Fondi Ue

La Sicilia pensa a un assessorato alla Programmazione

di Nino Amadore


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3' di lettura

Provare a correggere in corsa, dove possibile, le procedure per utilizzare al meglio in Sicilia i Fondi europei della programmazione in corso. Ma soprattutto intervenire per evitare che si ripetano, nella prossima programmazione, le strozzature che hanno creato non poche difficoltà.

Sono i due obiettivi alla base del lavoro avviato dalla commissione Ue dell’Assemblea regionale siciliana presieduta da Giuseppe Compagnone. Un lavoro culminato, intanto, con la stesura di una prima relazione arrivata al termine di una serie di audizioni (in particolare dei dirigenti regionali e degli assessori) e che intanto continua con l’audizione di rappresentanti del mondo produttivo, delle professioni, dei sindacati. Ed è proprio nell’ambito di queste audizioni che la commissione ha incassato le prime indicazioni, che riguardano certo il futuro ma partono dai risultati non certo esaltanti del passato.

Se n’è fatto portavoce il presidente dei Giovani industriali di Sicindustria, Gero La Rocca: «I fondi europei erogati dal 1999 a oggi non hanno prodotto sostanziali cambiamenti nei tassi di occupazione, a dimostrazione della blanda incidenza sul contesto socio economico regionale - dice La Rocca -. Le politiche strutturali, finanziate con le risorse europee hanno inciso marginalmente sulla struttura produttiva, privilegiando una strategia “diffusiva” degli effetti di reddito e di spesa piuttosto che di trasformazione radicale del contesto socio-economico regionale. È evidente che qualcosa non va. E questo qualcosa va ricercato nella capacità di programmazione e di gestione delle risorse comunitarie».

Un esempio? «I bandi che sono partiti – dice La Rocca – stanno mettendo, in molti casi, le aziende in difficoltà. Succede infatti che le imprese a cui è stato approvato il progetto di investimento e che hanno anche fatto richiesta di anticipazione del contributo alla Regione pagando la fidejussione, si ritrovino, dopo mesi, ad aspettare di vedersi svincolate le somme. Un’ulteriore prova che tempi della burocrazia e tempi delle imprese continuano ad essere drammaticamente disallineati».

Una patologia acuta, quella dei tempi della burocrazia, adeguatamente certificata anche dalla commissione guidata da Compagnone che pone tra le priorità, nella relazione accompagnata da una mozione parlamentare e da un disegno di legge, proprio il rafforzamento amministrativo oltre all’attivazione dell’assistenza tecnica per gli enti locali e al maggior coordinamento politico e amministrativo cui la risposta, secondo i deputati, non può che essere l’istituzione di un assessorato regionale alla Programmazione comunitaria: «Va fatto un ragionamento sull’opportunità di istituire l’assessorato regionale alla Programmazione - dice Compagnone - che potrebbe apportare vari benefici, innanzitutto sul piano del coordinamento e della valorizzazione di determinate materie, anche sotto il profilo dell’interlocuzione politica con le istituzioni comunitarie».

Frammentazione e frazionamento dei programmi operativi sono indicati tra i grandi problemi sia dalle imprese che dalla commissione dell’Ars: «All’interno del medesimo programma - spiega ancora Compagnone - le misure e i bandi talvolta risultano numerosi e ripetitivi con un aggravio di lavoro che potrebbe essere evitato. Per quanto riguarda il rapporto tra programmi sarebbe opportuno, in sede di elaborazione, ragionare in maniera più sistemica e ipotizzare la flessibilità tra misure anche da un programma operativo all’altro».

Da non sottovalutare, secondo i deputati regionali, l’sigenza di adoperarsi, con riferimento ovviamente al prossimo ciclo di programmazione comunitaria, «per una proficua partecipazione della Regione siciliana alla fase ascendente del diritto comunitario con particolare riferimento alla politica di coesione e alla normativa che regolerà i nuovi Fondi strutturali per i quali si prospetta una riforma che potrebbe essere radicale».

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