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La sfida dei trasporti: garantire l’accessibilità a 3,5 milioni di disabili

La ministra Locatelli: “Dare risposte concrete alle persone fragili e alle loro famiglie”. Gibelli (Asstra): “Il ruolo del trasporto pubblico locale sarà strategico”

di Marco Morino

Un futuro nei trasporti. Gli allievi della training academy Atm in visita al deposito M3 di San Donato (Mi)

3' di lettura

Non è solo una questione di biocarburanti, bus elettrici, nuove metropolitane o nuove linee tranviarie: per rendere il sistema dei trasporti, in particolare il trasporto pubblico locale (Tpl), realmente sostenibile è necessario facilitare e aumentare la partecipazione al trasporto pubblico delle persone disabili.

L’accessibilità

Si stima che in Italia le persone con disabilità superano i 3 milioni e mezzo. Un numero questo destinato ad aumentare, in particolare a causa dell’invecchiamento della popolazione. Per permettere agli utenti disabili di fruire del diritto alla mobilità, le aziende di trasporto pubblico, grazie anche alla tecnologia e alla specifica formazione del loro personale, dovranno perciò essere messe nelle condizioni di rispondere alle diverse esigenze dei passeggeri. Qualche tempo fa, in un convegno, Alessandra Locatelli, ministro per le Disabilità, aveva detto: «Il tema dell’accessibilità ai mezzi pubblici tocca da vicino la vita di tante famiglie ed è necessario continuare a lavorare per diffondere in tutto il territorio nazionale esperienze positive che sappiano dare risposte concrete alle persone che convivono con la disabilità e alle loro famiglie, come previsto dalla convenzione Onu per i diritti delle persone con disabilità e dall’Agenda 2030».

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Andrea Gibelli, presidente di Asstra (l’associazione delle aziende del trasporto pubblico locale), concorda: «Il ruolo del Tpl per facilitare e aumentare la partecipazione delle persone con disabilità è strategico. Sarà essenziale la formazione permanente, ma non basta: per abbattere le barriere è necessario accelerare le politiche Esg nel settore». Atm Milano, l’azienda dei trasporti pubblici milanesi, all’interno del contratto di servizio con il Comune di Milano, svolge anche un servizio di trasporto con accompagnatori dedicato ai ragazzi disabili, servizio che viene effettuato con minibus: i singoli soggetti vengono accompagnati dalla loro abitazione verso scuole o centri sanitari di riabilitazione. Atm ha lanciato lo scorso mese di dicembre una piattaforma online chiamata Informazioni senza barriere, utile per essere sempre aggiornati sul funzionamento di ascensori e montascale delle 5 linee metropolitane e conoscere così in tempo reale lo stato di accessibilità della rete. Da fine gennaio la piattaforma è stata resa fruibile anche alle persone con disabilità visiva, che utilizzano speciali screen reader per consultare le pagine web. Inoltre una metropolitana leggera collega la stazione M2 di Cascina Gobba con l’ospedale San Raffaele dalle ore 6,40 alle 20. L’ingresso si trova al binario 1 di Cascina Gobba. I passeggeri con disabilità motoria possono entrare da un varco con citofono, a bordo possono usare una postazione con agganci di sicurezza.

La decarbonizzazione

Poi è chiaro che la svolta sostenbile del trasporto, di tutte le modalità di trasporto (marittimo, aereo e terrestre), passa prima di tutto dalla decabonizzazione. Al riguardo Asvis, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, ha elaborato un pacchetto di proposte, da sottoporre a governo, Parlamento e forze sociali, per la «giusta transizione ecologica» del settore trasporti nell’ambito del nuovo Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) che l’Italia deve presentare all’Unione europea entro il 30 giugno. Secondo Asvis, a fare la differenza sarà la mobilità elettrica, mentre i biocarburanti servono solo per i settori non elettrificabili. Per ottenere un taglio netto delle emissioni, nel nostro Paese il numero degli autobus elettrici dovrebbe passare da qualche centinaio (dato 2021) ad almeno 10mila nel 2030 (a cominciare da Milano, Torino, Roma e Napoli), sulla spinta degli stanziamenti Pnrr sino al 2026 per bus elettrici, tram e filobus. Fondi che dovranno essere confermati anche negli anni successivi. Per i furgoni e camion elettrici l’ipotesi è di averne 100mila nel 2030. Inoltre il traffico merci su ferrovia, a trazione elettrica, dovrebbe crescere (come nel periodo 2019-2022) al ritmo dell’8% all’anno. Già oggi il trasporto ferroviario, con appena l’1,5% dei consumi energetici, muove il 6,7% dei passeggeri e il 15% delle merci. In questo modo, grazie all’efficienza della mobilità elettrica, i consumi di energia nel settore trasporti scenderanno del 22%, da 36 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep) nel 2021 a 28,1 Mtep nel 2030.

Asvis chiede anche di uscire dalla produzione di «false rinnovabili» e di usare, d’ora in poi, solo biocarburanti «avanzati», cioè quelli derivati da rifiuti «veri», non altrimenti utilizzabili e di concentrare la sperimentazione di idrogeno verde e carburanti sintetici rinnovabili limitatamente ai trasporti non elettrificabili, come l’aviazione e la navigazione di lunga distanza. C’è tuttavia un ostacolo, avverte il Mit (ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture), per quanto riguarda i bus elettrici: la realizzazione delle infrastrutture di ricarica, che procedono a rilento soprattutto nelle grandi città. Bisogna accelerare.

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