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La Sicilia scommette sull’autonomia energetica

di Nino Amadore


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(Agf)

4' di lettura

L’obiettivo è ambizioso: portare la Sicilia all’autonomia energetica entro il 2030 grazie a una serie di interventi sugli impianti, alla semplificazione amministrativa e all’uso efficace dei Fondi europei sia della programmazione in corso che di quelle a venire e in particolare il Po Fesr 2021-2027.  Ma soprattutto scommettere sullo sviluppo delle fonti rinnovabili. Possiamo riassumere così i contenuti delle Linee guida del nuovo Piano energetico regionale presentato nell’ambito di un incontro con tutti gli operatori del settore (imprese, associazioni , direttore generale del dipartimento Energia della Regione Tuccio D’Urso, l’assessore regionale all’Energia Alberto Pierobon) promosso dalla commissione Attività produttive dell'Assemblea regionale siciliana. 

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Fondi Europei UE 2021-2027

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Di fatto una mega audizione secondo un metodo innovativo introdotto dalla commissione e di cui è promotore il segretario, il deputato regionale del Pd Giovanni Cafeo: «Bisogna favorire il dialogo e il confronto fra il governo e gli stakeholder locali, i rappresentanti delle società interessate alla realizzazione e gestione degli impianti - dice Cafeo -. Siamo in una fase di transizione, stiamo scrivendo un Piano che deve puntare al rispetto ambientale e alla qualità dell’energia. Al tempo stesso è necessario snellire e velocizzare le procedure burocratiche per favorire nuovi investimenti, mantenendo comunque alti i controlli e le verifiche». Un lavoro, quello del nuovo Piano energetico regionale, che la Regione sta portando avanti con il supporto del Gse «in modo da garantire - spiega D’Urso - la compatibilità del piano con le linee di indirizzo definite a livello europeo e recepite a livello nazionale attraverso la Strategia energetica nazionale».

Otto le leve individuate per raggiungere i target previsti al 2030: una rapida mappatura dei siti ad alto potenziale di fonti energetiche rinnovabili per un successivo snellimento degli iter autorizzativi; la semplificazione degli iter per favorire il revamping e il repowering degli impianti esistenti; il supporto allo sviluppo dell’autoconsumo; la diffusione di sistemi di accumulo; la predisposizione di bandi per l’efficientamento egli edifici degli enti locali; la predisposizione di bandi per favorire l’efficientamento energetico delle Pmi; favorire lo sviluppo della rete elettrica, propedeutico per la capacità addizionale da fonti rinnovabili e per la relativa produzione di energia; migliorare le condizioni per la sicurezza degli approvvigionamenti. Particolarmente interessanti gli interventi previsti per la produzione di energia da impianti fotovoltaici ed eolici e per la produzione di gas. Per quanto riguarda il fotovoltaico la Regione, oggi al sesto posto in Italia per numero di impianti installati nonostante sia la più estesa e a maggior irraggiamento solare, conta di triplicare la produzione: il dato di potenza installata al 31 dicembre 2017 era di 1.377 Mw.Obiettivi da raggiungere favorendo la realizzazione di impianti di autoconsumo muniti di specifico sistema di accumulo la cui quota in Sicilia è ancora al di sotto della media nazionale, semplificare l’iter autorizzativo per il repowering e il revamping degli impianti esistenti, utilizzare le cosiddette aree attrattive (cave e miniere esaurite, discariche attive e non attive e aree industriali dismesse e non dismesse) e delle aree agricole degradate per la realizzazione di impianti di grande taglia, incentivare lo sviluppo delle smart grid.

Per quanto riguarda l’eolico, la Sicilia è seconda in Italia (dopo la Puglia) per potenza installata:  nell’isola sono stati installati 370 grandi impianti, con circa 1.500 grandi torri e altri piccoli impianti con una potenza installata (al 31 dicembre 2017) pari a 1.807 Mw. «Analizzando la data di entrata in esercizio degli impianti esistenti - spiega D’Urso -, è ipotizzabile che al 2030 una potenza di circa 1,4 Gw sarà soggetta a una sostituzione degli aerogeneratori che comporterà un aumento rilevante della produzione. Tale pratica permette di utilizzare in maniera più efficiente il territorio, consolidando, da un lato, lo scenario esistente da un punto di vista paesaggistico e incrementando, dall'altro, la produzione annua, aumentando la potenza specifica installata. Come avviene per gli impianti fotovoltaici, le attuali normative e gli iter autorizzativi rendono complessi gli interventi di repowering e quindi si interverrà studiando specifici regolamenti e procedure autorizzative semplificate».

Secondo il dipartimento Energia, un ruolo fondamentale per lo sviluppo delle fonti rinnovabili termiche sarà rappresentato dal biometano prodotto a partire dagli scarti agricoli, da frazione organica del rifiuto solido urbano e da fanghi da depurazione. Tenendo conto che tale sviluppo sarà inoltre favorito nei prossimi anni dagli incentivi previsti dal DM 2 marzo 2018 (cosiddetto decreto biometano) che sovvenzionano il biometano immesso in rete per essere utilizzato nei trasporti. Con lo sfruttamento ai fini energetici della frazione organica dei rifiuti per la produzione di biogas, la Sicilia potrebbe generare fino a 42 milioni di metri cubi. «Bisogna ragionare in maniera analitica e diversa - dice Pierobon- le innovazioni ci sono, basti pensare alla scelta di realizzare impianti in zone dismesse ed anche in edifici confiscati. E su questo credo che il piano sia unico in italia. Concretamente vuole dire che sarà necessario un disegno di legge o una normativa ad hoc per avere maggiore trasparenza e velocità nelle autorizzazioni, altrimenti resteranno solo parole».

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