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La siccità non colpisce l’agricoltura meridionale

L'infrastruttura. La diga del Consorzio di bonifica Destra Sele sul Fiume Sele

3' di lettura

La siccità quest’anno non ha colpito il Sud. O almeno non quanto ha colpito il Nord del Paese. Mentre il Nord infatti ha sofferto a lungo della carenza idrica con fiumi a secco e privo di scorte idriche, per il Sud la situazione è stata ed è totalmente diversa. In ogni caso anche al Sud non si può stare del tutto tranquilli: è infatti necessario continuare a investire, creare altri invasi, recuperare le reti di distribuzione, adottare nuove tecnologie e, in sintesi, spendere bene le risorse del Pnrr. Questo destina 800 milioni al potenziamento e all’ammodernamento del sistema irriguo. I primi 300 sono stati stralciati e gli oltre 500 disponibili sono ripartiti in questo modo 216,9milioni al Sud e 300,4 al Centro Nord. In questi giorni è in corso una revisione dei progetti ammessi a finanziamento alla luce del forte incremento dei prezzi delle materie prime e dell’energia.

Le piogge di agosto, ma ancor prima quelle dei mesi invernali hanno consentito ai consorzi di bonifica meridionali di fare scorte: gli invasi sono abbastanza pieni, non si registrano difficoltà nelle irrigazioni, a eccezione di piccole zone e di poche colture. Grazie sopratutto alle caratteristiche geologiche delle montagne e a infrastrutture costruite negli anni passati per far fronte a precedenti siccità.

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«Si tratta per lo più di invasi e dighe costruiti dalla Cassa per il Mezzogiorno ormai molti anni fa – precisa Rosario Mazzola, docente di costruzioni idrauliche dell'Univ+ersità di Palermo e consulente del Governo per la selezione dei progetti del Recovery Plan italiano – Il Mezzogiorno essendo da tempo alle prese con la carenza di piogge ha dovuto attrezzarsi, mentre il Nord non aveva mai avuto problemi di questo tipo potendo contare su un Po sempre ricco di acqua. Oggi quindi il Sud è più resiliente alla carenza di precipitazioni. Ma, attenzione, non va in crisi su una sola annata siccitosa, non di più».

In questa area del Paese è però molto carente la rete di distribuzione e la gestione della risorsa idrica. La rete idrica meridionale, quella che porta acqua potabile nelle case, è, come è noto, un colabrodo, che perde fino a più del 40% dell’acqua trasportata. Questa stessa rete è utilizzata anche per alimentare in parte il sistema irriguo. «Abbiamo un sistema misto – chiarisce Attilio Toscano, professore universitario di idraulica agraria e membro della struttura tecnica del Mims – l’agricoltura è servita in parte dalla rete idropotabile e in parte da una rete ad hoc. Entrambi vetuste. È necessario intervenire con nuove opere e tecnologie per ottimizzare la gestione della risorsa idrica».

Esempi di gestioni molto positive non mancano. «Il sistema irriguo della Campania ha sostanzialmente tenuto nonostante una stagione eccezionalmente calda, l'acqua nei campi non è mancata - afferma Vito Busillo, presidente di Anbi Campania, l'associazione tra i Consorzi di bonifica e irrigazione della regione – In Campania la superficie irrigata dai Consorzi, con impianti pubblici collettivi supera il 50% . A favorire la resilienza delle reti irrigue della regione sono stati gli investimenti in tecnologie degli anni scorsi: circa 315 milioni con interventi su circa 5.000 km di sviluppo lineare di reti irrigue in pressione». Busillo illustra le opere realizzate. «Nelle aree del Cilento e della Valle del Sele abbiamo vasche per accumulare acqua di notte e distribuirla di giorno, oltre ad acquedotti irrigui sempre più efficienti e attivabili dall’agricoltore 4.0, su richiesta o assistiti da consiglio irriguo satellitare». Un sistema efficiente e avanzato che viene preso a modello in altre regioni d’Italia e all’estero. Allo studio anche per la definizione di un Contratto istituzionale di sviluppo. «Ci sono realtà eccellenti – conferma Toscano – ma sono poche. L’intero sistema irriguo dovrebbe offrire le stesse prestazioni».

Intanto in Calabria, si parla di deficit a macchia di leopardo. «Non ci sono gravi criticità», rassicura l’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo. Soffre solo la zona del crotonese dove abbondano le colture di pomodori e finocchi . La Regione ha perso 104 milioni di fondi “React Eu” per il comparto idrico. In Puglia i nubifragi di metà luglio hanno fatto sì che l’acqua stoccata superasse di 11 milioni di metri cubi quella trattenuta nel 2021. Ad agosto il livello si è abbassato. « Servono nuovi invasi – ammette l’assessore regionale all’Agricoltura, Dario Pentassuglia – ma mancano progetti cantierabili». In Sardegna, si registrano riserve che sfiorano l’80% della capacità, grazie a una rete di interconnessione e a una governance unica. In Basilicata resta sotto osservazione l’invaso di San Giuliano per ragioni di sicurezza. Anche in Sicilia i volumi invasati sono migliorati rispetto al 2021.

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