dal cono d’ombra nel quale è stata ingiustamente relagata per anni, dimostrando di svolgere un ruolo cruciale per la tenuta del Paese, avrebbe bisogno oggi più che mai di una visione strategica che punti a elevare la competitività del settore, aprire la strada al digitale e sostenere gli investimenti green. Un programma di rilancio complessivo che, per il momento, nei progetti allegati per l’impiego dei circa 209 miliardi tra prestiti e fondo perduto in arrivo dal Recovery Fund, non è presente. È quanto emerge dai lavori del Think Tank della Logistica (Ttl) che raggruppa più di 70 stakholder, tra rappresentanti del mondo imprenditoriale e scientifico che hanno aderito al progetto promosso da Ebilog (ente bilaterale del settore) e coordinato dal Freight Leaders Council.

In particolare, gli esperti chiedono strategie definite per aumentare la capacità del sistema della logistica italiana, per stabilizzare la liberalizzazione del mercato, per ampliare le opportunità di business degli operatori, per aumentare il tasso di digitalizzazione e sostenibilità ambientale del settore, due aspetti che peraltro rientrano tra i criteri individuati dall’Europa per il finanziamento dei progetti nell’ambito di Next Generation Eu. Tra le azioni strategiche, anche un piano mirato a elevare la formazione nel settore, che oggi sconta una grave carenza di personale qualificato. Ma se nel piano italiano non ci fosse nulla di tutto questo, per la logistica il Recovery Fund risulterebbe una grande occasione mancata.

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Va chiarito che parlare di svolta digitale nella logistica significa partire da un dato di fatto: il settore, che contribuisce nel suo insieme a circa il 9% del Pil nazionale, è composto da una miriade sterminata di piccole e talvolta micro realtà imprenditoriali. Delle circa 90mila imprese logistiche italiane invece attive in ogni segmento della supply chain, oltre l’85% ha meno di 5 milioni di fatturato e meno di 10 addetti di media (fonte Confetra). L’ampliamento della sfera di competenza dell’attività logistica, spingerà quest’ultima a gestire un flusso fisico e informativo sempre maggiore, dal quale ricavare i dati necessari alla corretta ottimizzazione del lavoro. E qui entra in gioco la componente decisiva dell’intero processo: le risorse umane. La logistica del futuro sarà una continua interazione dinamica, uno scambio di informazioni bidirezionale, che metterà in connessione tutta la catena logistica. Il logistico 4.0 non potrà prescindere da conoscenze informatiche e digitali, strumenti che svolgeranno un ruolo sempre più centrale. Tutto questo determinerà la necessità di un adeguamento delle competenze dei lavoratori. L’aspetto più importante sarà possedere le skill digitali adeguate al nuovo contesto, che saranno prerequisito necessario per poter svolgere un numero sempre più ampio di mansioni.

Dice Thomas Baumgartner, presidente di Anita, l’associazione di Confindustria che rappresenta circa 1.400 imprese di autotrasporto merci e logistica: «Il capitale umano è e resta strategico. Il mestiere di autista sta cambiando: il “vecchio” camionista oggi ha nuove competenze, guida un veicolo pesante dove il cruscotto assomiglia sempre più ad un computer, compie dal proprio mezzo operazioni digitali, è chiamato a dialogare in tempo reale con le infrastrutture e i nodi logistici, in futuro sempre più con le autorità competenti per i controlli e gli altri utenti della strada».

La rivoluzione 4.0 in atto nel mondo della logistica sta portando innovazioni, soprattutto tecnologiche, che permettono maggiore efficienza, meno errori, monitoraggio in tempo reale: i principali elementi di novità sono rappresentati da software dedicati e piattaforme per l’analisi e l’archiviazione dei dati, reti e sensori per la condivisione delle informazioni in tutta la supply chain. Queste innovazioni hanno avuto una forte accelerazione negli ultimi mesi a causa o grazie all’emergenza sanitaria. Spiega Antonello Fontanili, direttore di Uniontrasporti (Unioncamere): «In questi mesi di emergenza, si è potuto constatare come le aziende che avevano già digitalizzato in parte i processi di trasporto e stoccaggio abbiano avuto meno difficoltà a proseguire nella propria attività. Chi aveva già smaterializzato il documento di trasporto, per esempio, ha continuato a lavorare in sicurezza. Per gli altri, invece, c’è stato ad esempio il problema che il documento cartaceo fosse un potenziale veicolo di contagio. Se vogliamo guardare al futuro, si può quindi ipotizzare che le aziende della logistica che non si adegueranno in fretta alle logiche 4.0 rischiano di rimanere inesorabilmente indietro».

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