INTERVENTO

La sfida da non perdere sul ritorno della formazione in aula

Solo ripensando in modo innovativo gli “ambienti di apprendimento” scuole e atenei riusciranno davvero a superare la crisi della pandemia

di Francesco Venuti *

(AFP)

4' di lettura

In tutta Italia la campanella ha segnato il rientro a scuola per circa 8 milioni di studenti, a cui si aggiungono quasi 2 milioni nelle università e nella formazione manageriale. Un inizio di anno che non è privo di profondi interrogativi e incertezze. La speranza di evitare nuovi lockdown, con prolungati periodi di DAD o smart working, è tuttavia minacciata dalle incognite sulla reale durata dell’efficacia vaccinale, sulle varianti e sull’evoluzione della pandemia soprattutto con l’arrivo dell’inverno.

Il ministro Brunetta ha più volte espresso, sollevando molte reazioni e commenti, il suo impegno per riportare in presenza una quota significativa di lavoratori della Pubblica Amministrazione. Più eterogenea e diversificata è invece la situazione nelle aziende private, laddove alcune realtà sembrano più propense a rendere strutturale il lavoro a distanza, mentre altre, con precauzioni e notevoli investimenti in misure di sicurezza, cercano di riportare fisicamente in ufficio il maggior numero possibile di lavoratori.

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In un articolo del 13 settembre scorso Marco Carlomagno, Segretario generale FLP, riferendosi soprattutto al settore pubblico, sottolineava come non basti tornare in presenza negli uffici per farli funzionare e che l’addio allo smart working rischia di far dimenticare i problemi reali che andrebbero invece affrontati con responsabilità e coraggio. Altrettanto, l’encomiabile testimonianza di molti lavoratori - medici, infermieri e docenti in primis, ma non solo - non può essere assunta a dimostrazione del buon funzionamento del nostro sistema.

Queste considerazioni aprono a una riflessione analoga per il mondo dell’istruzione e della formazione, anche quella manageriale. Non ci si può infatti illudere che il rientro in aula in presenza cancelli come un colpo di spugna l’esperienza vissuta e, soprattutto, renda automaticamente efficace il sistema scolastico e formativo. Così come da anni si discute su come migliorare il lavoro della PA, allo stesso modo da almeno altrettanto tempo si sottolineano le problematiche dell’istruzione in Italia a tutti i livelli, come purtroppo evidenziato delle rilevazioni OCSE-PISA e da altre statistiche internazionali.

Al ritorno in classe si riaffacciano con urgenza i problemi dei nostri modelli formativi e pedagogici, dei contenuti dei programmi di studio e delle infrastrutture frequentate ogni giorno da milioni di studenti. Diventa pertanto sempre più impellente che scuole e università lavorino seriamente su un duplice fronte. Da un lato è necessario ripensare i sistemi e i progetti educativi, mettendo radicalmente in questione i paradigmi precedenti. Dall'altro, è fondamentale presentarsi con un'identità e valori espliciti, forti, sostenibili e ben definiti, in grado di attirare le nuove generazioni, di affascinarle positivamente e di farle di nuovo innamorare del mondo e del futuro, dimostrando dinamismo e vitalità, trasmettendo energia e il desiderio di impegnarsi attivamente per avere un impatto responsabile sulla società, sull’economia e sul pianeta in generale.

Le scuole e soprattutto le università dovranno effettuare sforzi molto maggiori di prima per attrarre fisicamente gli studenti nelle loro aule e nei loro campus, dopo aver sperimentato che - tutto sommato - è anche possibile studiare (abbastanza comodamente) da casa. La sfida è dimostrare di fornire quel “quid” in più che non può essere dato per scontato, se vogliamo evitare ulteriori incrementi della dispersione e degli abbandoni (che già penalizzano l’Italia a livello internazionale) o di fughe verso la formazione online a distanza.

Rendendo gli spazi più curati e ben progettati, esteticamente gradevoli, funzionali e tecnologicamente attrezzati, le università avranno una potente arma in più per richiamare gli studenti e anche tutti quei professionisti che, a livello executive, vogliono investire in un percorso di formazione.

Solo ripensando in modo innovativo gli “ambienti di apprendimento” (non solo fisici), nonché mettendo a frutto l’enorme esperienza della DAD e della digitalizzazione, scuole e atenei riusciranno davvero a superare la crisi della pandemia, proiettandosi coraggiosamente verso il futuro, oltre la drammatica esperienza del Covid, affinché non sia stata tempo sprecato ed energie tristemente disperse.

Occorre smettere di concentrarsi in modo maniacale ed esclusivo sui contenuti da “trasferire”, che sono ormai facilmente accessibili a chiunque e diventano obsoleti in un tempo incredibilmente breve. Bisogna identificare le vere priorità di ciascuna singola attività formativa, costruendo percorsi personalizzati e flessibili, soprattutto nella formazione manageriale rivolta ai leader di oggi e di domani.

L’obiettivo deve essere promuovere una interiorizzazione profonda e una integrazione sistematica nei curricola di tematiche quali la responsabilità, la sostenibilità e il digitale, accompagnate da pensiero critico, capacità di problem solving e skills come l’empatia, la compassione, la resilienza, la flessibilità e la “re-startability”, fondamentali tasselli di una visione che deve però avere sempre l’uomo e la sua positività al centro delle nostre vite e dei sistemi politico-socio-economici.

Non è un caso che in alcune istituzioni educative, anche internazionali, si stia iniziando a riflettere sui cosiddetti modelli “phygital”, che combinano in misura efficace esperienze in presenza con attività digitali. Un approccio che, se introdotto con coscienza e coerenza, rivoluziona la pedagogia perché mette costantemente al centro della propria attività il discente, ben prima dei contenuti, dei mezzi tecnici, degli strumenti e delle attività proposte.

Non c'è quindi tempo da perdere: il bruciante desiderio di ritornare fisicamente a scuola e in ufficio si spegnerà molto presto, non appena la situazione si sarà di nuovo stabilizzata e una crescente nostalgia per le comodità del lavoro da remoto, della possibilità di seguire le lezioni da casa e della flessibilità oraria riaffiorerà con rapidità, sopraffacendo tanti sforzi e tanto lavoro compiuto in questi ultimi mesi. Potrebbe essere l’ennesimo treno che, come Paese, rischiamo di perdere.

* Dean Executive MBA e General Management Programme, ESCP Business School


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