Opinioni

La sfida sarà semplificare la burocrazia

La semplificazione richiede un lavoro da certosini, procedimento per procedimento, norma per norma che solo i dirigenti interni possono fare

di Marcello Clarich

3' di lettura

Il Covid-19 ha già messo a nudo una debolezza cronica del nostro Paese: le complicazioni e lungaggini burocratiche. E la Fase 3 di rilancio degli investimenti per favorire la ripresa rischia di renderle ancor più esiziali.

È inutile chiedersi perché non abbiamo saputo dotarci negli anni passati di apparati amministrativi all’altezza di un Paese avanzato, quando ormai è assodato che uno Stato autorevole, tecnicamente preparato ed efficiente è imprescindibile per realizzare qualsiasi politica pubblica.

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Certo è che nella fase più acuta della pandemia, mentre imprese e uffici privati hanno continuato a operare per quanto possibile almeno in smart working, nel settore pubblico, molti uffici, palazzi di giustizia, scuole e ospedali sono caduti in uno stato di semiparalisi. E ha subìto gravi ritardi anche l’erogazione dei contributi e sussidi disposti d’urgenza a favore della popolazione e delle imprese più in difficoltà. Su questo terreno i confronti con altri Paesi sono stati impietosi.

Anche i numerosi fondi di finanziamento istituiti dal Decreto Rilancio (d.l. n. 34/2020) per i settori più in crisi come il turismo, la cultura, le emittenti locali, ecc. richiederanno, una volta emanate le norme attuative, un impegno eccezionale degli uffici per selezionare e approvare le singole pratiche. E purtroppo l’esperienza insegna che quando si tratta di “rapporti di massa”, i tempi sono lunghi.

Il Decreto Rilancio contiene alcune norme di semplificazione e di accelerazione dei procedimenti burocratici legati all’emergenza Corvid-19. In via sperimentale, per tutto il 2020, per esempio, il d.l. abbrevia alcuni termini e limita il rischio di revoche e di annullamenti d’ufficio. Estende anche le autocertificazioni, rende più incisivi i controlli sulla veridicità, aggrava le sanzioni. Prevede infatti per chi dichiara il falso, in aggiunta alle sanzioni penali, il divieto per due anni di accedere ad altri benefici pubblici. Ma questa semplificazione funziona solo se i dati da autocertificare e attestare sono univoci perché altrimenti solo i più spregiudicati sono disposti a correre i rischi. Ed è noto quanto aggrovigliate e incerte sono molte leggi, regolamenti, circolari e simili.

Ora la sfida sarà ancora maggiore con l’istituendo Recovery Fund da 750 miliardi di euro.

I trasferimenti e i finanziamenti ai singoli Stati verranno infatti erogati solo sulla base di programmi e progetti di investimento credibili da realizzare in tempi certi. Purtroppo molti fondi europei sono stati stanziati e non spesi per la difficoltà a concludere le procedure autorizzative, a gestire le gare di appalto, a far eseguire in modo corretto i lavori. Non aiutano poi la litigiosità di molte imprese e i tempi lunghi della giustizia.

La domanda urgente è allora: che fare? Non è ancora disponibile lo schema del Decreto Semplificazioni che dovrebbe vedere la luce nelle prossime settimane.

Una prima misura di pronto impiego, già annunciata, mira a contrastare la “burocrazia difensiva”, causata dal rischio della responsabilità civile, penale ed erariale che alimenta la paura della firma.

E mille sono i pretesti per non decidere, come la documentazione incompleta, la necessità di chiedere un parere, l’interpretazione formalistica delle norme.

Allora una proposta potrebbe essere anzitutto quella di ridurre gli spazi del danno erariale accertato dalla Corte dei conti, limitando la responsabilità ai casi di dolo e rimettendo alle amministrazioni la decisione se agire in sede civile in caso di colpa grave. Anche il reato di abuso d’ufficio, del quale le procure tendono a dare un’interpretazione ampia, dovrebbe essere rivisto, delimitando meglio i presupposti (si veda Il Sole 24 Ore del 22 maggio).

Per il resto la semplificazione richiede un lavoro da certosini, procedimento per procedimento, norma per norma che solo i dirigenti interni agli uffici, con una regia unitaria, possono rivedere.

Scorciatoie come le “zone a burocrazia zero” o “il tutto è permesso salvo ciò che è espressamente vietato”, o anche i silenzi-assensi rischiano di essere operazioni di facciata.

Ma accanto a tante soluzioni immediate, occorre immaginare il futuro e mettere in cantiere riforme strutturali che spaziano dalle assunzioni di personale preparato, la riorganizzazione degli uffici, la riforma della giustizia, il riordino normativo, ecc.

Il momento potrebbe essere favorevole perché l’emergenza può far cadere i tanti veti incrociati, ma occorre molta determinazione anzitutto politica.

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