Innovazione

La sfida di Napoli sulle start up: nasce un’impresa al giorno

Dallo spazio alle tecnologie 4.0: a fine 2019 sono state 423 le nuove imprese registrate nel capoluogo partenopeo, al terzo posto in Italia dopo Milano e Roma. Scarsi però gli investimenti

di Vera Viola


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Il polo universitario di San Giovanni a Teduccio. A livello nazionale la crescita in Campania delle start up nei settori di particolare innovazione è una delle più elevate

3' di lettura

La platea di start-up innovative della Campania e in particolare di Napoli si è progressivamente allargata. Ed è arrivata a occupare posizioni di rilievo in ambito nazionale. In termini regionali la Campania è infatti quarta in Italia - come si evince dal Registro delle imprese - con 896 realtà registrate a fine dicembre, dietro all’Emilia Romagna. Merito soprattutto di Napoli, che avendo superato le 423 unità, più di una nuova alla settimana nel 2019, si posiziona al terzo posto nazionale. Alle spalle ci sono soltanto Milano e Roma.

Si occupano di applicazioni spaziali e software, oppure di stampa 3D , tecnologie 4.0, algoritmi per supportare il marketing digitale, biomedicale, farmaceutico. Nascono da un sistema che si è articolato in una rete, costruita attorno a sette università, 40 enti pubblici di ricerca avanzata, 21 laboratori, 25 strutture per sostenere l'imprenditorialità tra acceleratori, parchi scientifici, centri di servizio. Un sistema - un fatto per niente scontato al Sud -   oggi capace di attrarre anche incubatori. E che vede nell’università Federico II il perno principale, affiancata dalla Regione Campania che ha messo in atto un’articolata strategia di supporto. L’innovazione, insomma, è di casa in Campania e promuove un processo di sviluppo che forse non ha precedenti, innescato anche dall’arrivo di Apple e dal conseguente avvio di una serie di altre prestigiose «academy» nel polo universitario di San Giovanni a Teduccio e non solo: si pensi a Cisco, Deloitte, Fs, Intesa Sanpaolo e poi Accenture.

Sebbene la nascita di startup in Campania e a Napoli sia un fenomeno di dimensione molto interessante, non si può non prendere atto che gli investimenti in startup innovative sono ancora molto limitati. In altre parole, il dinamismo che si riscontra in termini di nascite non trova poi un corrispondente interesse di investitori privati. Si stima - secondo uno studio di Zephiro Investments - che il Sud attiri solo il 2,2% del totale degli investimenti privati in startup Italiane, contro il 47% della sola Lombardia, 54% con tutto il Nord, il 17% del Centro e ben il 25% in Startup fondate da italiani, ma che hanno spostato la propria sede all’estero.

La Campania, per esempio, esprime il 9,6% delle startup innovative e l’1,6% degli investimenti (per numero e per importo). Mentre la Lombardia esprime il 30% delle startup e il 62% degli investimenti per importo e il 44% per numero. In altre parole «al Sud non arriva un euro da investitori privati» sintetizza Giovanni De Caro, titolare della società partner di Zephiro Investments e di Campania New Steel, incubatore creato da Città della Scienza e Università Federico II. La Regione Campania ha stanziato più di 500 milioni di euro negli ultimi sette anni, puntando sopratutto a creare opportunità, servizi, finanziando anche nuove idee e la piattaforma di open innovation. Ma il ruolo dell’investitore privato è diverso e comporta per lo più anche una sorta di tutoraggio e accompagnamento in diverse fasi della vita della nuova impresa innovativa. Quel che manca al Sud, poi, è sopratutto l’investimento nel capitale delle startup più giovani e immature. Lo studio di Zephiro e Campania Newsteel anche su questo tema dà indicazioni chiare. Tra il 2018 e il 2019 è calato l’investimento nel “seed capital”, in Campania fino a meno del 5% del totale, ed è cresciuto quello nelle cosiddette scaleup, realtà da un milione di fatturato in su. Una prospettiva interessante adesso c’è: si attende a giorni la presentazione e l’avvio del Fondo nazionale per l’innovazione (Cdp e Invitalia) che si avvale di una dote di 1,5 miliardi per le startup italiane di cui il 34% almeno al Sud .

Si attendono investimenti, quindi, per una realtà come la Campania che ha già espresso startup ormai molto note. Come Megaride, spin-off avviato nel 2016 , che produce software di simulazione del contatto tra veicolo e strada e ha già lavorato con Ducati, Audi, Maserati e Pirelli. Oppure Evja che ha sviluppato una soluzione per l’agricoltura di precisione, adottata nella piana del Sele, osservata da prestigiosi investitori internazionali. Sophia High-tech (altro spin off della Federico II) sviluppa con manifattura additiva componenti per l’industria aerospaziale . Tra quelle partorite con finanziamenti regionali ci sono poi le startup Agribiom,che trasforma foglie e cortecce di alberi in spray per proteggere il campo da agenti dannosi. Emoticron con il progetto Phlay for art che ha cambiato il modo di condividere le foto, con clienti come Nike, Nokia e Sky. Tolemaica con una sorta di foto certificata: NttData è entrata nel suo capitale sociale.

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