l’evento shot a milano

La sfida del postdigitale: come superare la divisione tra reale e virtuale

Dall’ambiente al nucleare, dalla mobilità al postumanesimo: a Milano l’appuntamento annuale della Society for History of Technology

di Simone Arcagni


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3' di lettura

Comprendere la storia scientifica e tecnologica del mondo per delineare meglio il futuro che ci aspetta. È un entusiasmante tour de force l’appuntamento annuale della Society for the History of Technology (Shot) che si tiene al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia di Milano (24-27 ottobre): ben ottanta sessioni sui temi più vari che vanno dal nucleare all'agroalimentare, dallo sviluppo e la storia dei media alla cibernetica, dall'ambiente alla mobilità fino al postumanesimo.

L’evento è stato aperto giovedì sera con un tavolo scoppiettante moderato da W. Patrick McCray della University of California, Santa Barbara e che ha visto susseguirsi diversi interventi. A cominciare da Fabio Novembre, architetto e designer che ha proposto il suo personale, caotico quanto creativo, modo di pensare gli oggetti e gli spazi in maniera non convenzionale, confessando anche una particolare attenzione alla matematica, e in particolar modo alla possibilità di ridurre gli oggetti alla matematica… un processo, quello di trasformare ogni cosa in numeri e viceversa, che però, nel suo caso, da vita a opere tutt'altro che schematiche ma quanto mai organiche, vive.

Il dipinto di Raffaello in realtà aumentata

E proprio questo sembra essere uno dei punti focali attorno a cui chi si interessa di tecnologia sembra lavorare, il concetto di postdigitale che Joachim Sauter spiega molto bene come l'attenzione a «come il digitale diventa fisico e tangibile». Joachim Sauter è media artist e designer , fondatore del celebre studio berlinese ART+COM, vero e proprio collettivo di architetti, artisti e sviluppatori che fin dalla seconda metà degli anni '80, e cioè in piena rivoluzione digitale, ha lavorato con schermi, proiezioni e macchine e che ora progetta e studia alacremente proprio in vista di questa svolta che possiamo chiamare “phygital”, “neophysical” o “neoanalog”, o ancora, con il termine che ormai molti artisti e teorici adottano, “postdigital”, per l'appunto.

Rimane davvero impresso il grosso medaglione che oscilla appeso in una enorme sala e che inquadra le diverse parti di un gigantesca riproduzione di un dipinto di Raffaello, dipinto che però non è posizionato dietro a questa sorta di “lente magica”, ma che è presente in realtà aumentata. Il luogo, l'arte e lo sguardo si incontrano così in una nuova fisicità che trasforma il dato digitale e immateriale in concretezza.

Ed è appunto l'arte il sapere privilegiato che è in grado di fare esplodere i linguaggi, che interseca le pratiche… Franziska Nori è la curatrice di Frankfurter Kunstverein e lavora nell'interscambio tra arte e scienza con artisti che usano l'intelligenza artificiale e altre tecnologie d'avanguardia. Interessata in particolar modo a progetti artistici che fanno dialogare il mondo degli uomini con quello degli animali e delle piante, la sua attività curatoriale mostra una particolare attenzione per la scienza che ci aiuta a comprendere la nostra società. “Post-binary” sembra essere anche il suo motto!

Superare la divisione tra reale e virtuale, arte e scienza e occuparci di spazi reali e, ovviamente, di persone. Proprio quello che fa Simona Maschi, direttrice del Copenhagen Institute of Interaction Design, che ha parlato dell'avvincente mondo della prototipazione laddove la tecnologia incontra il fare e soprattutto le persone che adottano gli artefatti, che vivono la tecnologia. Tecnologia che deve essere pensata come medium, e quindi mezzo… che aiuta e che comunica. Come dicevo… si comincia bene! Si aprono scenari che nei tavoli di lavoro, serrati, dei prossimi giorni verranno svolti con la vivacità che contraddistingue Shot, che porta davvero bene i suoi 61 anni di vita e che oggi è la più importante società di storici della tecnologia a livello internazionale e che vanta tra le sue pubblicazioni vi è la prestigiosa rivista “Technology and Culture” dedicata agli studi storici sulla tecnologia nelle sue relazioni con la politica, l'economia, il lavoro, l'impresa, le scienze e le arti.

Abbiamo bisogno della storia della tecnologia così come della filosofia della tecnologia per capire, sondare, sviscerare i legami, radicarla nel nostro mondo e nella nostra cultura, non sentirla come aliena ma parte di noi, dei nostri immaginari, persino dei nostri corpi e sicuramente delle nostre attività cognitive.

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